Ivo Perelman «Strings 4»

3994

AUTORE

Ivo Perelman

TITOLO DEL DISCO

«Strings 4»

ETICHETTA

Leo

Nonostante l’intestazione paritetica, la titolarità del lavoro – quarto capitolo di «Strings» – va attribuita a tutti gli effetti a Perelman     sul piano concettuale e organizzativo. L’incisione ripropone problemi ormai annosi. Si può svincolare l’improvvisazione radicale da formule storicizzate? La si può concepire come composizione estemporanea? Ci si può affrancare, nella pratica esecutiva, dal rischio del «già sentito»? Sono temi che improvvisatori di questa levatura (tra l’altro accomunati da parecchie precedenti esperienze) affrontano con rigore adottando soluzioni differenti e ingegnose.

La seduta è composta da nove brani scanditi solo dalla numerazione progressiva. In Part 1 brandelli di melodia stralunata, sottolineati da arpeggi e accordi pianistici, confluiscono in un canto all’unisono che procede in crescendo fino a sfociare in un urlo corale. Part 9 lascia trapelare echi fugaci e quasi camuffati della tradizione prima che blocchi accordali ripetitivi e ossessivi introducano il retaggio del secondo Novecento (palese in Part 5, in virtù dello studio sul suono e dell’iterazione di cellule). Il finale assume un respiro liberatorio, catartico. Su un piano parallelo, i piano e i pianissimo, il lento incedere fatto di note ribattute di Part 6 stabiliscono un chiaro legame con la poetica di John Cage e Morton Feldman. L’informalità estrema affiora nelle schegge e nei clusters di Part 2, nei grovigli e nelle rapide sequenze che si intersecano in Part 4 e Part 7, nell’alea totale spinta fino all’esasperazione acustica di Part 8.

Quest’ultimo brano prende peraltro spunto da un’introduzione in cui Maneri (sempre bravissimo a snaturare il suono dello strumento anche in unisono con tenore o tromba) sembra disegnare delle linee boppistiche. Inoltre, proprio qui più che altrove, Shipp rivela la sua discendenza stilistica da Cecil Taylor, mentre negli altri brani si fa carico di una paziente e disciplinata opera di cucitura. Wooley si rivela particolarmente efficace nel lavoro di squadra, nell’elaborazione di impasti timbrici e nell’uso quasi mimetico delle sordine. Per parte sua, Perelman è prodigo di fraseggi crepitanti, contrassegnati da timbriche corrosive, scorribande su acuti e sovracuti che, specialmente in Part 3, rimandano alla poetica di Albert Ayler. Ciò nonostante, padroneggia un ampio spettro dinamico che gli consente di diversificare i procedimenti. Il free appartiene alla storia, ma il suo spirito vive nell’approccio avventuroso e intransigente di questi musicisti.


Boddi


DISTRIBUTORE

IRD

FORMAZIONE

Ivo Perelman (ten.), Nate Wooley (tr.), Matthew Shipp (p.), Mat Maneri (viola).

DATA REGISTRAZIONE

New York, luglio 2018.