Südtirol Jazzfestival Alto Adige (varie località), dal 28 giugno al 7 luglio 2019 – parte prima

di Giuseppe Segala

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Südtirol Jazzfestival Alto Adige - Leila Martial
Leïla Martial

L’area geografica su cui si focalizzava quest’anno l’attenzione del Südtirol Jazzfestival Alto Adige era la Penisola Iberica: nel manifesto una scia di coloratissimi azulejos scaturiva dal galoppo di tre destrieri. Non siamo riusciti ad ascoltare un numero adeguato di musicisti spagnoli e portoghesi, nella grande quantità di concerti che coinvolgevano anche altre nazionalità, distribuiti in tutta la provincia di Bolzano: ben cinquantuno nell’arco di dieci giorni, spesso programmati in contemporanea. Abbiamo potuto testare la grinta e la personalità della trombettista lusitana Susana Santos Silva, in scena con la formazione Life and Other Transient Storms, ridotta a quartetto per l’assenza del pianista Sten Sandell, con la determinata Lotte Anker ai sassofoni, il solido Torbjörn Zetterberg al contrabbasso e il vibrante batterista Paal Nilssen-Love. Esponenti della scena scandinava che ben conosciamo per le loro avventure in campo internazionale. Un concerto breve ma denso, purtroppo un tantino penalizzato dal riverbero del Passage al Museion bolzanino, con parti essenziali di composizione e tanta, ribollente interazione improvvisativa.

Südtirol Jazzfestival Alto Adige - Paal Nilssen-Love, Torbjorn Zetterberg, Lotte Anker
Paal Nilssen-Love, Torbjorn Zetterberg, Lotte Anker.

L’altro concerto in una sala espositiva della stessa struttura, metteva in scena il batterista portoghese Pedro Melo Alves, individuato dal festival come una delle giovani personalità centrali di quella scena, insieme al pianista spagnolo Marco Mezquida. Melo Alves si esibiva in questo caso con il chitarrista Pedro Branco, dando ampio spazio alla reciproca stimolazione, alla creazione di canovacci free talvolta convincenti, ma non sempre sostenuti dal necessario impeto creativo.

Al di là della tematica geografica, il criterio di base sul quale si muove da anni il festival dell’Alto Adige è la ricerca di equilibri tra la produzione della musica e la sua diffusione sul territorio, puntando come sempre l’obiettivo sui giovani. Anche quest’anno, gli scenari dei concerti erano i più diversi, dal teatro Casa della Cultura, che accoglieva la rassegna nelle sue storiche edizioni, ai rifugi dolomitici, in faccia alle meraviglie del Gruppo Sella o del Catinaccio. E anche quest’anno, alcune tra le cose più significative si sono ascoltate tra le volte di mattoncini del club Sudwerk di Bolzano, dove ha dato un concerto di caratura notevole il trio Blackline, formatosi proprio nell’ambito del festival un paio di anni fa dall’incontro tra il chitarrista romano Francesco Diodati, la vocalist francese Leïla Martial e il batterista toscano Stefano Tamborrino.

Francesco Diodati
Francesco Diodati

La parte compositiva era dovuta in gran parte a Diodati, con brani lunghi, ben articolati e ampi episodi affidati alla voce della Martial, uno strumento di funambolica duttilità tecnica, stilistica ed espressiva, che passa con virtuosa naturalezza attraverso mille sfumature, dal vocalizzo ritmico all’onomatopea improvvisata. Nella convincente fusione di energia martellante, elettronica ed episodi delicati, Diodati e Tamborrino hanno interagito con intensità, percorrendo itinerari rigorosi ma liberi da schemi rigidi, con spregiudicata creatività. Lo stesso Diodati, musicista duttile il cui valore ormai è riconosciuto, era presente nel concerto del gruppo Travelers guidato dal contrabbassista Matteo Bortone, che negli ultimi tempi lavora come quintetto, con l’aggiunta del tastierista francese Yannick Lestra accanto a Julien Pontvianne al sax tenore e clarinetto, e Ariel Tessier alla batteria. Nel rigoglioso Parco Toggenburg di Bolzano, il gruppo italo francese ha percorso strade ben tracciate dal leader, che guardano alla contemporaneità densa e stratificata di New York con l’occhio lirico e la ricchezza di sfumature dinamico-timbriche del mondo latino mediterraneo. Con qualità narrativa e buona calibratura degli ingredienti, tra i quali c’era l’uso discreto dell’elettronica.

Giuseppe Segala

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