Unscientific Italians Play the Music of Bill Frisell

di Libero Farnè

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Unscientific Italians Play the Music of Bill Frisell
Alfonso Santimone (foto di Eleonora Sole Travagli)

L’inaspettata reunion al Torrione di Ferrara, 21 ottobre 2019

Nelle vicende del jazz e quindi nella sua storia, come in qualsiasi altro ambito, ci sono progetti che una volta ideati, messi a punto e resi pubblici vengono poi abbandonati e messi nel cassetto, in attesa di tempi migliori. Poi, per una serie di ragioni imponderabili e più propizie, può succedere che dopo anni vengano recuperati, revisionati, integrati e riproposti. Ciò è capitato anche al singolare omaggio Unscientific Italians Play the Music of Bill Frisell. Concepito da un gruppo di giovani e combattivi aderenti all’etichetta El Gallo Rojo e sottoposto agli arrangiamenti di Alfonso Santimone, il progetto venne proposto nell’ottobre 2008 nella stagione del Centro d’Arte di Padova. Oggi è stato inaspettatamente ripreso e revisionato, per essere ripresentato nella rassegna autunnale del Torrione Jazz Club di Ferrara, realtà sempre molto attenta a valorizzare quanto fermenta in quest’area della creatività italiana.

Ovviamente dopo undici anni la formazione si presenta leggermente mutata, in quanto alcuni elementi di allora per motivi contingenti non hanno potuto partecipare all’attesa reunion (è il caso di Achille Succi, Mauro Ottolini…) e sono stati pertanto sostituiti da colleghi altrettanto validi. A Ferrara il nuovo organico degli Unscientific Italians era composto da Mirco Rubegni e Fulvio Sigurtà alla tromba, Filippo Vignato e l’emergente Federico Pierantoni al trombone, gli esperti Piero Bittolo Bon, Cristiano Arcelli, Francesco Bigoni e Rossano Emili alle ance, gli indispensabili Danilo Gallo al contrabbasso e Zeno De Rossi alla batteria. La direzione era nelle autorevoli mani di Alfonso Santimone, saltuariamente anche al pianoforte. Che dire? Quasi una all stars di questo ambiente jazzistico, prevalentemente attivo in un’area geografica a cavallo fra Emilia-Romagna e Veneto.

Unscientific Italians Play the Music of Bill Frisell (foto di Eleonora Sole Travagli)
Unscientific Italians Play the Music of Bill Frisell (foto di Eleonora Sole Travagli)

Una selezione significativa delle composizioni di Frisell, comprese fra gli anni Ottanta e i primi anni del nuovo millennio, è stata rivisitata con un’attenzione particolare alla diversificata qualità melodico-tematica, che per altro è stata sviluppata in complicazioni strutturali, in mirate aggregazioni delle potenzialità strumentali del gruppo, in circoscritte aree timbriche, in deviazioni, in crescendo… I collettivi in particolare, in genere abbastanza brevi, hanno mostrato un’intrinseca e coesa matrice free, o in alcuni casi potremmo dire minimal-free, in quanto derivati dall’accumulazione delle frasi brevi e autonome ripetute dai singoli, giocate però su metriche diverse. Un altro espediente per attualizzare ed estendere l’immagine sonora della formazione è stato messo in atto con l’uso dell’elettronica da parte di Bigoni, che in tempo reale ha raddoppiato e deformato la pronuncia dei solisti. A questo accorgimento si è ricorso fin dall’inizio del concerto in uno dei due brani tratti da “Before We Were Born”, riproponendolo più volte anche in seguito: per esempio stratificando il sound del duo dei tromboni in Unsung Heroes.    

Unscientific Italians Play the Music of Bill Frisell (foto di Eleonora Sole Travagli)
Unscientific Italians Play the Music of Bill Frisell (foto di Eleonora Sole Travagli)

Gli arrangiamenti dunque hanno prevalso come l’elemento più caratterizzante di questo lavoro di rivisitazione ed hanno rivelato riferimenti, doverosi ma amorevoli e creativi, a precedenti storici ineludibili: in primo luogo al Gil Evans aperto ed enfatico degli anni Settanta-Ottanta, ma anche a quello più calligrafico della fine anni Cinquanta; inoltre opportunamente anche a Mingus, oggi un po’ dimenticato, nel modo di sfociare in ribollenti collettivi e di incastonare come gemme i funzionali interventi solistici. A tale proposito, anche se fare nomi potrebbe sembrare imbarazzante e poco democratico, darei senz’altro la palma ai quattro motivati componenti della sezione ance.

In tutta questa operazione,  come è stato affrontato il mondo musicale di Bill Frisell e cosa ne è rimasto? In buona parte sono stati tralasciati i suoi malinconici intimismi, le meditazioni più introspettive, le allucinazioni più dissonanti; soprattutto si sono persi i più smaccati riferimenti al folk bianco americano (attinenze che la sera successiva, sempre al Torrione, Frisell avrebbe riproposto a capo del quartetto Harmony, comprendente la voce inespressiva di Petra Haden). Ha preso forma invece un’organica dimensione orchestrale d’impronta decisamente jazzistica, una certa enfatizzazione dinamica e timbrica, articolata in una miriade di episodi concatenati. D’altra parte si trattava di un procedimento pressoché inevitabile, vista la composizione dell’organico che ha interpretato i brani del chitarrista americano.  

Unscientific Italians Play the Music of Bill Frisell (foto di Eleonora Sole Travagli)
Unscientific Italians Play the Music of Bill Frisell (foto di Eleonora Sole Travagli)

Il giorno seguente al concerto ferrarese, la formazione ha iniziato la registrazione di questo materiale ospitata al Teatro Asioli di Correggio, dove non è escluso che possa tornare ad esibirsi nel maggio prossimo all’interno di Correggio Jazz 2020. 

 Libero Farnè