Yamandu Costa – Torrione di Ferrara, 23 marzo 2019

di Gian Franco Grilli

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Yamandu Costa - Torrione di Ferrara, 23 marzo 2019
Yamandu Costa

Le corde magiche di Yamandu Costa nella magica cornice del Torrione di Ferrara.

L’impressionante performance musicale del virtuoso chitarrista brasiliano (abilissimo anche nel creare dialoghi tra corde e voce oppure fischiettando brillantemente) andata in scena sabato 23 marzo 2019 entra di diritto – a nostro modesto avviso – nella storia dei concerti più incredibili, magnifici, del Jazz Club Ferrara. Jazz che ha saputo rileggere la variegata storia musicale del Continente Sudamericano.

Novanta minuti emozionanti e coinvolgenti che hanno deliziato sia lo “zoccolo duro” dei fedelissimi aficionados del Torrione (quelli che non mancano mai -o quasi mai- ai diversificati appuntamenti della rassegna Ferrara in Jazz) sia i fan di colori e ritmi carioca accorsi all’evento. Quanto è accaduto ieri al Torrione va certamente ricordato anche per la comunicazione, per il rapporto simpatico e divertente che l’artista ha creato con il pubblico trasformando la serata in un piccolo show. Naturalmente, prima di tutto, verrà ricordato per il vasto, solido e trasversale spessore culturale proposto, con musiche popolari, tradizionali e moderne del Novecento: sulle miracolose sette corde del giovane gaucho e figlio d’arte Yamandu Costa (padre chitarrista/trombettista e madre, cantante con sangue veneto, di cognome Marcon) si sono alternati con  tocco personalissimo choro, baião, chamamé, ma anche porro colombiano, accenti rioplatensi (l’immortale e icona del tango El Choclo), un accattivante e lieve intreccio di bossa, feeling (o bolero) cubano e improvvisazione jazzistica. Ma senza trascurare arie popolari latin, espressività e romanticismo  della canción latinaomericana raccolte nella sua Ternura (tenerezza, dolcezza).

Yamandu Costa
Yamandu Costa

Strada facendo ci si è resi conto che siamo un po’ distanti dagli stereotipi, dai classici della bossa nova/samba jazz (Corcovado, Desafinado,The Girl from Ipanema, Samba de uma nota só, e le sonorità scaturite dall’incontro Getz/Gillberto). Insomma, altre voci del Brasile combinate in modo innovativo a diverse sonorità dell’America latina, creando così un bellissimo e articolato viaggio alla scoperta di stili latinoamericani meno noti ai più e riletti con la lente del jazz. Possiamo definirlo neo-latin jazz? Jazz panamericano (che supera il modello afrocubano)? Oppure, global jazz? Forse, sì, e ciascuno può chiamarlo come vuole;  certo è che si tratta di un linguaggio musicale elaborato con impareggiabile maestria, tecnica esibita a velocità stratosferica, davvero impattante. Un modo originale e inconfondibile che riesce a coniugare swing brasiliano, ritmiche latin e sintassi jazzistica rendendo felici i palati musicali più raffinati e i più diversi.  Tutto ciò riesce grazie a questo giovane prodigioso musicista di Passo Fundo, Rio Grande do Sul, influenzato da grandissimi maestri (Baden Powell, Lucio Yanel, Rabello, Radamés Gnattali, Dominguinhos) alcuni dei quali ha voluto omaggiare (“Luciana” per Yanel). Oggi Yamandu è indubbiamente uno dei grandi Ambasciatori della musica brasiliana e latinoamericana. Che dire ancora: “Muito agradecido” agli organizzatori del tour italiano di Yamandu e al jazz club ferrarese che continua ad ospitare il meglio della scena musicale internazionale tra jazz e stili affini dentro la magica cornice del Torrione.

Gian Franco Grilli

[Guarda una parte del concerto di Yamandu Costa]