Umbria Jazz 22: l’onda lunga del jazz

Duecentosessanta concerti in dieci giorni. Un'edizione travolgente per Umbria Jazz che ha visto sui vari palchi il succedersi di tanta buona musica. Senza troppi confini e problemi di genere.

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I puristi sono sempre lì, dietro l’angolo, pronti a storcere la bocca se un cartellone di un festival recita anche nomi non irregimentati nel credo jazzistico. Beati loro che la fanno facile tale distinzione. Carlo Pagnotta e i sodali di UJ non la pensano in questo modo e ci hanno abituati a un cartellone policromo sì, ma di alta qualità. 260 eventi in dieci giorni che hanno riempito, come sempre, di musica le strade, piazze, giardini di Perugia, oltre all’arena Santa Giuliana, il teatro Morlacchi, il chiostro di San Fiorenzo e la Galleria Nazionale, facendo convogliare nel capoluogo umbro un numero sempre più crescente di turisti cultural-jazzistici: pronti a sfidare le non agevolissime vie (stradali e ferrate) per raggiungere la meta. Tutte le forme di accoglienza in overbooking parlano chiaro.
Concerti in ogni dove, si diceva, che  compreso il centro storico che è stato gioiosamente invaso dalla forza propulsiva dei Funk Off. Le esibizioni a ciclo continuo di Mathis Picard, Sugarpie & The Candymen, Accordi e Disaccordi con Anais Drago, Samara Joy & Pasquale Grasso Trio (che all’arena Santa Giuliana ha fatto anche da overture ai concerti di Tom Jones e Jeff Beck), Huntertones, Lorenzo Hengeller, il simpatico gruppo King Pleasure & The Biscuit Boys, Tuba Skinny, la triade resident formata da Nico Gori, Massimo Moriconi ed Ellade Bandini, Anthony Paule Soul Orchestra con Terrie Odabi, l’altra resident band con Piero Odorici, Daniele Scannapieco, Paolo Birro, Aldo Zunino, Anthony Pinciotti. Gruppi che hanno assicurato qualità e sostanza ai numerosi eventi gratuiti previsti. E sempre su questa scia, troviamo anche la bellezza dei large ensemble di giovani provenienti da alcune realtà statunitensi (e non solo), come la sofisticata eleganza della Brigham Young University Big Band; il travolgente impatto ritmico-armonico che sprigiona l’University of Wyoming Jazz Ensemble, alla stregua della Denver Jazz Club All Stars, giusto per citarne alcune di quelle alle quali si è assistito. Una menzione a parte merita la Banda Musicale della Polizia di Stato che si è confrontata con l’avvolgente voce di Federica Baluani e gli assoli sempre puntuali e rigogliosi di Stefano Di Battista.
Le mattinée (pre e post prandiali) alla Galleria Nazionale hanno visto in scena alcune delle giovani promesse italiane: e già, UJ – al contrario di altri festival, più o meno blasonati, ha sempre dedicato un buon spazio ai jazzisti nostrani, accendendo i riflettori sui giovani più promettenti. E quest’anno l’apertura è toccata all’interessante progetto dei Tellkujira: un insolito quartetto che declina una serie di idiomi differenti che attingono al jazz, deep indie, classica contemporanea, minimal. Un quartetto tetragono e ben rodato, formato da Ambra Chiara Michelangeli (viola), Francesco Diodati (chitarra), Francesco Guerri (violoncello), Stefano Calderano (chitarra).
Alle 15.30 c’è Franco D’Andrea, in piano solo, a svegliare gli animi sopiti dalla canicola estiva.
Il giorno successivo (11) arriva Alessandro Lanzoni e, al pomeriggio, le tessiture pianistiche di Pietro Lussu e l’ammaliante voce di Alice Ricciardi.
Martedì 12, sempre in altalena: ore 12 e 15.30, si accomodano nella suggestiva sala della Galleria Nazionale prima Giovanni Guidi e, poi, l’inedito duo Luca Aquino e Natalino Marchetti.
Il 13 è la volta delle calde note imbastite dal trio di Sade Mangiaracina (con Marco Bardoscia e Gianluca Brugnano. Il trio sciorina il bel lavoro discografico scritto dalla pianista siciliana dedicato a Nelson Mandela; mentre alle 15.30 Marco Bardoscia indossa gli abiti di leader e s’accompagna ai suoi sodali William Greco e Dario Congedo per dare voce al suo ultimo lavoro discografico «The Future Is A Tree».
Frizzante come sempre lo Stefano Bagnoli We Kids Trio, che apre il sipario del 14 luglio; mentre al pomeriggio lo stage è letteralmente invaso dall’ensemble del violinista polacco Adam Baldych: Voice of Colours.
Doppio appuntamento anche per il 15: lo stage è prima appannaggio dell’arpista Marcella Carboni e, a seguire, Dino Rubino declina il suo ultimo disco «Gesuè».

