Tra jazz e nuove musiche 2018-2019: prima parte

Il nuovo ciclo di concerti, prodotto e coordinato dalla Radio Svizzera – Rete Due, avrà inizio il 7 ottobre e proseguirà fino a dicembre.

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Joe Lovano

Il programma completo dei concerti dal 7 ottobre al 3 dicembre 2018

Vein Trio

Domenica 7 ottobre 2018 – ore 17.30
Vein
Michael Arbenz piano
Thomas Lähns contrabbasso
Florian Arbenz batteria
Una collaborazione RSI Rete Due – Museo Vincenzo Vela
Differita radiofonica su Rete Due la sera stessa in “Concerto Jazz” (ore 21.00)
Uno dei trii più significativi della contemporanea scena europea è il gruppo Vein, sodalizio nato a Basilea che in oltre dieci anni di attività ha tenuto centinaia di concerti in tutto il mondo, ottenendo un successo significativo di pubblico e critica. I membri del trio vantano una doppia formazione: classica e jazzistica, che diventa il punto di partenza della loro musica, basata su originalità compositiva e su un ampio interplay che tende a bilanciare perfettamente il ruolo del tutto paritario dei tre musicisti. Infatti la concezione del trio che contraddistingue questa eccellente formazione sviluppa la logica che caratterizzava le idee di  Bill Evans, in cui la pariteticità nel ruolo degli strumenti lasciava comunque al pianoforte il ruolo di primus inter pares, realizzando una maggior circolarità della musica, tale da calibrare perfettamente l’apporto dei tre strumenti sia in termini di sound complessivo, sia di interventi solistici. Un atteggiamento di superiore pianificazione dell’atto musicale che prevede assoluto rigore compositivo e precisione esecutiva, ma non soffoca l’espressività e l’improvvisazione favorendo una visione aperta della musica, nonostante non manchino mai strutture ben definite, spesso basate su schemi compositivi provenienti dalla musica classica, siano essi la scrittura polifonica, il corale o le variazioni su tema. Tutto ciò risulta evidente nel loro album The Chamber Music Effect e in quello, più recente, dedicato all’elaborazione jazzistica della musica di Ravel. Sfogliando i curricula dei musicisti che compongono il trio scopriamo che Florian Arbenz ha collaborato con artisti quali Benny Maupin, Glenn Ferris, Wolfgang Puschnig e, nelle vesti di percussionista, con prestigiosi direttori quali Holliger, Nagano e Sacher. Che suo fratello Michael, già leader di numerose band, vanta collaborazioni analoghe e un’attività di pianista classico che lo ha visto al fianco di Pierre Boulez, di Jurg Wyttenbach e dell’Ensemble Contrechamps, mentre Thomas Lähns oltre ad aver suonato con diversi importanti nomi della scena jazz euroamericana ha ugualmente sviluppato una carriera sia come musicista d’orchestra sinfonica, sia come solista. (Maurizio Franco)

Django Bates

Giovedì 11 ottobre 2018 – ore 20.45
Django Bates’ Belovèd
Django Bates piano
Petter Eldh contrabbasso
Peter Bruun batteria
Una collaborazione RSI Rete Due – Teatro Sociale Bellinzona
Diretta radiofonica su Rete Due
Pianista, tastierista, cornista e compositore, Django Bates è un artista che ha sempre avuto una visione moderna del jazz, portando, sin dagli anni ottanta, nella sua estetica un vasto  universo sonoro. Lo dimostrano le sue collaborazioni con musicisti assai diversi tra loro come il batterista di rock progressivo Bill Brudford, il compositore afroamericano George Russell, quel  maestro della fusion più colta e raffinata che fu Michael Brecker oppure un musicista dal pensiero contemporaneo quale Tim Berne. La sua esperienza più celebrata è stata però quello dei Loose Tubes, un’orchestra dal linguaggio ampio, eclettico, attiva nella seconda metà degli anni ottanta e poi ripresa pochi anni orsono. Proprio versatilità e non conformismo, ma jazz inteso nella sua accezione più ampia, affrontato guardando alla sua intera storia e senza nessun pregiudizio stilistico, sono gli elementi centrali del pensiero del cinquantottenne musicista inglese. Qui si presenta alla testa di un trio formato nel 2005, quando insegnava al Conservatorio di Copenhagen, di cui è recentemente uscito il terzo album The Study Of Touch che segna il suo ritorno in ECM. Come i precedenti del trio, anche questo disco ha come riferimento Charlie Parker, ma non, seguendo la moda abituale, per riprodurre  le pattern del suo linguaggio improvvisativo, bensì per seguirne l’idea musicale che lo contraddistingueva, basata sulla spigolosità delle frasi, taglienti e ad angolo acuto, qui proposta in una dimensione in cui prevalgono il gioco delle dissonanze e il colorismo degli accordi, che non si risolvono mai in citazioni parkeriane mentre le composizioni sono quasi tutte del leader. Bates concepisce poi il trio in maniera aperta, sulla falsariga del modello proposto da Paul Bley, proponendo un dialogo continuo con i suoi partner: il contrabbassista svedese Frans Petter Eldh, che sa intrecciare le sue linee in senso armonico e ritmico con quelle del leader e del batterista danese Peter Bruun, quest’ultimo capace di costruire cicli ritmici efficaci, frutto di un abile gioco di scomposizioni. Un omaggio singolare a Parker, ma, forse, oggi l’unico possibile se al manierismo si sostituisce la creatività ed un pensiero personale e contemporaneo. (Maurizio Franco)

