Südtirol Jazzfestival Alto Adige: dal 29 giugno all’8 luglio 2018, in varie località dell’Alto Adige (prima parte)

La scommessa è quella di scoprire, in una lunga teoria di nomi sconosciuti, musicisti e idee degni di nota. Il rischio è l’ubriacatura.

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euregio collective

L’edizione 2018 del Südtirol Jazzfestival Alto Adige puntava la sua bussola a Nord, indagando la scena scandinava che da noi ha estimatori esoterici, ma è francamente poco conosciuta anche dall’appassionato informato, se non nei pochi nomi di risonanza internazionale. A questo si aggiunge il fatto che la stessa filosofia del festival sia quella di concentrarsi su musicisti prevalentemente giovani, la cui definizione artistica è ancora in corso di svolgimento.

Si tratta senza dubbio di un punto di merito della manifestazione, che sviluppa uno dei criteri cui è legato il lavoro del direttore artistico Klaus Widmann, ma che all’interno della quantità notevole di proposte (più di cinquanta concerti in dieci giorni) rischia di diventare una passerella vorticosa, dopo la quale, alla resa dei conti, può restare ben poco. Forse una selezione maggiore alle origini e una collocazione delle proposte ritenute più meritevoli in luoghi non troppo decentrati e senza sovrapposizioni, renderebbe più agevole e consapevole la scoperta e la valutazione da parte dei fruitori.

Detto questo, la filosofia del festival è in parte proprio quella di stimolare la scoperta da parte del fruitore attento e pronto a prendere il bus navetta da Bolzano a Merano, Bressanone o Brunico, oppure disposto a infilarsi lo zainetto e calzare gli scarponi, per ritrovarsi agli oltre duemila metri di altitudine del Passo delle Erbe o ai piedi del Sassolungo ad ascoltare la proposta musicale. Nonostante l’obiettivo del festival fosse rivolto alla scena del Nord, alcune tra le cose più significative sono scaturite dalle digressioni in altre aree: il concerto del pianista Simone Graziano con il suo quartetto Frontal, arricchito dal chitarrista olandese Reinier Baas, l’esperienza dell’Euregio Collective, scaturito dal lavoro svolto in circa due anni da giovani musicisti della scena trentina, altoatesina, austriaca e svizzera e presentato al festival in varie sue modulazioni di organico strumentale, con ospiti tra l’altro quali il sassofonista Pauli Lyytinen e il trombettista Verneri Pohjola, finlandesi. Il concerto del trio Drive! con Giovanni Guidi, Joe Rehmer, Federico Scettri.

Euregio Collective feat. International Guests
Euregio Collective feat. International Guests

Frontal ha presentato, nello rigoglioso parco di Palazzo Toggenburg a Bolzano, musica in buona parte nuova, ispirata in senso lato alle poliritmie e ai colori dell’Africa, con un bel respiro compositivo tra episodi veementi, nervosi, vigorosi e momenti rilassati, trasparenti. Un’intelaiatura nella quale la coppia ritmica di Gabriele Evangelista e Stefano Tamborrino si muove con grande libertà e agio inventivo, intrecciando trame con il piano del leader e offrendo al sax tenore di Dan Kinzelman un fondale pulsante. L’incontro con la chitarra sensibile di Baas funziona, in particolare nel contrasto tra la precisione di quest’ultimo e il procedere elastico del quartetto.

L’Euregio Collective era presente anche nel concerto di apertura del festival, momento poco riuscito a causa di un assemblaggio con Lyytinen e una folta schiera di altri musicisti norvegesi, finlandesi e svedesi, elaborato in tempi troppo limitati. Delle altre cinque occasioni, abbiamo ascoltato quattro episodi: in quintetto, in quartetto di ance, in organico di dieci elementi e poi di quindici, con ospite la tromba di Matthias Schriefl. Ogni performance mostrava i risultati eccellenti del lavoro svolto dal collettivo, con brani dei diversi componenti resi omogenei dagli insiemi e dagli arrangiamenti, una buona compattezza delle varie proposte di organico strumentale, una potenzialità di crescere ancora. Trattandosi di un collettivo, non vogliamo citare gli apporti dei singoli, anche se alcuni ci sono apparsi particolarmente significativi: li aspettiamo a ulteriore verifica, certamente positiva.

Giovanni Guidi, alla tastiera Rhodes con Drive!, ha proposto un lungo set interamente improvvisato, in progressione emotiva, scaturito nella melodia ciclica irresistibile di “You Ain’t Gonna Know Me ‘Cos You Think You Know Me”.

Giuseppe Segala

Euregio Collective feat. Pauli Lyytinen and the Nordic Connection
Euregio Collective feat. Pauli Lyytinen and the Nordic Connection

(leggi la seconda parte)