Time in Jazz, Berchidda 8-16 agosto 2017 Seconda parte

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Time in Jazz
La piazza del Popolo di Berchidda durante un concerto - foto archivio Time in Jazz

Il viaggio alla scoperta di Time in Jazz riparte da dove l’avevamo lasciato nella prima parte, con ancora ben fissa nella memoria la serata appena passata e sulla pelle il fresco vento di Maestrale.

La mattina del quinto giorno ha inizio a Mores nella chiesa campestre di san Giovanni Battista per il piano solo di Dino Rubino.

Nel pomeriggio raggiungiamo il borgo di Bortigiadas, e faremo fatica a trovar posto nella piazzetta davanti alla chiesa di san Nicola, ancora una volta straripante di pubblico in attesa del solo di Francesco Bearzatti, al sax tenore e clarinetto basso. Dotato di una comunicativa energica nel suo quartetto, per il solo Bearzatti sceglie l’improvvisazione totale, in cui spicca una spontaneità intrigante. Nei brani che si susseguono alterna ballads, con stile delicato e uno swing innato, a rivisitazioni di standard quali Sophisticated Lady di Ellington eseguita al clarinetto, con il tema distorto e dilatato. Staccato il bocchino dal clarinetto Bearzatti crea una melodia che fa cantare tutti i presenti, e in Come Sunday ancora di Ellington, proposta come bis, ci invita al raccoglimento più intimo e spirituale che il luogo richiama.

Francesco Bearzatti a Time in Jazz 2017
Francesco Bearzatti, Time in Jazz 2017

La serata ci riporta al main stage nella piazza di Berchidda con l’attesissimo concerto, sold out, dell’Art Ensemble of Chicago. Della storica formazione, nata nella seconda metà degli anni Sessanta, rimangono Roscoe Mitchell ai sassofoni e Famoudou Don Moye alla batteria, ora accompagnati da Hugh Ragin alla tromba e Junius Paul al contrabbasso. L’ideale costruzione del tessuto narrativo crea la sensazione di ascoltare qualcosa d’inedito, eppure sottilmente riconoscibile. All’interno della travolgente suite i quattro si muovono in autonomia eppure con un senso collettivo ineguagliabile, denso di intrecci e di rara leggerezza. Le dinamiche in progressiva crescita dei loquaci fraseggi di Mitchell si srotolano sul tappeto poliritmico, sfrangiato e destrutturato, della sezione ritmica. Ragin è circondato da un’epifania di campanelli, e alla tromba si inerpica in vertiginose scale. Don Moye con incessanti passaggi tra tamburi, piatti e charleston è impetuoso, e non è da meno un infuocato Paul. L’atmosfera si sospende di colpo e, dopo quell’esplosione di energia magmatica si apre su spazi riflessivi e distesi. Odwalla segna la conclusione della serata, connotata da un’autenticità inattaccabile e una energia creativa inesauribile, invidiabile. Il pubblico si scatena in applausi entusiasti e sembra non voler lasciare la platea, restando a lungo sotto il palco.

Art Ensemble of Chicago a Time in Jazz 2017
Art Ensemble of Chicago, Time in Jazz 2017

Domenica 13 ci vede impegnati fin dal mattino con il duo Dino Rubino – Enrico Zanisi a Telti, ennesimo nuovo scenario nella piazzetta accanto alla chiesa di santa Vittoria, dominata dal campanile. Il set è lasciato ai due pianoforti, l’uno di fronte all’altro, a simboleggiare un incontro-scontro testimone di un lungo sodalizio artistico. Risalta il lirismo quasi liquido di Rubino, ben equilibrato dalla solidità espressiva di Zanisi. Dentro i microfoni fischia il vento, la natura è sempre partecipe, e il pubblico sempre numeroso e caloroso.

 

Dopo un eccellente pranzo in mezzo alla campagna, ospiti di squisiti padroni di casa, e innaffiato da vari vermentini, a metà pomeriggio si corre: destinazione Ploaghe per Shardana di Zoe Pia, compositrice e clarinettista sarda. Il suo progetto è interconnesso, nei significati e nei racconti, alle tradizioni e alle leggende dell’isola e sviluppato con un linguaggio contemporaneo, che unisce il suono tradizionale delle launeddas a inedite ricerche timbriche. Ne deriva un racconto di estremo fascino, carismatico e denso, molto applaudito. Nel finale, a sorpresa, ballerini e musicista del gruppo folkloristico di Ploaghe ricreano un quadro rituale fortemente suggestivo.

Zoe Pia Shardana a Time in Jazz 2017
Zoe Pia Shardana, Time in Jazz 2017

Torniamo in piazza a Berchidda per un doppio set, il primo affidato al duo Adam Baldych – Helge Lien Il violinista polacco tiene banco con virtuosismo e sicura presa scenica, snocciola Polesie e Mosaic tratte dall’album «Bridges» (ACT) e altre sue composizioni in perfetta, anche troppo, sintonia con il pianista norvegese, lirico e dalla forte impronta evocativa. Ne scaturisce un sound godibile, che travalica i generi tra improvvisazioni e scrittura ma senza originalità.

