Tingvall Trio : il nostro segreto? Siamo molto amici e il suono è cresciuto con noi

Fin dal 2003, Cuba, Germania e Svezia si sono unite per formare uno gruppi più creativi e popolari della scena jazzistica. Da Matanzas, il contrabbassista Omar Rodriguez Calvo; da Brema, il batterista Jürgen Spiegel; da Tomelilla il pianista Martin Tingvall, al quale diamo la parola

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Tingvall Trio - foto Steven Haberland
Tingvall Trio - foto Steven Haberland

Martin, iniziamo dal titolo del nuovo album dei Tingvall Trio, «Cirklar». Qual è il suo significato?
Di solito, quando compongo, riesco a pensare parallelamente anche ai titoli. In questo caso, invece, avevo quasi tutte le composizioni pronte ma non sapevo come chiamarle, tantomeno come intitolare il cd. Stava diventando un problema! Poi andai in vacanza con la mia famiglia in un posto meraviglioso della Giamaica, dove ci ritrovammo completamente soli, senza altri turisti: un vero paradiso. Laggiù ricevetti una telefonata da uno dei miei migliori e più vecchi amici, che mi disse che sua madre era morta: per me era stata come una seconda madre. Mi trovavo con mia moglie e i miei figli, in quell’angolo di paradiso, e mi venne da piangere. Da quel giorno mi sono reso conto di come l’andamento della vita abbia una forma circolare. I figli crescono in fretta, i miei genitori iniziano a diventare anziani – sono vicini agli ottant’anni – e ormai fanno tutto con molta lentezza. È allora che mi è venuto in mente il titolo dell’album, perché i diversi momenti della vita sono tutti collegati con un andamento circolare. Pensiamo alla vita come a un albero, da cui si dipartono dei rami i quali, a loro volta, ne ospitano altri. Anche gli esseri umani vivono in un rapporto di interconnessione, quasi come un cerchio. È una situazione interessante. Io ho quarantatre anni ma, quando gioco con i miei figli, torno ad averne due! Spesso mi sento un quindicenne, un sedicenne e, molte volte, quando mi soffermo a riflettere, mi rendo conto di avere quarantadue anni e due figli. Allora, io chi sono davvero? Cosa sta succedendo? Quando siamo in tour, ci capita di suonare in posti dove abbiamo già suonato e penso che sia noioso suonare di nuovo in quel posto. Ma quando inizia il concerto, la musica mi prende, mi appassiona, e scopro che quel posto è fantastico. Ci sono tante prospettive da cui vedere il senso di circolarità che ci avvolge, non solo con riferimento alla vita umana, ma anche agli oggetti, agli elementi.

Tingvall Trio Cirklar cover

Passiamo allora alla copertina, che ha un certo aspetto inquietante. Qual è il suo legame con la musica?
La copertina allude a quel senso di circolarità del disco, della vita. In particolare è il gioco d’acqua che ho visto formarsi in Giamaica. Ne sono molto contento, perché puoi vederci qualsiasi cosa: l’interno di un albero, i cerchi concentrici o il reticolo del cervello. Tutto si connette. C’è una connessione, quindi, tra la copertina e la musica, ma anche con la storia che questo album racconta. C’è una connessione con la mia vita, con il mio essere musicista. Noi registriamo in presa diretta, quindi ci deve essere necessariamente una connessione tra me, la mia musica e i miei compagni di viaggio. Cerchiamo sempre di cogliere il momento magico per evitare una seconda o una terza take.

tingvall trio beat

Sono passati tre anni dal vostro precedente lavoro («Beat», 2014). Perché avete atteso tutto questo tempo?
A dir la verità, nel 2015 era uscito il mio secondo lavoro discografico in piano solo, «Distance». Scrivo musica ogni giorno, ma per «Cirklar» ho avuto bisogno di due anni: ho scritto circa un centinaio di brani che ho suonato a Jürgen e Omar, che hanno potuto dire la loro e assieme abbiamo scelto le composizioni per questo disco. Potrei pubblicare un disco ogni due mesi, non ci sarebbero problemi, ma cercare di fare un buon lavoro è davvero difficile. Il Tingvall Trio ha sette album all’attivo ma cerchiamo di non fare delle copie dei nostri dischi precedenti. Se avessimo un cantante o un trombettista potremmo anche cambiare qualcosa, ma noi non utilizziamo strumenti elettrici o l’elettronica in generale; inoltre, tutte le composizioni sono mie. Cerchiamo di puntare alla qualità. Penso che intervalli di due o tre anni siano necessari alla crescita e all’adeguato sviluppo della nostra musica.

Ci sono alcuni brani, come Vulkanen, che potrebbero diventare degli hit se avessero dei testi cantati. Hai mai pensato di scrivere anche dei testi?
Non esiste brano musicale, per come la vedo io, che non possa essere corredato da un testo. Chissà potremmo invitare un grande cantante come Benjamin Clementine, in grado anche di scrivere i testi. Potrebbe succedere, ma a dir la verità questo non è uno degli aspetti che mi stanno più a cuore.

Ritieni che la tua musica stia subendo dei cambiamenti?
È difficile parlare della propria musica. In questo disco ci sono alcuni brani che ho composto quando avevo diciotto anni, quindi circa venticinque anni fa. Penso alla musica come a un film, forse perché negli anni scorsi ho scritto diverse colonne sonore. È così bello poter comporre musica che si ispiri a delle immagini e le accompagni. Nella musica c’è sempre uno sviluppo, un’evoluzione. Ripeto, bisogna pensare alla musica dei Tingvall come a un albero con tutti i suoi rami, che crescono e si sviluppano.

