VIJAY IYER A VERONA JAZZ WINTER

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Il pianista e compositore statunitense Vijay Iyer, uno dei più acclamati protagonisti del jazz contemporaneo, si esibirà in completa solitudine sabato 30 gennaio, ore 21, al teatro Ristori di Verona, inaugurando così l’edizione 2016 di Verona Jazz Winter.

Dire che Iyer stia oggi viaggiando su un tragitto favorevole è un colossale eufemismo. Negli ultimi tempi la sua voce si è rivelata una delle più importanti e significative nell’ambito del jazz e della nuova musica. Le sue composizioni elastiche, che traggono molteplici influenze dall’intera storia del jazz, dal minimalismo, dalla diaspora sud-asiatica, dallo hip-hop e dall’elettronica, lo hanno reso caro a chi ama farsi coinvolgere dalla musica.

Il suo ultimo album, «Break Stuff» esplora le attuali possibilità del trio jazz in versione acustica. Con la partecipazione di vecchi collaboratori quali il contrabbassista Stephan Crump e il batterista Marcus Gilmore, il lavoro più recente di Iyer estende e distende le strutture jazzistiche, dilatando la percezione del tempo con risultati entusiasmanti. È un disco che raggiunge incroci nei quali gli ascoltatori non sanno intuire la direzione che prenderanno i musicisti, e che riesce sempre a lasciare a bocca aperta.

«Break Stuff» è il terzo lavoro pubblicato dall’artista indiano-americano sotto l’egida di ECM. Iyer è entrato tra gli artisti dell’etichetta nel 2013, accettando un invito permanente a mostrare i suoi molteplici interessi. Il primo disco per ECM, «Mutations» (2014), è un’opera ambiziosa che presenta una suite in dieci parti per quartetto d’archi, pianoforte ed elettronica. Si tratta di brani formati da elementi interattivi che consentono agli esecutori di seguire direzioni individuali nell’ambito di un obiettivo comune, ed è l’esempio di una delle tante metodologie pratiche che Iyer adotta nei suoi progetti.

La seconda uscita ECM comprende il film Radhe Radhe e la relativa colonna sonora, entrambi realizzati in collaborazione con l’acclamato regista Prashant Bhargava, scomparso improvvisamente per un attacco cardiaco nel maggio del 2015 a soli 42 anni. Il lavoro è stato commissionato dalla University Of North Carolina, Chapel Hill, come parte di una serie dedicata al centenario della Sagra della primavera di Igor Stravinskij. Iver e Bhargava hanno deciso di non realizzare un omaggio a Stravinskij o un estratto dell’opera, bensì di rielaborare la commissione come una singolare lettura della festa induista Holi, che a sua volta ha luogo in primavera. È un’avvincente esperienza multimediale che cattura le potenti immagini degli otto giorni di festeggiamenti nella città indiana di Muttra, considerata il luogo della nascita di Krishna. La colonna sonora di Iyer offre una personalissima miscela di jazz, nuova musica ed elementi indiani.

Le molte facce della sua attività hanno fatto ottenere a Iyer una vasta considerazione critica e, di conseguenza, svariati premi di alto livello e numerose sovvenzioni pubbliche e private. Il più significativo è il MacArthur Genius Grant, che gli è stato attribuito nel 2013. Nell’annuncio ufficiale, il comitato del MacArthur ha definito Iyer «un accanito indagatore della musica e delle sue comunità, procedure, storie e teorie. Egli esplora a fondo elementi ritmici, melodici e strutturali traendoli da una vasta gamma di fonti, al fine di costruire una musica per solista o per ensemble che sia sempre molto varia e guidata dall’improvvisazione». Nel 2012, a Iyer è stato assegnato anche il prestigioso Doris Duke Performing Artist Award. Il 2013 lo ha visto ottenere una cattedra nel dipartimento di musica dell’università di Harvard.

Per informazioni: www.teatroristori.org (tel. 045 693 0001)