Andy Sheppard, Guillaume De Chassy, Christophe Marguet: «Shakespeare Songs»

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Andy Sheppard, Guillaume De Chassy, Christophe Marguet

«Shakespeare Songs»

16 marzo 2016, Dublino, Smock Alley Theatre

 Il fascino che William Shakespeare ha esercitato sul jazz viene da lontano, come dimostra la suite «Such Sweet Thunder» scritta da Duke Ellington e Billy Strayhorn nel 1957 come omaggio al drammaturgo e poeta di Stratford-on-Avon.

A cimentarsi, oggi, nell’ambizioso compito di tradurre la parola shakespeariana trasformandola in musica è il trio formato dal sassofonista britannico Andy Sheppard assieme al pianista Guillaume De Chassy e al batterista Christophe Marguet. Lo scorso 16 marzo i tre hanno presentato a Dublino il progetto Shakespeare Songs, per la quarta data di un tour che li ha visti dare ben nove concerti per tutta l’Irlanda.

Ed era difficile immaginare per questo live una cornice più adatta dello Smock Alley Theatre, con le sue spartane panche di legno sistemate in modo tale da abbracciare il palcoscenico che, posto esattamente al centro, ricordava molto da vicino la struttura di un teatro elisabettiano.

Il progetto nasce da un’idea di De Chassy – autore di quasi tutti i brani – ma si è sviluppato in una forma più complessa grazie anche all’attivo contributo dei suoi due colleghi, partendo da una selezione di brani tratti dalle più celebri tragedie del Nostro.

A inaugurare il live è un’overture ispirata a Le Roi A Fait Battre Tambour, canzone tradizionale francese del Diciassettesimo secolo ispirata alla morte per avvelenamento di Gabrielle d’Estrées, amante di Enrico IV: un brano dal sapore decisamente shakespeariano che vede il piano di De Chassy tessere una fitta trama sonora, densa di un lirismo che caratterizzerà tutto il concerto. Seguono Perdita, Vengeance Won’t Take Place e Capulets And Montagues Go Dancing tre brani in cui Sheppard, alternandosi al sax tenore e al clarinetto riesce – pur con degli interventi solo apparentemente marginali – ad aprire squarci melodici sorprendenti, convertendo la musica in un potente strumento narrativo. Nel secondo set l’operazione compiuta dal trio si concretizza con maggior efficacia in brani come Cordelia, Juliet In The Mirror e Othello’s Tears (composto da Marguet). Qui la batteria segue schemi pieni di una vitalità ritmica che riesce a trascendere i semplici confini musicali.

L’obiettivo del trio, pienamente centrato, sembra quello di catturare attraverso un raffinato lavoro di composizione la forza senza tempo delle opere di Shakespeare. Passione, potere, sesso, violenza, ambizione, avidità: Sheppard, De Chassy e Marguet riescono a dare una forma musicale a tutto questo e, dunque, non solo a muoversi da un linguaggio a un altro, ma a ricordarci – se ce ne fosse ancora bisogno – l’attualità di un autore come Shakespeare.

Tra i momenti più intensi vale la pena menzionare l’esecuzione di Hamlet In Front Of Himself, dove il sassofono di Sheppard riesce a tratteggiare con un fraseggio irregolare e nervoso quell’abisso dal quale sarà inghiottito il più celebre tra i personaggi del Bardo. Non stupisce, dunque, che a fine concerto De Chassy senta il bisogno di congedarsi con una battuta, augurando al pubblico in sala una «lunga, lunga vita felice». 

D’altronde, anche dei drammi c’è bisogno. Infatti, come sosteneva il geniale Paolo Poli: «Senza tragedie, senza cattivi, non c’è storia».

Lucilla Chiodi

(fotografie di Emily O’ Callaghan)