Il secolo di Charlie Christian

In occasione del centenario del più importante chitarrista nella storia del jazz ripercorriamo la sua vita e la sua carriera: brevi ma intense, sempre proiettate nel futuro

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Alle 8:15 del 2 marzo 1942, presso il Seaview Hospital di Richmond, New York, Charlie Christian fu dichiarato ufficialmente morto. Aveva solo 25 anni e da otto mesi era ricoverato al Seaview per tubercolosi polmonare, le cui cure lasciavano intravedere un esito positivo. La terapia cosiddetta «moderna» alla quale lo avevano sottoposto risaliva in realtà alla fine dell’Ottocento e consisteva di aria fresca a volontà, latte e cibi ad alto valore nutritivo. Alla sua scomparsa se ne andava il principale esponente della chitarra elettrica nel jazz. Nell’arco di una breve permanenza nel sestetto di Benny Goodman, Christian aveva – praticamente da solo – rivoluzionato il ruolo della chitarra, portandolo da semplice elemento della sezione ritmica a strumento solista a tutti gli effetti, e avrebbe esercitato una profonda influenza su tutti i chitarristi degli anni a venire. Era un personaggio unico, e non ce ne sarà un altro come lui.

Il più giovane di tre fratelli, tutti maschi, Charles Henry Christian nacque il 29 luglio 1916 a Bonham, Texas, un paese a un centinaio di chilometri a nord-ovest di Dallas, nei pressi del confine con l’Oklahoma. Il parto ebbe luogo in un pomeriggio afoso, nella casa di famiglia al 511 di West Johnson Street. I genitori, Clarence James e Willie Mae, suonavano rispettivamente tromba e piano in un cinema muto di Bonham. Il fratello Edward (Eddie), nato nel 1906, sarebbe diventato un pianista di una certa notorietà nell’Oklahoma e negli Stati circostanti, alla guida di una propria orchestra e di piccoli gruppi fino alla morte avvenuta nell’ottobre 1948. Nel 1918, la famiglia Christian fu colpita dalla tragedia: il padre perse la vista per le conseguenze di una malattia e fu costretto dalle ristrettezze economiche a diventare un chitarrista ambulante, accompagnato a volte dal figlio maggiore Edward al mandolino e dal secondo, Clarence Jr., al violino: a entrambi – fin da piccoli – aveva insegnato lui stesso.

