Steve Coleman and Reflex a Valdarno Jazz e Crossroads

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Steve Coleman - foto Gian Franco Grilli

San Giovanni Valdarno, Teatro Masaccio, 31 marzo;

Ferrara, Torrione Jazz Club, 1 aprile

Negli ultimi trent’anni Steve Coleman è assurto ai vertici del jazz afroamericano sviluppando una poetica rigorosa, multiforme e originale, frutto di una ferrea disciplina musicale e di un meticoloso lavoro di squadra condotto con i membri dei suoi gruppi. Non fa eccezione Reflex, il trio che Coleman condivide con Anthony Tidd (basso elettrico) e Sean Rickman (batteria), titolari della sezione ritmica dei Five Elements. La coesione e la versatilità del trio è stata documentata in pieno dai concerti di San Giovanni e Ferrara, uniche date italiane del tour europeo: il primo atto conclusivo di Valdarno Jazz, il secondo inserito nel circuito di Crossroads. Due eventi sostanzialmente dissimili dal punto di vista contenutistico e peraltro accomunati da non pochi punti di contatto, a dimostrazione dell’intransigenza e della lungimiranza del personaggio.

Steve Coleman con Anthony Tidd a Valdarno Jazz 2017 – foto Carlo Braschi

La musica del trio prende spesso forma da cellule ritmiche dettate da frasi essenziali enunciate dal contralto del leader, doppiate o contrappuntate dal basso secondo il classico schema chiamata-risposta, poi integrate e “contrastate” dalla batteria. Questo meccanismo interno genera un processo di ripetizione, moltiplicazione e progressiva dilatazione del tutto conforme alla concezione e ai principi (si potrebbe azzardare: matematici) riscontrabili anche in altri lavori di Coleman, non a caso appassionato di numerologia.

Sean Rickman a Valdarno Jazz 2017 – foto Carlo Braschi

Timbricamente nitidi e concatenati secondo una logica stringente, i fraseggi del contralto vengono metodicamente costruiti per graduale accumulo senza l’aggiunta di orpelli inutili. Tidd divide il suo apporto tra giri stretti, a tratti serrati, e poderosi ostinato e vamp. Rickman elabora queste figurazioni geometriche distribuendole equamente sui vari elementi del suo set e mettendo in evidenza un gioco efficace e implacabile tra i vibranti accenti sul rullante, le secche sottolineature sulla cassa, le rifiniture sul charleston e i controtempi scanditi attraverso i rimshots, ossia i colpi impressi con la bacchetta sul bordo del rullante. Questo rigoroso lavoro di squadra su ritmi e metriche sembra trasporre in un contesto strumentale le tensioni del rap di matrice afroamericana. Non è infatti da escludere che questo approccio sia in qualche modo riconducibile alla passata esperienza di Coleman con i rappers nel gruppo Metrics, documentato da «The Way Of The Cipher».

Steve Coleman and Reflex a Ferrara, Torrione Jazz Club. aprile 2017 – foto Gian Franco Grilli

Nel concerto di Ferrara queste pur capaci e flessibili gabbie si sono trasformate in lunghe e ribollenti digressioni in cui il fraseggio dell’alto fluiva più scorrevole, facendosi più sanguigno e rivelando ascendenze apparentemente “insospettabili”, come Jackie McLean e quel Bunky Green ispirazione irrinunciabile per Coleman e altri musicisti del circuito M-Base, come Greg Osby. In questo contesto, sono emersi prepotentemente i raddoppi, fitti e serrati, e la capacità dialettica di Tidd, nonché l’ampiezza e il controllo delle dinamiche – davvero impressionanti – di Rickman. La continua rotazione di spunti, stimoli e suggerimenti, unitamente all’alternanza democratica dei ruoli, è frutto di un modo assolutamente aperto e dinamico di interpretare il concetto di interplay. L’esemplare coesione del trio si manifesta anche nella chiusura di molti brani, apparentemente brusca ma perfettamente sincronizzata.

Steve Coleman – foto Carlo Braschi

Altra caratteristica comune a entrambi i concerti è il rapporto, rispettoso e spregiudicato al tempo stesso, con la tradizione: le argute parafrasi e variazioni per solo contralto su frammenti del tema di ‘Round Midnight nell’esibizione valdarnese; le citazioni parkeriane e l’inconsueta deviazione sulla ballad in quel di Ferrara. A dimostrazione di un legame di continuità storica che sta già collocando Coleman tra le figure di riferimento di una tradizione in divenire. Per ulteriori informazioni, rivolgersi a Vijay Iyer, Ralph Alessi, Jonathan Finlayson, Ravi Coltrane e gli altri valorosi musicisti che hanno militato nei suoi gruppi.

 

Enzo Boddi