Dossier su Sam Rivers

Un talento rivelatosi con incredibile ritardo diventa uno dei simboli del cosiddetto post-free ed è protagonista del jazz degli anni Settanta; ne illustriamo la singolare ascesa

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All’alba degli anni Settanta, oggetto del nostro focus su di lui, Sam Rivers tocca quota 47 ed è già nonno. Come musicista, però, rimane ancora un signor Carneade. La sua epifania arriverà all’approssimarsi dei 50 e ha un luogo e una data precisi: Montreux, 6 luglio 1973, allorché Claude Nobs, boss del festival svizzero (e preveggente?) lo introduce con queste parole: «Chi non conoscesse ancora Sam Rivers sta per avere stasera una grossa sorpresa. È un musicista che abbiamo già visto in Europa con Cecil Taylor e che ci viene per la prima volta col suo gruppo». La performance in questione, poi riversata su disco dalla Impulse col titolo di «Streams», si sdipana, secondo le abitudini del polistrumentista, attraverso la successione senza cesure di quattro momenti espositivi, ognuno segnato dall’uso di un diverso strumento, nello specifico sax tenore, flauto, pianoforte e sax soprano. La formazione è il trio, anch’essa tipica […]

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