Charlie Christian bambino

La mancanza di entrate regolari costrinse la famiglia a trasferirsi da Bonham a Oklahoma City, dove la madre di Willie Mae aveva messo su una piccola ma redditizia attività. Nel 1923 Charlie iniziò gli studi alla Page Elementary School, ma le frammentarie notizie che ci sono pervenute lo indicano come un allievo molto più interessato a bighellonare fuori dalla scuola che a frequentare le lezioni. Si racconta che fosse solito distrarre i suoi compagni suonando l’ukulele.
Nel 1926 Clarence senior scomparve dopo l’ennesima, lunga malattia. Fu solo grazie alla forza di carattere di Willie Mae che la famiglia si mantenne unita, e i tre figli rimasero legatissimi alla madre per il resto delle loro vite. Charlie ereditò le due chitarre del genitore ma continuò a suonare l’ukulele, a causa delle dimensioni ancora eccessive degli strumenti paterni. Nel 1928 si iscrisse alla Douglas High School, dove la sua scarsa voglia di studiare non subì sostanziali modifiche, e cominciò a esibirsi sulla 2nd Street di Oklahoma City, nei cui locali la sua presenza era già segnalata fin dal 1926. Alla Douglass fece parte della squadra di baseball e, a quanto pare, iniziò a suonare il contrabbasso nella band della scuola. Il celebre bluesman T-Bone Walker, a sua volta uno dei pionieri della chitarra elettrica, ha sempre sostenuto di aver conosciuto Charlie sulla 2nd Street attorno al 1929.
Nel 1930, durante un incontro scolastico di baseball, Charlie conobbe Margretta Lorraine Christian, una ragazza di Pittsburgh dal suo stesso cognome (ma senza alcuna parentela). Il loro rapporto fu tale che, il 23 dicembre 1932, Margretta dette alla luce una figlia, Billie Jean. Charlie aveva da poco abbandonato la scuola, senza neanche finire il secondo anno di studi. Ma quel 1932 fu un anno significativo anche a livello musicale: una sera, Charlie fu ospite della band del fratello Edward allo Honey Murphy’s Club, sulla 2nd. Suonò tre pezzi, riscuotendo un grande successo e guadagnandosi uno spazio regolare all’interno della band: era ormai diventato un professionista. Quello stesso anno conobbe Lester Young ed ebbe svariate occasioni di suonarci assieme in jam session, potendo così studiare da vicino lo stile fluido e lirico del sassofonista, che si sarebbe rivelato fondamentale nel suo approccio orizzontale all’improvvisazione.
A Oklahoma City si fermavano regolarmente tutte le più significative territory bands e le orchestre di fama nazionale, gran parte delle quali si esibiva dapprima nei più importanti locali riservati al pubblico bianco per poi passare alle serate da ballo presso la Slaughter’s Hall, Quest’ultimo locale si trovava ovviamente sulla 2nd Street, nella parte nera della città che aveva preso il soprannome di «Deep Deuce» e comprendeva l’intero isolato tra la North Central Avenue (a est) e la North Stiles Avenue (a ovest), nei pressi degli alberghi di proprietà afro-americana che ospitavano i musicisti di passaggio. Il «Deep Deuce» era il cuore della Oklahoma City nera, le cui attività alla luce del giorno erano riservate ad avvocati, dentisti, sarti e farmacisti che, nottetempo, venivano sostituiti da avventurieri, professionisti del biliardo e trafficanti di liquori di contrabbando. Il giovedì, giorno di libera uscita delle domestiche, era riservato alle danze all’aria aperta, e le strade del quartiere pullulavano di venditori di bibite e di bancarelle di barbecue.
«Eravamo poveri» racconterà poi un abitante della zona. «Noi neri trovavamo poco lavoro e quel poco ci riservava paghe da fame, così ci toccava spassarcela per conto nostro». Anche la scoperta del petrolio nel dintorni di Oklahoma City, verso la fine degli anni Venti, non cambiò minimamente la situazione dei neri. Eppure, nonostante il razzismo e la Grande Depressione, la comunità afro-americana non perse vigore ed energia. Alle jam session del «Deep Deuce», Christian continuava a rifulgere, suonando spesso per tutta la notte fino al mattino e venendo in contatto con alcuni dei musicisti più noti dell’intero Paese.

Charlie Christian Oklahoma 1939

Nel 1933, T-Bone Walker passò nuovamente da Oklahoma City come membro della Lawson-Brooks Band, un’orchestra di Dallas, e rinsaldò subito la vecchia amicizia con Christian, suonandovi spesso assieme all’esterno dei locali, davanti a piccole folle radunate per l’occasione e attratte dalla temperatura mite. Per tutto il 1934 Christian continuò a esibirsi con un suo trio (completato da sassofono e batteria) e con il fratello Edward. Testimoni degni di fede lo ricordano uscire in assolo, nella band di quest’ultimo, con un microfono stretto tra le ginocchia, al fine di essere udito. Nel 1936 a Dallas, durante i festeggiamenti per il centenario dell’indipendenza del Texas, il contrabbassista Milt Hinton vide Charlie suonare la chitarra con un microfono spider assicurato allo strumento da elastici. Sappiamo con certezza che nel 1937 Christian acquistò la sua prima chitarra elettrica, una Gibson ES150 con relativo amplificatore, utilizzandola da lì in avanti per tutte le sue incombenze professionali. Quello stesso anno lo vide allontanarsi con maggiore frequenza da Oklahoma City, in qualità di membro dei Cotton Club Boys guidati dalla cantante e chitarrista del Tennessee Anna Mae Winburn (1913-1999), donna di bellissima presenza e dall’ottimo successo artistico. A detta del chitarrista, la band – di stanza a Omaha, Nebraska – si muoveva soprattutto tra l’Illinois e il Minnesota. Quanto a lungo Christian vi sia rimasto non è dato sapere, ma la sua presenza veniva segnalata spesso nella zona di Omaha, in particolare presso un locale cittadino che lo vedeva spesso apparire, chitarra in mano, nelle ore notturne.