Il secondo set porta sul palco un altro leader della scena jazzistica polacca, il trombettista Tomasz Stanko accompagnato da un trio dalla voce originale e di forte impatto: il pianista cubano David Virelles, Reuben Rogers al contrabbasso e Marcus Gilmore alla batteria. Il leader assorbe energia vitale dal pianismo policromatico, pregno di lirismo e accenni latino-americani, di Virelles e dall’incisiva e sfrenata sezione ritmica, capace di trascinare il quartetto in terreni impervi con alti picchi di fecondità e immaginazione. Brani tratti dall’album «December Avenue» compongono una scacchiera su cui avanzano mosse ardite, in una escalation stilistica tra malinconiche ballads e preziose improvvisazioni che polarizzano l’attenzione di una platea ormai sedotta.

Reuben Rogers a Time in Jazz 2017
Reuben Rogers, Time in Jazz 2017

Stanko e Virelles si esibiranno in duo il mattino seguente a Olbia, presso la chiesa di san Paolo, protagonisti di un dialogo più intimo. L’eclettismo di Virelles offre terreno fertile alle evoluzioni del trombettista, caratterizzate dalle note scivolate – suo tratto distintivo – e l’interazione profonda disegna il senso estetico del concerto.

Dedichiamo il pomeriggio all’ormai necessario riposo, pur consapevoli di perdere un evento che farà accorrere centinaia di persone: presso Tempio Pausania a L’Agnata, buen retiro di Fabrizio De André, Gaetano Curreri, Paolo Fresu, Raffaele Casarano e Fabrizio Foschini, con il progetto “Le Rondini e la Nina” renderanno omaggio al cantautore genovese e a Lucio Dalla.

La sera ha in programma un altro doppio set sul main stage di Berchidda: inizia il Pipon Garcia Trio, gruppo francese che arditamente unisce jazz, hip-hop ed electro in una contaminazione che, a ben vedere, privilegia la voce di Sir Jean a discapito delle ricerche stilistiche tra la batteria e contrabbasso di Soulas.

L’annunciato Rava Tribe, per temporanei problemi di salute del leader, troverà la sostituzione con lo storico quintetto di Fresu: il trombettista racconta di come la band sia nata 35 anni fa, esibendosi proprio a Berchidda, e del primato di longevità e continuità che può vantare. Spiccano Tino Tracanna ai sax, dall’articolata ricerca timbrica e formale, e Fresu, rivolto a un espressionismo stratificato, per un concerto fluido, carezzevole e persuasivo. Il finale a sorpresa vede entrare in scena Gianluca Petrella, Giovanni Guidi, Dino Rubino e Raffaele Casarano in una escalation di energia e omaggi che conquista.

Paolo Fresu e Tino Tracanna a Time in jazz 2017
Paolo Fresu e Tino Tracanna, Time in jazz 2017

Arriva ferragosto e, nel calendario fitto di avvenimenti, scegliamo la gara di poesia improvvisata in lingua sarda, anche per l’attinenza dell’atto creativo dell’improvvisazione e del gesto simbolico che unisce musica, territorio, poesia, tradizioni.

La serata conclusiva, sempre a Berchidda, è affidata al quartetto di Eric Truffaz e alla band statunitense Huntertones, connotando l’atmosfera di scelte più festose e accessibili; il pubblico danzante e partecipe riempie la piazza gioiosa.

Per chi ha posticipato la partenza l’ultimo appuntamento sarà nel tardo pomeriggio alla laguna di San Teodoro per il duo tra Paolo Fresu e Philippe Garcia. Il luogo è foriero di suggestioni riflessive che ben si rispecchiano nello scambio tra materia sonora, elegante minimalista e ispirata, e paesaggio. Come per tutti i concerti il pubblico è folto, attento e partecipe a riprova di quanto questi appuntamenti siano ben saldi nel territorio.

Time in Jazz 2017
Paolo Fresu – Philippe Garcia Duo, Time in Jazz 2017

Nel 2017 Time in Jazz ha compiuto trent’anni, un felice traguardo non solo da festeggiare ma, senza indugi, anche da far diventare occasione di riflessioni verso un futuro che auguriamo almeno altrettanto lungo.

Non ci rimane che sottolineare la vitalità e generosità umana espressa dal direttore artistico Paolo Fresu, motore trainante del festival, e la presenza sulle scene, sia come musicista sia come volontario e addetto al backstage, di Gianluca Petrella, davvero encomiabile in ambedue i ruoli.

È l’ora della partenza: il viaggio si è concluso ma sono infinite le immagini, le musiche i colori e i sapori, le nuove conoscenze ed esperienze sedimentate in noi e che ora ci appartengono.

Monica Carretta

Fotografie e video di Monica Carretta

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Gianluca Petrella controluce, Time in Jazz 2017
Gianluca Petrella controluce, Time in Jazz 2017