Tower Jazz Composers Orchestra

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Tower Jazz Composers Orchestra
La Tower Jazz Composers Orchestra, foto di Eleonora Birardi

Firenze, Sala Vanni, 29 novembre 2019

Formazione nata e sviluppatasi in seno al Torrione, sede del vitale circuito alimentato dal Jazz Club Ferrara, la Tower Jazz Composers Orchestra vanta una non comune prerogativa: quella di possedere un repertorio basato esclusivamente su composizioni firmate dai propri membri. Che questa orchestra-laboratorio di 23 elementi abbia vedute lungimiranti lo dimostra la recente pubblicazione del primo Cd eponimo, a cura della Over Studio Recordings, e lo ha confermato la scoppiettante esibizione fiorentina, penultimo appuntamento della rassegna A Jazz Supreme, promossa dal Musicus Concentus.

Per quanto siano diversificate, le composizioni presentano tratti distintivi comuni evidenziati dalla sapiente direzione di Alfonso Santimone: costruzioni spesso fondate su moduli; frequenti stratificazioni; originali impasti timbrici, specie nella sezione ance, dove spiccano anche clarinetti (in Si bemolle e basso) e flauti (traverso e basso). Caratteristiche che la non facile dimensione acustica della Sala Vanni non ha sempre valorizzato appieno, ma tant’è.

La sezione ottoni all’opera (in evidenza la tuba di Glauco Benedetti), foto di Eleonora Birardi

Il processo di stratificazione alla base delle composizioni emerge già dalla potente connotazione ritmica – fonte di incisive sovrapposizioni – di Lucid Dream del contrabbassista Stefano Dallaporta. Si accentua ulteriormente grazie alla molteplicità di colori e cambi di atmosfera di Transitions, scritta dal sassofonista Filippo Orefice e squarciata nel suo sviluppo da un pregevole assolo di Mirko Cisilino al corno francese. Nella sua architettura certi intermezzi caratterizzati dagli impasti tra le ance evocano addirittura Edgar Varèse e, di riflesso, Frank Zappa.

Mirko Cisilino al corno francese, foto di Eleonora Birardi

Un sostanzioso contributo viene fornito dal sassofonista Piero Bittolo Bon. Iuvenes Doom Sumus brilla per varietà metrica e ritmi sovrapposti, mentre B-Brisbane è alimentata da un’esplorazione timbrica che sconfina in ambito contemporaneo. Infatti, l’efficace inserimento della voce di Marta Raviglia nella tessitura strumentale richiama la ricerca di Luciano Berio. Assolutamente rilevante, poi, anche l’apporto compositivo di Santimone. Ecce Combo poggia su una proficua sequenza di giochi ad incastro e meticolose dinamiche. Per contro, la rarefatta 81 (dedicata alle ottantuno vittime della strage di Ustica) è integrata dal discreto uso dell’elettronica operata dallo stesso autore e procede sospesa tra delicati equilibri timbrici e spaziali.

Marta Raviglia, foto di Eleonora Birardi

Dalle vitali, talvolta prorompenti esecuzioni trapela palesemente la gioia di suonare e, qua e là, anche un certo gusto ludico, particolarmente apprezzabile in Tammorra del trombonista Lorenzo Manfredini. A dispetto del titolo, il pezzo si evolve gradualmente per accumulo partendo da una semplice scansione reggae, senza mai scivolare nel burlesco o nel banale. La Tower Jazz Composers Orchestra rappresenta non solo un’interessante realtà del jazz italiano, ma anche e soprattutto un modello di operazione e sviluppo culturale.

Piero Bittolo Bon al flauto basso, foto di Eleonora Birardi

Enzo Boddi