Anna Mae Winburn – foto Wayne Knight

La band di Anna Mae rimase in attività fino all’agosto 1938 ma, poco tempo dopo, Christian era già impegnato a Bismarck, nel North Dakota, con il sestetto di Alphonso Trent. L’allora diciassettenne chitarrista Mary Osborne ricorda di averlo ascoltato in quella circostanza: la front line del gruppo era costituita da tromba, sassofono e, per l’appunto, dalla chitarra di Christian, che suonavano in armonia. La ragazza rimase a tal punto impressionata da acquistare, il giorno dopo, la stessa Gibson ES150 che un negozio di strumenti di Bismarck pubblicizzava come lo stesso modello «suonato da Charlie Christian». È probabile che Christian abbia ascoltato per la prima volta la chitarra elettrica dagli specialisti della steel guitar nell’ambito del Western Swing: Bob Dunn (che la utilizzò in una registrazione del gennaio 1935), Leon McAuliffe (membro dei Texas Playboys di Bob Wills) e Muryell «Zeke» Campbell, tutti musicisti che capitavano spesso a Oklahoma City e si potevano ascoltare alla radio. L’opinione comune vuole che sia stato Eddie Durham il primo a incidere del jazz sulla chitarra elettrica durante una seduta di registrazione dei Kansas City Five a New York, il 18 marzo 1938. In realtà, il giovane George Barnes l’aveva già usata, l’1 marzo dello stesso anno, in una seduta di Big Bill Broonzy e, a partire dal 7 luglio, si sarebbe ripetuto in altre nove circostanze.
Charlie riapparve a Oklahoma City nella primavera del 1939 alla guida del suo piccolo gruppo. Fu ingaggiato per 2 dollari e 50 a sera, mentre i musicisti del luogo a malapena riuscivano a prenderne più di uno. Ma ben presto la sua vita era destinata a cambiare. Il 16 marzo 1939, a New York, l’’orchestra di Andy Kirk incise Floyd’s Guitar Blues, un brano arrangiato dalla pianista della band, Mary Lou Williams, e il cui solista principale era Floyd Smith alla steel guitar elettrificata. Quello stesso giorno, Williams e Smith presero anche parte a una seduta della cantante Mildred Bailey con i suoi Oxford Greys. Mary Lou riportò in seguito la conversazione da lei avuta in studio col produttore John Hammond, che aveva da obiettare sul suono lamentoso della chitarra di Smith. Fu allora che la pianista gli disse di aver ascoltato il miglior chitarrista del mondo, ovvero Charlie Christian.
Ai primi di luglio, l’orchestra di Andy Kirk ottenne una scrittura presso il Ritz Ballroom di Oklahoma City. Durante una jam session notturna al Ruby’s Grill, Christian stracciò con facilità il povero Floyd Smith. Il mattino dopo, su incarico di Hammond, Mary Lou Williams domandò a Charlie se sarebbe stato disposto a entrare nell’orchestra di Benny Goodman qualora se ne presentasse l’occasione. Di primo acchito, Christian si mostrò ben poco ciarliero, tanto che Mary Lou si convinse che il chitarrista fosse sommerso dalle offerte di band locali e che volesse restare in zona. Alla fine, Charlie si convinse, dicendo a Mary: «Lo farò, se Goodman prenderà anche te». All’istante, la pianista spedì un telegramma a Hammond, che era rimasto a New York.

Qualche giorno dopo, Christian ricevette a sua volta un telegramma. Veniva da John Hammond, che – dovendosi recare a Los Angeles, ai primi d’agosto, per produrre una seduta d’incisione di Benny Goodman – si dichiarava disposto a fermarsi a Oklahoma City per ascoltare il gruppo del chitarrista. Charlie acconsentì. Al suo arrivo, Hammond fu accolto dall’intera band di Christian, stipata in una sola automobile, e accompagnato all’hotel nel quale la madre di Christian lavorava come cameriera. Hammond rimase colpito da Charlie ma non dalla sua band. In seguito, nello stesso mese, il chitarrista ricevette un nuovo telegramma da Hammond, che gli chiedeva di recarsi a Los Angeles per farsi ascoltare da Goodman in persona e, allo stesso tempo, gli inviava 300 dollari per coprire le spese di viaggio.
Dopo una grande festa d’addio al Ruby’s Grill, Charlie partì per Los Angeles lunedì 14 agosto. Il numero di sabato 19 agosto del Black Dispatch, il giornale della comunità nera di Oklahoma City, aveva in prima pagina una fotografia scattata alla stazione. Christian indossa abiti comodi, da viaggio, e ha in mano un cappello color cioccolata a tesa larga. Sulla banchina, tra le gambe, la custodia dell’amata Gibson ES150.

