Triple Double ad Area Sismica

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Triple Double
Triple Double, foto di Cristian Filippelli

Area Sismica, Ravaldino in Monte (Forlì), 1 dicembre 2019

Il coraggio delle idee. Questo potrebbe essere il titolo di un ipotetico documentario dedicato all’attività condotta da Area Sismica (circolo ARCI situato appena fuori Forlì) grazie a un non comune capacità di captare le più significative tendenze delle avanguardie di matrice contemporanea, jazzistica o riconducibile all’improvvisazione radicale. Un’attività che ha dato vita a un circuito di musicisti e collaborazioni, confortato e sostenuto da un consistente zoccolo duro di appassionati.

Il concerto del sestetto Triple Double, coordinato dal batterista Tomas Fujiwara, ha confermato in pieno l’assunto di cui sopra. Sulla scorta del disco d’esordio eponimo pubblicato nel 2017, Fujiwara ha concepito una formazione speculare basata sul criterio del doppio, come appunto suggerisce il nome stesso. Cornetta e tromba, rispettivamente Taylor Ho Bynum e Dave Ballou, subentrato a Ralph Alessi; due chitarre: Mary Halvorson e Rafiq Bhatia, che ha preso il posto di Brandon Seabrook; due batterie, con Gerald Cleaver che affianca il leader.

Tomas Fujiwara e (di profilo) Rafiq Bhatia, foto di Ariele Monti

La poetica del gruppo è molto articolata. Prevede temi asciutti, stringati, spesso enunciati all’unisono dai trombettisti, e sviluppi improvvisativi che comunque privilegiano l’azione del collettivo. Poggia sul denso impianto poliritmico predisposto dai batteristi (benché, a onor del vero, a tratti affiori la sensazione che un solista della statura di Cleaver sia confinato a un ruolo di comprimario). È innervata e alimentata dalla fitta rete, ricca di contrasti, intessuta dalle chitarre.

Mary Halvorson svolge una funzione di raccordo e tessitura con le sue linee fatte di frasi appuntite e il suo caratteristico suono pigolante, a tratti petulante. Il giovane Bhatia, forte anche di precedenti esperienze nel rock indipendente, produce pedali cupi e minacciosi, nonché timbriche variegate grazie all’efficace impiego delle molteplici possibilità offerte dalla pedaliera. Notevole in tal senso un suo calibrato duo con Cleaver, in cui il batterista evoca africanismi ancestrali impugnando le mazze felpate.

Mary Halvorson, foto di Cristian Filippelli

Quanto ai trombettisti, si incaricano di esplorare una vasta gamma di soluzioni timbriche. Ballou si avventura in assolo spericolati, come un equilibrista sul filo, con nitidezza di suono e impeccabile logica nella concatenazione del fraseggio. A Ho Bynum spetta il compito di indagare le risorse recondite della cornetta – occasionalmente misurandosi con registri estremi – mediante il soffiato, gorgoglii e vari tipi di sordine: mute, plunger e hat (in realtà, un cappello vero e proprio).

Taylor Ho Bynum e (a sinistra) Dave Ballou, foto di Paolo Carradori

Ciò che in ultima analisi caratterizza la cifra distintiva del gruppo è la compatta coesione del collettivo, l’elevato grado di ascolto reciproco, la predisposizione al rischio. Tutti aspetti che consentono di mantenere equilibrio e controllo delle dinamiche anche nei passaggi informali. Senz’altro siamo al cospetto di una delle formazioni più originali e lungimiranti della musica improvvisata di matrice jazzistica.

Triple Double, foto di Paolo Carradori

Enzo Boddi