Tom Jones

Il 16, oltre ai due consueti appuntamenti, questa volta con Pedro Martins prima e, alle 15.30, il trascinante duo Gabriele Mirabassi e Simone Zanchini, si affianca una data serale. Alle 21 siede allo sgabello del pianoforte della galleria Fred Hersch e, nonostante l’arena Santa Giuliana ospitasse quel titano del pop-rock che risponde al nome di Tom Jones, il gran numero di presenze premia il sessantasettenne pianista di Cincinnati, che ricambia con un concerto da incorniciare. Si replica il 17, stessa ora, mentre l’appuntamento di mezzogiorno è con Unfall di Dan Kinzelman; al pomeriggio, invece, ci sono Francesco Bearzatti e Federico Casagrande.
Anche le mura settecentesche del teatro Morlacchi hanno accolto un bel numero di jazzisti. L’apertura (9 luglio) è dello Special Edition di Enrico Rava; il giorno successivo spetta a Itamela! di Dado Moroni. L’11 luglio Christian McBride spazza via tutto con un quintetto nerboruto e dal sound a stelle e a strisce fino al midollo. Il 12 c’è il trio di Vijay Iyer che incanta per la precisione e affiatamento. Il giorno successivo la scena è tutta per la voce maschile per eccellenza (al momento sono ben pochi i rivali): Kurt Elling. Il clou degli appuntamenti al teatro Morlacchi è stato, senza troppi dubbi e fronzoli, il concerto di Charles Lloyd quartet con Bill Frisell, tenutosi il 14. In grande spolvero il sassofonista che dialoga con Frisell, sempre attento a ogni mossa del Maestro. Il 15 i Doctor 3 hanno festeggiato il loro genetliaco: 25 anni di attività. Da incorniciare anche il concerto di Paolo Fresu con Rita Marcotulli e Jaques Morelenbaum. Il Morlacchi chiude i battenti il 17 con Immanuel Wilkins.

Joss Stone

Come consueto, l’arena Santagiuliana occupa i grandi nomi, anche quelli – fin troppo discussi e criticati – non allineati al pensiero jazzistico (ma sarà vero?). L’8 luglio l’apertura spetta all’inedito ensemble Funk Off e Mark Lettieri, ben noto per essere componente degli Snarky Puppy. Il secondo concerto della serata è affidato alla sempre stupefacente voce di Joss Stone, luminosa e in dolce attesa.

Marisa Monte

Serata brasiliana quella del 9 con Marisa Monte, che torna in Italia dopo un po’ di anni, e Gilberto Gil che invade il capiente palco dell’arena con tutta la famiglia (tutti musicisti, ovviamente) al seguito.
Gonzalo Rubalcaba & Aymée Nuvola aprono la serata del 10. Di tutt’altra pasta il secondo set affidato a Cimafunk che infiamma l’arena con un’originale mistura di funk, sound africano, r&B, jazz.
La sera seguente la doppietta di concerti è stordente, perché l’arrivo sul palco del blues elettrico moderno della voce tonante di Christone “Kingfish”Ingram è di quelli che fanno sussultare. E il seguito non è da meno, perché arriva Jamie Cullum fa ballare tutti. E tanti giovani riempiono – finalmente – l’arena.
Il 12 arriva come un tornado la “queen del jazz”: Dee Dee Bridgewater con il suo gruppo The Memphis Soulphony, che ha un tiro decisamente in linea con le straordinarie capacità vocali della cantante di Memphis che, tra l’altro, è in forma smagliante e indossa un amabile cappellino tipicamente estivo, tipicamente italiano, tipicamente da turista americana. A seguire si balla di nuovo con la musica degli Incognito.

The Comet is coming

Il 13 è la volta di uno dei gruppi più interessanti del panorama musicale internazionale: The Comet is Coming, capitanati da Shabaka Hutchings, che portano in scena tutto la forza propulsiva del jazz torrido, pieno di rock, della scena londinese. Non da meno il secondo set con Cory Wong che fanno saltare giù dalla sedia con le loro misture funk, soul e una sezione fiati al fulmicotone.

Herbie Hancock

Il 14 luglio è il giorno di Herbie Hancock, preceduto da Pedro Martins. Il goodwill ambassador ha al suo fianco un paio di personaggi niente male: Terence Blanchard alla tromba e Lionel Loueke alla chitarra, oltre al resto della truppa. Un concerto particolarmente intenso, che si chiude con Chameleon e applausi scroscianti.
Il 15 c’è Diana Krall, mentre il 16 arriva il tornado Tom Jones a sparigliare le carte e far scuotere i fianchi al già ben predisposto pubblico perugino.

Jeff Beck e Johnny Depp

Si chiude con un memorabile concerto di Jeff Beck che, nonostante sia vicino agli ottant’anni, fa il rocker come pochi. E riesce a far abbassare la cresta anche a Johnny Depp che, imbracciata la chitarra, ci sa fare, ma non quanto il boss della chitarra.
Più che degni di nota anche gli appuntamenti, per la prima volta, al chiostro di San Fiorenzo e, in particolare, quello del sestetto della pianista danese Kathrine Windfeld.
L’anno 2022 è stato un ottimo anno anche per Umbria Jazz.