A proposito di film. Se la tua musica fosse la colonna sonora di un film, che trama racconterebbe?
Riguarderebbe delle persone che si trovano insieme e sarebbe legato alla natura, magari in luoghi come la Siberia; un film dove ci sono molti animali e dei paesaggi da raccontare con la musica. Sarebbe una bella sfida poter scrivere e suonare una colonna sonora di un film.

Comunque non rinunci ad architetture tipiche della musica classica.
Amo la musica classica; amo Mozart, Bach, Chopin, il minimalismo. Il mio sogno era diventare un pianista classico. Ho studiato musica classica e anche Omar ne sa parecchio.

Il tuo trio non ha mai avuto ospiti. Pensi che in futuro questo possa accadere o che il trio possa ampliarsi?
Potrebbe accadere, e lo spero. Noi suoniamo assieme ormai da tanto tempo; per me è un grande onore lavorare con dei grandi musicisti come Omar e Jürgen, abbiamo anche molti fan e vorrei continuare a suonare con il trio il più a lungo possibile. Ma non ci siamo posti un limite, quindi potrebbe anche essere che in futuro potremmo collaborare con un cantante o con un’orchestra o con un quartetto d’archi eccetera. Ci sono diverse possibilità. Comunque, nel 2012 scrissi una partitura per il film Jahr des drachen e il trio ha l’ha registrata dal vivo mentre scorrevano le immagini. Abbiamo anche lavorato con un’orchestra sinfonica giovanile di Amburgo e con ballerini di flamenco.

Il vostro è un trio stabile e costante. Individualmente lavorate anche in altri progetti musicali?
Al momento il trio ci impegna moltissimo, anche per il tour. Siamo concentrati a dare sempre il massimo e, adesso, a promuovere il nuovo disco.

Non vogliamo chiederti se il Tingvall trio si ispira all’ Esbjörn Svensson Trio. Però ci piacerebbe sapere se esistono analogie tra la loro musica e la vostra.
E.S.T. è stata una grande band, ed è una tragedia che Esbjörn ci abbia lasciati così presto. Sono sincero, ho ascoltato gli E.S.T. soltanto dopo la scomparsa di Esbjörn. Naturalmente ci sono delle somiglianze, perché anche lui è cresciuto con la musica svedese, e questo si può sentire soprattutto nelle nostre ballads. Ma E.S.T. ha lavorato molto con l’elettronica e noi non lo facciamo. E nel Tingvall Trio convergono i colori musicali di Cuba, Svezia e Germania. E.S.T. era un trio tutto svedese e lo faceva sentire nelle composizioni che suonava. Ha davvero avuto un suono unico e personale. Anche il Tingvall Trio ce l’ha, ma è un suono diverso. Almeno spero!

Il vostro trio nasce agli inizi del 2000. Diciotto anni di attività lo fanno considerare un gruppo longevo. Qual è il segreto?
L’amicizia: siamo molto amici e il nostro suono è cresciuto con noi. Quando cresci insieme, si diventa un unico corpo. Non è semplice, perché – come tutti – abbiamo differenti opinioni, ma è molto bello suonare insieme davanti ai nostri fan, che tanto amiamo.

Tingvall Trio 2011 foto di Steven Haberland
Tingvall Trio – foto Steven Haberland

E com’è nato il Tingvall Trio?
Nel 1996 vinsi una borsa di studio assegnatami dall’amministrazione comunale di Malmö per proseguire gli studi in Olanda, a Groninga. Anche Jürgen Spiegel, il nostro batterista, studiava lì in quel periodo: diventammo amici e mettemmo su un trio con un bassista olandese. Nel 1999 mi recai ad Amburgo, dove avevo pianificato di fermarmi per circa due settimane nell’appartamento di Jürgen. Tutto questo accadde quasi vent’anni, fa e tuttora vivo ad Amburgo! In città conobbi un fantastico bassista, Omar Rodriguez Calvo: suonammo insieme in un concerto al Birdland. Dopo di che, iniziammo a suonare con un gruppo pop molto popolare in Germania, gli Orange Blue. Avevo perso di vista la musica improvvisata e ne sentivo la mancanza, così iniziai a suonare in duo con Jürgen e nel 2003 anche Omar si unì a noi. Siamo tre differenti anime musicali e abbiamo un bagaglio musicale assai variegato, fatto di diverse esperienze. Il Tingvall Trio è il luogo in cui tutte queste esperienze si mescolano.

Quali sono, se esistono, i musicisti che hanno influenzato la tua crescita come pianista e come compositore?
Amo Keith Jarrett e Bobo Stenson, ma anche gli AC/DC e gli U2.

Che tipo di musica stai ascoltando in questo periodo?
A dirla tutta, in questo momento non ascolto musica perché mi trovo in un periodo di grandi studi e approfondimenti, e non ho tempo di dedicarmi alla musica degli altri! Aggiungi a tutto questo il fatto di avere due figli…

Quali sono i tuoi progetti?
Sarebbe interessante poterci esibire negli Stati Uniti: abbiamo suonato dappertutto ma non negli USA. Sono molto fortunato a poter fare il lavoro che mi piace, ad avere un pubblico che ci segue in ogni luogo e a poter essere, qualche volta, il numero uno nelle classifiche dei dischi di jazz.

Stai già pensando a un nuovo album da solo?
No, non ancora.

E hai un sogno nel cassetto?
Vivere serenamente e veder crescere i miei figli. Comunque il mio sogno è già uscito dal cassetto, perché faccio il mestiere che sognavo di fare.

Alceste Ayroldi