La storia dell’arrivo di Christian a Los Angeles, mercoledì 16 agosto, ha assunto il colore della leggenda. È falso, per esempio, che Charlie sia arrivato in studio di registrazione giusto in tempo per mandare a monte una take di Spring Song. Hammond scrisse poi che Christian era vestito in maniera sgargiante, ma la famiglia del chitarrista sostenne che non era questa la consuetudine di Charlie, mentre i musicisti presenti alla seduta dissero che i suoi abiti erano semplici e che lui aveva un’aria da «campagnolo». Il che conferma per l’ennesima volta l’eterno cliché del buzzurro che si ritrova nel sofisticato mondo della metropoli. La storia prosegue sempre con le parole di Hammond, secondo il quale Goodman non aveva la minima intenzione di mettersi ad ascoltare Christian in quel frangente. Alla fine Benny cedette, ma vietando al chitarrista di accendere l’amplificatore. Suonarono Tea For Two e Goodman, ben poco impressionato, se ne andò in fretta e furia. Charlie raccontò poi che l’agitazione gli aveva quasi impedito di suonare, ma che il clarinettista l’aveva invitato a farsi vedere al noto ristorante Victor Hugo quella sera stessa.
In serata, Hammond e il contrabbassista Artie Bernstein fecero salire di soppiatto Charlie sul palco, durante l’intervallo per la cena. Al suo ritorno, Goodman si mostrò seccato ma non fece obiezioni e annunciò Rose Room. L’esecuzione, scrisse in seguito Hammond, durò 47 minuti e il gruppo di Goodman raggiunse livelli mai uditi prima. Charlie fu assunto su due piedi e, nello spazio di poche settimane, divenne una celebrità nazionale. Una trasmissione radio del 19 agosto, diffusa dall’Hollywood Bowl, lo vide esibirsi come solista su Flying Home, brano che aveva portato con sé da Oklahoma City. Qualche giorno dopo, l’orchestra di Goodman volò sulla East Coast per una settimana allo Steel Pier di Atlantic City, poi a Detroit e Toronto, rientrando a New York per la Fiera mondiale e per una lunga scrittura all’hotel Waldorf Astoria. Goodman iniziò a concedere al sestetto con Christian un brano durante ogni puntata del suo «Camel Caravan,» uno show a periodicità settimanale diffuso su un network radiofonico; fu così che anche a Oklahoma City gli amici del chitarrista ebbero la possibilità di ascoltarlo con regolarità.
In quei giorni, Charlie guadagnava un minimo di 200 dollari a settimana: un sacco di soldi, a paragone delle sue entrate precedenti. Gli impegni della band di Goodman erano massacranti, ma in condizioni di viaggio completamente diverse da quelle che Charlie aveva sperimentato con le territory bands. Christian non smise mai di frequentare le jam session notturne, infilandosi dove e con chiunque poteva e bruciando le sue giornate a velocità doppia. I suoi amici e i colleghi della band raccontarono poi che Charlie beveva pochissimo, ma che andava pazzo per il ballo e soprattutto per la marijuana, che di solito consumava in fondo al pullman dell’orchestra. Aveva comprato un giradischi portatile e, durante le trasferte, lo teneva sempre in funzione ascoltando soprattutto Lester Young, i cui assolo era in grado di cantare per intero senza il minimo preavviso. E ossessionava spesso i colleghi intonando un vecchio cavallo di battaglia del Dixieland, Shim-me-sha-wabble.

