Sun Ra Arkestra e Caetano Veloso nel Primavera Sound a Barcellona

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29-31 maggio, Barcellona

Primavera Sound

Sun Ra Arkestra; Caetano Veloso; Seun Kuti & Egypt 80 feat. Antibalas

Outsiders eccellenti nel programma del XIV Primavera Sound: il festival – noto per il suo cartellone tradizionalmente legato al rock e alla musica elettronica – ha infatti scelto quest’anno di dare spazio anche ad artisti provenienti dal mondo del jazz.

A inaugurare la serie è stata la Sun Ra Arkestra diretta da Marshall Allen: un concerto di poco più di un’ora trasformato in una grande festa per i cent’anni di Sun Ra, davanti a una platea di giovanissimi entusiasti. Il primo brano del viaggio interstellare in abiti sgargianti, con le danze scatenate del sassofonista Knoel Scott, è stato Angels And Demons At Play, escursione psichedelica dalle ritmiche incalzanti sorretta dall’imponente sezione fiati con i mirabolanti Allen (sax contralto), Dave Davis (trne) e Fred Adams (tr.) tra gli altri. Mescolando con disinvoltura bop e free, l’Arkestra ha poi eseguito When You Wish Upon A Star e We Travel The Spaceways,concludendo con l’immancabile Space Is The Place e rendendo protagonista il pubblico insieme ai musicisti, scesi dall’immaginaria astronave per mescolarsi alle danze dei presenti e ricordare il messaggio musicale di Sun Ra, fatto di gioia, pace e armonia: cose di un altro pianeta, insomma.

La grandezza di un artista della levatura di Caetano Veloso si è mostrata radiosa anche davanti a una platea decisamente diversa da quelle sue abituali. Brani in chiave elettrica provenienti del suo «Abraçaço» hanno traghettato il pubblico adattandosi al mood del festival. Con l’eccellente chitarrista Pedro Sá e la sua BandaCê, il brasiliano ha dimostrato che, se esiste un rimedio per non invecchiare mai, questo è la musica. Si parte con la bella Homem, seguita da A bossa nova é foda, che testimonia lo spessore di Veloso e la sua capacità di mischiare generi diversi, con un cantato strascicato e rock unito a una bossanova assolutamente moderna. Parabens è la conferma della permeabilità del suo stile, capace di accogliere influenze diverse (per esempio qui sciami chitarristici ossessivi à la David Byrne). In chiusura, Veloso ha incantato con una Tonada de luna llena a cappella e con la ballad Estou triste, pregna di quella saudade che non poteva mancare.

Un’altra orchestra poderosa ha calcato il palco nell’ultima giornata: Seun Kuti ed Egypt 80 – accompagnati anche dai newyorkesi Antibalas – hanno catalizzato l’attenzione di una buona fetta di pubblico, pur godendo di un minor seguito rispetto agli altri musicisti in cartellone. Peccato, perché il giovane sassofonista – figlio di Fela Kuti, nella cui orchestra si fece le ossa – ha sfoderato notevoli doti di performer mostrando di aver assimilato e rielaborato in chiave moderna la lezione paterna, la cui rabbia ed energia si ritrovano in brani come Fmi, tra ritmi forsennati dal drumming energico, ottoni incisivi, testi al vetriolo e invettive contro le banche, definite senza troppi giri di parole international motherfuckers.

African Smoke solleva un muro di suono pulito e senza sbavature, travolgendo tutti: l’interplay è notevole e Kuti non si risparmia alternando danze a lunghi assoli al sax. In mezzo a tanta rabbia, la band si congeda però con la calda Black Woman, che recupera l’atmosfera elettrica e sensuale dell’afrobeat di Fela.

L Chiodi