Roelofs & Bennink

Giovedì 25 ottobre 2018
Roelofs & Bennink (ore 20.30)
Joris Roelofs clarinetto basso
Han Bennink batteria

Nel ricco panorama della scena clarinettistica internazionale, il giovane olandese Joris Roelofs si è ormai ritagliato un brillante spazio tutto per sé. Nato trentaquattro anni fa ad Aix-en-Provence e cresciuto ad Amsterdam, Roelofs ha studiato accuratamente tanto la famiglia dei sassofoni quanto quella dei clarinetti, mettendosi in luce in patria ancora adolescente. Dopo aver militato per qualche anno nella Vienna Art Orchestra, dieci anni fa si è trasferito a New York facendosi subito notare per maturità e consapevolezza espressiva. Notoriamente, da una trentina d’anni nel mondo del jazz è in atto una grande rinascita del suo strumento, che ha dato spazio ad ogni tendenza: dal recupero della tradizione più antica alle ricerche timbriche sperimentali, dalla traduzione dei classici moderni su questo strumento all’approfondimento delle sue relazioni con tante vivaci tradizioni popolari, nell’ambito di un proficuo rapporto con la world music. Il musicista proveniente dai Paesi Bassi sembra aver scelto un campo nel quale la contemporaneità non esclude proficui rapporti con la storia: appare dunque simbolico il premio statunitense intitolato alla memoria di Stan Getz e Clifford Brown, da lui vinto nel 2003 (prima di lui era sempre stato aggiudicato a musicisti nati in America). Del resto Roelofs, che ha iniziato a farsi ascoltare come polistrumentista, sta privilegiando sempre più il clarinetto basso, strumento affascinante con il quale (nonostante l’ingombrante ombra di maestri quali Eric Dolphy, Bennie Maupin, David Murray o di altri europei come Gunter Hampel, Willem Breuker, Michel Portal, John Surman, Louis Sclavis, Gianluigi Trovesi) c’è ancora molto di nuovo da dire nel mondo del jazz.
Il creativo legame con la tradizione spicca anche grazie al nome del partner scelto per questo concerto: Han Bennink. Il batterista e percussionista, pure lui olandese, fa parte del gotha del jazz di matrice europea sin dagli anni ’60. Dopo aver spalleggiato i grandi solisti americani in visita nei Paesi Bassi (tra questi Eric Dolphy, che accompagnò in uno dei suoi ultimi concerti documentato su disco), diventa figura di riferimento della libera improvvisazione europea, lavorando con Misha Mengelberg, con l’Instant Composer Pool – all’epoca la formazione di punta del movimento olandese – più tardi con Peter Brötzmann, Evan Parker, Paul Bley, Anthony Braxton e moltissimi altri. Batterista con un’immensa esperienza, dal jazz tradizionale alle avventure sonore più estreme, Bennink ha fra le sue maggiori cifre stilistiche – oltre che un irresistibile swing e un complesso rumorismo percussivo – anche un surreale humor scenico e una personalissima teatralità che ne fanno un artista unico, da ascoltare e da vedere. (Claudio Sessa)

Avishai Cohen
Ph: Ziv Ravitz

ECM Session 14
Avishai Cohen 4tet (h. 22.00)
Avishai Cohen tromba
Yonathan Avishai pianoforte
Yoni Zelnik contrabbasso
Nasheet Waits batteria
Una collaborazione RSI Rete Due – Jazz in Bess, Lugano
Diretta radiofonica parziale del concerto di Avishai Cohen

