Unojazz Festival Sanremo parla Antonio Faraò

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di Alceste Ayroldi

Il pianista Antonio Faraò è il direttore artistico dell’UnoJazz Festival di Sanremo. Ne parliamo con lui.

Antonio, quando e come è iniziata la tua collaborazione con il festival UnoJazz?

La collaborazione è nata circa un anno e mezzo fa, Andrea De Martini attuale presidente della Cooperativa Dem’Art, al tempo presidente della Cooperativa Cmc, mi propose la direzione artistica che accettai con grande entusiasmo.

A proposito: perché ha questa denominazione?

Si chiama così per via dello Sponsor principale del Festival Uno Gas; festival che si riesce a realizzare grazie appunto al main sponsor e al comune di Sanremo. L’idea nasce dallo storico jazz festival di Sanremo che probabilmente all’epoca si è interrotto per problemi economici: l’obiettivo è di farlo rinascere e portarlo avanti negli anni.

Qual è la linea artistica che hai voluto dare al festival e come effettui le scelte degli artisti?

A parte il gusto personale, ho voluto spaziare tra diversi generi come la musica brasiliana , la musica sinfonica, ci sono alcuni cantanti, un gruppo funk come gli Incognito. Ho voluto dare spazio e voce alle varie declinazioni della musica afroamericana.

Vorresti parlarci del programma di questa edizione?

Grazie a Uno Gas, quest’anno siamo riusciti a raddoppiare il programma con nomi come  Franco Ambrosetti che suonerà con l’orchestra sinfonica di Sanremo diretta da Massimo Nunzi, presenteranno un tributo al leggendario Freddie Hubbard; poi seguirà il gruppo Lingomania con Maurizio Giammarco e Roberto Gatto. Abbiamo artisti che purtroppo in questo paese, come spesso accade, vengono dimenticati, come Luigi Bonafede che ho voluto invitare, sarà presente anche un grande talento napoletano, il ventiquattrenne sassofonista Luigi Di Nunzio; un affermato chitarrista torinese Luigi Tessarollo. E ancora, l’ultima sera sarà dedicata a una sorta di All Stars Band di cui farò parte, con Lars Danielsson, Lenny White, Joe Lovano e Didier Lockwood, preceduta dal famoso cantante francese David Linx. Ci saranno, come dicevo, anche gli Incognito che rappresentano la parte più commerciale del programma annunciato come grande successo, così come lo scorso anno dove per ogni abbiamo avuto sold-out. A nostro vantaggio come l’anno scorso c’è anche la forte presenza di un pubblico francese,  purtroppo per motivi che sappiamo quest’anno all’ultimo momento è stato cancellato l’importante jazz festival di Nizza. Il nostro biglietto d’ingresso comunque ha un prezzo decisamente competitivo in relazione ad altri festival internazionali, pur mantenendo degli standard alti.

Quali sono le tendenze del pubblico?

Non saprei dire, posso dire che i risultati dello scorso anno hanno premiato il nostro lavoro, oltre ad aver ricevuto un premio da parte della regione cultura come migliore manifestazione dell’anno 2015. Lo scorso anno ho visto molti giovani presenti ai concerti, quest’anno immagino sarà lo stesso, penso che dei Concerti più affollati di quest’anno sarà quello degli Incognito, ma non per questo gli altri saranno meno importanti. Particolarmente atteso sarà anche la serata All Stars Band.

Quanto impegno richiede e, soprattutto, quanto tempo sottrae alla tua attività principale di musicista?

Non faccio il direttore artistico a tempo pieno. L’impegno è quello di cercare di offrire un programma vario. L’impegno è, sicuramente molto mentale. Ho una persona che collabora con me, Sylvie Da Costa, che è anche il mio agente e mi aiuta a coordinare il lavoro. E’ sicuramente impegnativo ma per quanto mi riguarda al momento il caso è isolato solo alla direzione del festival di Unojazz.

C’è chi sostiene che un musicista non dovrebbe svolgere il ruolo di direttore artistico, per  potersi sottrarre a giochi di scambio e per poter essere più indipendente come artista. Tu cosa ne pensi in merito?

 

Se un’artista diventa direttore artistico a tempo pieno o quasi, dovrebbe scegliere se fare l’una o l’altra professione. Non mi piacciono gli scambi, so che è una cosa che si usa fare spesso in Italia ma che sicuramente non mi riguarda. Anzi, è una pratica che ho già denunciato proprio su una mia intervista di Musica Jazz non molto tempo fa. Spero sempre, invece, che arrivino direttori artistici più competenti, soprattutto dei professionisti.

La programmazione del festival da te diretto, quanto spazio dedica ai musicisti italiani?

In questo festival trovo ci sia una buona percentuale di musicisti italiani che vengono rispettati quanto gli artisti stranieri.

Cosa dovrebbe-potrebbe fare lo Stato per migliorare la situazione delle attività festivaliere, rassegne jazz italiane?

Lo Stato Italiano dovrebbe investire più soldi nella cultura. E dare spazio, senza soffermarsi su qualcuno in particolare che millanta di aver organizzato Concerti dimostrando poi di essere riuscito a coinvolgere un gran numero di musicisti. Il problema è il solito: chi ha i contatti diretti con il politico di turno, ha maggiori opportunità e maggiore visibilità. Quando un festival chiede aiuti economici, dovrebbe essere ascoltato e preso in considerazione, i soldi in realtà ci sono ma ci vogliono le giuste conoscenze… al contrario senza l’aiuto degli sponsor oggi è difficile organizzare qualsiasi Evento.

Terminato l’UnoJazz, quali sono i tuoi prossimi impegni?

Sarò in Germania per un workshop, poi sarò in tour con Benny Golson in Europa e dopo con Didier Lockwood per promuovere il suo nuovo cd, che uscirà questo inverno, poi sarò impegnato in altri concerti con Joe Lovano, Chris Potter e altri. Attualmente sono molto preso anche dal mio nuovo cd sul quale sto lavorando che dovrebbe uscire nel prossimo autunno.

Alceste Ayroldi

Foto: Sylvie Da Costa