The Bad Plus inaugurano Bergamo Jazz 2014

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The Bad Plus inaugurano Bergamo Jazz 2014
The Bad Plus

20 marzo 2014, Bergamo, teatro Sociale: XXXVI BERGAMO JAZZ 

THE BAD PLUS

Introdotta da poche ma efficaci parole di Enrico Rava, alla sua terza edizione da direttore artistico, la puntata numero 36 di Bergamo Jazz ha avuto inizio ieri sera nella magnifica cornice del teatro Sociale di via Colleoni, gioiello di inizio Ottocento riportato a vero splendore da un accurato restauro.

Partenza affidata ai Bad Plus, l’anomalo gruppo che, negli ultimi dieci e più anni, ha cercato nuove modalità di affrontare la storia e la tradizione di una delle combinazioni strumentali più popolari nel mondo del jazz, il trio pianoforte-contrabbasso batteria. Colti proprio all’inizio di un breve tour europeo (era appena la seconda data di cinque) destinato comunque a riprendere all’inizio di aprile, gli ormai attempatelli ex giovanotti del Midwest sono arrivati nel vecchio continente negli stessi giorni in cui la Sony sta pubblicando il loro ultimo disco, un’insolita, azzardata e (per quanto possa sembrare improbabile) riuscita interpretazione della stravinskiana Sagra della primavera. Hanno però scelto di non eseguirla dal vivo, proponendo invece alcuni brani da «Made Possible» del 2012 e parecchi altri da un nuovo album appena inciso e che sarà in circolazione in ottobre.

Il concerto è stato notevolissimo e ci ha confermato ancora una volta che il gruppo rende assai più dal vivo che su disco (ma lo sapevamo già, fin dai tempi del famigerato «Authorized Bootleg» e di «Blunt Object – Live In Tokyo»). I brani di «Made Possible», che non ci è mai parsa una delle loro opere più riuscite, hanno goduto di un inaspettato vigore grazie soprattutto alla brillantissima serata del batterista Dave King, cui toccava quasi sempre indirizzare il percorso delle esecuzioni e imprimere loro i singolari cambi di ritmo che da sempre costituiscono il marchio di fabbrica dei TBP. Ethan Iverson ci è capitato di ascoltarlo in occasioni migliori, ma forse era ancora sotto l’effetto del jet lag (anzi, senza dubbio; perché a fatica siamo riusciti a estirpargli una breve intervista qualche ora prima del concerto); resta comunque un pianista di grande tecnica e rara sensibilità. Reid Anderson, contrabbassista e autore della maggior parte dei brani eseguiti, nonché amabile portavoce in un italiano più che corretto, è uno strumentista di pregio e un compositore che si serve di materiali volutamente banali per scrivere musica nient’affatto banale. Il che non ci sembra dote da poco.

Successo calorosissimo, con due bis chiesti a gran voce dal festoso pubblico ed erogati dai tre musicisti con soddisfatta ma malcelata stanchezza.

Il festival entra oggi nel vivo: stasera, al teatro Donizetti, il quintetto Snowy Egrets di Myra Melford e il quartetto di Joshua Redman. Domani vi racconteremo com’è andata.

Conti