L’approdo alla prestigiosa etichetta tedesca ECM, avvenuto nel 2015 con Into The Silence, segna la definitiva affermazione per il trombettista israeliano Avishai Cohen, figura di rilievo della scena jazzistica internazionale fin dagli anni Novanta.
Nato a Tel Aviv nel 1978, affermatosi musicalmente nel proprio Paese, Avishai è uno dei tanti compatrioti d’ispirazione jazzistica che negli ultimi decenni hanno scelto New York come propria città . Nel suo caso abbiamo a che fare con un’intera famiglia, tre fratelli che spesso si esibiscono sotto l’insegna di Three Cohens: gli altri sono il sassofonista Yuval e la clarinettista Anat.
La vastità della comunità israeliana newyorkese (certo stimolata dal «rinascimento ebraico» promosso a fine millennio da figure come John Zorn e Don Byron) ha anche causato una curiosa confusione onomastica. Poco prima del nostro uomo, in città approdava infatti un altro Avishai Cohen, contrabbassista classe 1970, tanto che qualche appassionato crede si tratti di un unico abile polistrumentista; tanto, soprattutto, da spingere il più giovane a firmare il proprio esordio discografico (nel 2003, per la Fresh Sound) con una dichiarazione d’identità: The Trumpet Player. Certo nella storia del jazz non si tratta del primo caso di omonimia, ma di solito la coincidenza ha riguardato periodi diversi della storia.
I due Avishai, comunque, si distinguono per estetiche molto diverse. Mentre il contrabbassista è uno spettacolare macinatore di note, il trombettista si rivela spesso pensoso, impressionista, interessato alla sottrazione delle note, idea che naturalmente deve molto a Miles Davis. In questa chiave si spiega anche l’interesse della sofisticata ECM per il nostro Avishai, che per l’etichetta ha già pubblicato anche Cross My Palm with Silver, inciso nel 2016 (in entrambi gli album si ascoltano anche il pianista Yonathan Avishai e il batterista Nasheet Waits). Ma l’israeliano non trascura gli agganci allo swing più palpabile, come ha mostrato collaborando con sassofonisti quali Mark Turner o Greg Tardy e facendo parte del robusto gruppo SF Jazz Collective. E anche la scelta dei suoi accompagnatori, un trio ritmico che dà pieno spazio al suono del leader, va nella stessa direzione. (Claudio Sessa)

Enrico Rava

Domenica 11 novembre 2018 – ore 20.30
Enrico Rava 5tet feat. Joe Lovano
Enrico Rava tromba
Joe Lovano sax tenore
Giovanni Guidi pianoforte
Dezron Douglas contrabbasso
Gerald Cleaver batteria
Una produzione RSI Rete Due
Diretta radiofonica su Rete Due

Con ormai sei decenni di carriera all’attivo, Enrico Rava continua ad essere uno dei musicisti italiani più presenti sulla scena. Un protagonista che ha addirittura avuto il privilegio, solitamente riservato a politici o personaggi dello spettacolo e raro per un jazzman, di essere oggetto di una popolare parodia, quella a cui col personaggio di Paolo Fava ha dato vita un comico di grande successo nella penisola, Fiorello. Ma tra i jazzisti italiani, Rava ha anche la storia di maggiore respiro e prestigio internazionale: iniziata nella prima metà degli anni sessanta collaborando con Gato Barbieri nella Roma della dolce vita,  proseguita con il quartetto del sassofonista Steve Lacy – con cui ha contribuito ad un capolavoro del free jazz, l’album The Forest and the Zoo – poi dal 1967 con un soggiorno di una decina d’anni a New York, e con collaborazioni che hanno spaziato da Carla Bley a Pat Metheny, da Cecil Taylor a Joe Lovano. Dopo la sua lunga esperienza nell’ambito dell’avanguardia, Rava è poi tornato agli antichi amori, agli standard, al gusto della forma, al lirismo. È su questo terreno, con materiale in gran parte di sua composizione, che Rava dopo oltre vent’anni riallaccia il felice sodalizio con Joe Lovano. Il sassofonista americano, di origine siciliana, si è affermato a partire dagli anni settanta non solo come uno dei migliori sax tenori in circolazione, ma anche come uno dei più versatili e sensibili nei più diversi contesti, dalla dimensione della big band – Lovano si è distinto all’inizio della carriera nelle file dell’orchestra di Thad Jones e Mel Lewis – all’avanguardia – quasi ventennale la sua militanza nel trio di Paul Motian con Bill Frisell. Con Rava e Lovano si esibiscono una brillante e sperimentata ritmica americana, Dezron Douglas e Gerald Cleaver, e il pianista italiano Giovanni Guidi: una delle grandi virtù di Rava è quella di riconoscere e valorizzare nuovi talenti, e la carriera di Guidi, oggi uno dei più apprezzati protagonisti del jazz europeo, è decollata quasi quindici anni fa, quando il pianista, non ancora ventenne, è stato rivelato proprio dal suo lavoro col gruppo di Rava. (Marcello Lorrai)