La prima seduta di registrazione ufficiale di Christian ebbe luogo l’11 settembre per la Victor. Si trattava di una all-star band messa su da Lionel Hampton, anch’egli membro della band di Goodman. Il 2 ottobre, il sestetto di Goodman con Charlie debuttò a sua volta su disco, con Flying Home, Rose Room e Stardust. Quattro giorni dopo, quando l’orchestra di Goodman si esibì alla Carnegie Hall, al chitarrista fu riservato proprio Stardust. Alla vigilia di Natale, con due sedute ormai in saccoccia, Charlie tornò alla Carnegie Hall per il secondo concerto della serie From Spirituals To Swing, durante il quale John Hammond – senza neanche chiederlo a Goodman – fece suonare il chitarrista con cinque membri dell’orchestra di Count Basie (Buck Clayton, Lester Young, Charlie Christian, Freddie Green, Walter Page, Jo Jones), sotto la dicitura Kansas City Six e appena prima dell’esibizione del clarinettista. Messo davanti al fatto compiuto, Goodman se la prese moltissimo con Hammond per avergli sottratto la sua star.
Ai primi di gennaio, Goodman concesse alla band due settimane di ferie e Charlie ne approfittò per tornare a Oklahoma City e, soprattutto, al Ruby’s Grill. Il Black Dispatch ne seguì le mosse come un’ombra, e l’elegantissimo Charlie fu trattato da tutti come un autentico re. Sul primo numero dell’anno, Downbeat aveva appena annunciato la vittoria di Christian come «miglior chitarrista» nel referendum indetto dal periodico, fatto ancor più incredibile considerando che Charlie era apparso sulla scena nazionale del jazz appena quattro mesi prima (e i 78 giri di Flying Home e Rose Room erano stati pubblicati il 2 novembre).
Poi vi fu il ritorno a New York e alla massacrante vita concertistica: ogni sera in un luogo diverso. Il 7 febbraio 1940 Charlie registrò di nuovo con il sestetto ma anche con i Metronome All Stars. Due settimane dopo, quando l’orchestra di Goodman arrivò a Chicago, Charlie fu ricoverato in ospedale con un febbrone da cavallo. Una radiografia di routine scoprì che i suoi polmoni recavano cicatrici di infezione tubercolare, e i medici gli prescrissero un periodo di riposo. Christian fece finta di niente, anche se i ricorrenti problemi di schiena di cui soffriva Goodman finirono per concedere all’orchestra altre due settimane di stop.
Una permanenza di due mesi al Coconut Grove di Los Angeles, a partire dal 19 marzo, dette a Christian l’occasione di perlustrare a fondo i club after hours della Central Avenue, nei quali poté suonare fino al mattino con i migliori musicisti della città. Il 3 e il 10 aprile Goodman portò la big band e il sestetto il sala d’incisione. Dopo alcuni ingaggi a San Francisco e a Catalina, tutti rientrarono a Los Angeles, dove il sestetto incise di nuovo l’11 giugno. Il 10 luglio, la sciatalgia di Goodman raggiunse una tale intensità da costringere il clarinettista a ricoverarsi alla Mayo Clinic, nel Minnesota, per un intervento chirurgico. Durante la convalescenza, destinata a protrarsi fino a metà ottobre, soltanto cinque membri dell’orchestra furono tenuti a libro paga, tra i quali lo stesso Christian.
Cogliendo la palla al balzo, Charlie tornò ai suoi affetti familiari di Oklahoma City. A parte le saltuarie puntate nel «Deep Deuce» per cimentarsi in jam session con gli amici e unirsi come solista ospite alle band che capitavano in città – questo accadde in agosto e settembre – ebbe finalmente il tempo di riposarsi, con effetti apparentemente positivi sulla sua salute. Fu in quei giorni che un amico gli fece il nome di Barney Kessel, all’epoca ancora studente di liceo. Il giovanissimo Barney suonava in un club del luogo, e l’incontro con Christian ebbe come risultato ben tre pomeriggi passati assieme a suonare al Civic Auditorium, dove l’orchestra del liceo di Kessel suonava tutte le sere.