James Brandon Lewis
Anthony Pirog

Venerdì 23 novembre 2018 – ore 20.30
James Brandon Lewis Trio & Anthony Pirog
James Brandon Lewis sax tenore
Luke Stewart basso elettrico
Warren “Trae” Crudup III batteria
special guest: Anthony Pirog chitarra elettrica
Una produzione RSI Rete Due
Diretta radiofonica su Rete Due
Nato a Buffalo nel 1983, a partire dal suo trasferimento a New York nel 2012 James Brandon Lewis si è affermato non solo come uno dei più brillanti nuovi sax tenori, ma come una delle figure di punta del jazz afroamericano, con una personalità e una concezione che, mescolando diversi elementi jazzistici e non,  sono emblematiche di una nuova generazione nera, esposta a molte esperienze e in grado di farle reagire fra loro in maniera consapevole producendo una sintesi inedita.
Sul piano della sua formazione più squisitamente jazzistica, Lewis da un lato può vantare una padronanza del jazz che è solidamente ancorata al mainstream, che negli anni degli studi universitari ha suonato con musicisti della statura di un grande vecchio come Benny Golson o di Wallace Roney; dall’altro negli anni 2000 ha studiato con esponenti del jazz più avanzato come Wadada Leo Smith o Matthew Shipp, e una volta a New York ha collaborato con il contrabbassista William Parker, catalizzatore della scena dell’avanguardia nera della Grande Mela. Ma prima, nella sua adolescenza a Buffalo negli anni novanta, come ogni teen-ager afroamericano della sua generazione Lewis ha profondamente interiorizzato la musica e la cultura hip hop: una “educazione sentimentale” che Lewis ha voluto rimeditare con l’album del 2015 Days of FreeMan, realizzato in trio con Jamaaladeen Tacuma, che fu bassista del Prime Time di Ornette Coleman, e con Rudy Royston, batterista di Ravi Coltrane e Bill Frisell. Con il bassista Luke Stewart e il batterista Warren Crudup III il sassofonista ha invece inciso un album dal titolo programmatico, No Filter: senza il vincolo del pianoforte o la presenza di un altro fiato è un organico che mette il sassofonista in una condizione di massima libertà, che Lewis ha adoperato per un album crudo e diretto. Ma il trio con Stewart e Crudup e con ospite Anthony Pirog ci consente di cogliere un altro elemento da aggiungere alla stratificata cultura musicale di Lewis: l’apertura anche ad ulteriori ambiti, oltre al jazz e alla black music. Stewart ha esperienze nel jazz d’avanguardia ma anche nell’indie-rock, Crudup nel jazz come nel funk, nel reggae e nella musica etnica, e sarà interessante vedere che cosa produrrà l’interazione del trio con un chitarrista eclettico quale è Pirog, che come improvvisatore è un fuoco d’artificio di suggestioni le più diverse. (Marcello Lorrai)

Alfredo Rodriguez

Lunedì 3 dicembre 2018 ore 20.30
Quincy Jones presents
Alfredo Rodriguez Trio
Alfredo Rodriguez pianoforte, voce
Munir Hossn basso, chitarra
Michael Olivera batteria e percussioni
Una collaborazione RSI Rete Due – Jazz Cat Club, Ascona
Diretta radiofonica su Rete Due

I concerti saranno trasmessi, integralmente e parzialmente, in diretta su Rete Due e sul suo sito www.rsi.ch/rete-due, a parte quello di domenica 7 ottobre che sarà riproposto in differita la sera stessa alle ore 21.00 in Concerto Jazz.
Presentazione dei concerti, prezzi dei biglietti, informazioni su prevendite e prenotazioni e altri dettagli sono pubblicati anche sul sito www.rsi.ch/jazz