Ai primi di ottobre Charlie partì da Oklahoma City per raggiungere New York, dopo un lungo viaggio in macchina – una Buick Dynaflash nuova di zecca – e una sosta a Kansas City. La nuova orchestra di Goodman iniziò le prove il 18 dello stesso mese. Benny accettò qualche ingaggio sul posto, con un piccolo gruppo. Era ormai evidente la sua alta considerazione di Christian, tanto che i due si unirono spesso, in quelle settimane, ad altre band come solisti ospiti. Il 28 ottobre 1940 Goodman e Count Basie si ritrovarono negli studi della Columbia Records per una seduta informale, convocando Christian e cinque membri dell’orchestra del Conte (Lester Young compreso). Gli esiti di questa seduta rimasero sconosciuti ai più fino agli anni Settanta. Avvenne che la prima moglie di Hammond, Jenny, traslocando dall’appartamento coniugale dopo il divorzio, si risolse a vendere una grossa collezione di dischi a un venditore di roba usata della Lower Manhattan. Tra quei dischi saltò fuori una serie di acetati relativi alla seduta con Basie, allora ignota ma oggi celeberrima: l’unico incontro ufficiale, su disco, di Christian e Young.
A fine ottobre, Goodman annunciò di aver definito l’ingaggio del trombettista Cootie Williams, stella dell’orchestra di Duke Ellington. Williams avrebbe fatto parte sia della big band sia di un piccolo gruppo destinato a chiamarsi «Benny Goodman And His Sextet». In realtà, era stato con la benedizione di Ellington che Cootie aveva accettato quel contratto di un anno (ma rimase per due) e un sostanziale aumento di stipendio. Ma questo, all’epoca, non lo sapeva nessuno. E, il 7 novembre, quel «sestetto» assai diverso dal precedente entrò in studio. Il vibrafono di Lionel Hampton fu rimpiazzato dalla tromba di Cootie e dal sax tenore di Georgie Auld. Questa combinazione strumentale – clarinetto escluso – era identica a quella del gruppo che Charlie aveva guidato nel 1939 prima di lasciare Oklahoma City, e forse fu proprio questo a stimolare ulteriormente la creatività del chitarrista, che entrò quindi nel suo periodo più prolifico di tutta la sua permanenza con Goodman. Per fortuna, un completo set di acetati della prima seduta di studio del «sestetto» è arrivato fino a noi e ci dà oggi la possibilità di entrare, per così dire, nel laboratorio della band. Per esempio, è oggi possibile ascoltare l’intera conversazione in studio relativa alle tre complete takes di Benny’s Bugle, alle due versioni di prova e a tutti gli errori e le interruzioni.
Il sestetto incise ancora una volta il 16 dicembre 1940 producendo una serie di famosi brani come Breakfast Feud, la cui pubblicazione su 33 giri nel 1955 non fu altro che il risultato del montaggio di svariate takes ottenuto inserendo, l’uno di seguito all’altro, i singoli assolo di chitarra prelevati dalle diverse versioni. E nel 1972 la Columbia fece uscire un’ulteriore versione fittizia, senza mai indicare quante takes del brano esistessero nella realtà (tanto più che nella seduta successiva, tenuta il 15 gennaio 1941, Breakfast Feud venne inciso ancora una volta). Il mistero rimase insoluto per lungo tempo, fino agli anni Novanta, quando la Columbia si decise a pubblicare le versioni originali.

Nel 1941, Christian vinse per la seconda volta il referendum di Downbeat, sempre con un largo margine sul secondo classificato. Il 16 gennaio partecipò, assieme a Goodman, all’annuale seduta di registrazione dei Metronome All Stars, questa volta per la Victor. La band di Goodman continuò a lavorare a New York e nei dintorni, con qualche occasionale puntata in luoghi più distanti. Da febbraio ad aprile l’orchestra apparve una volta la settimana nel corso della trasmissione radio What’s New, ogni volta lasciando un po’ di spazio al sestetto. Molti estimatori di Christian sono convinti che la migliore incisione del chitarrista con Goodman abbia avuto luogo il 4 marzo 1941. Il brano, dall’infelice titolo Chonk, Charlie, Chonk, era uno dei tanti che Christian aveva portato con sé da Oklahoma City, dove lo suonava con regolarità. Orchestrato dall’arrangiatore Jimmy Mundy, apparve per la prima volta nel corso della puntata di What’s New del 3 marzo e, in seguito, durante una trasmissione della Mutual di maggio o forse giugno. Nel dicembre 1943, quando fu finalmente pubblicato su disco, era stato ribattezzato Solo Flight e finì subito in testa alla «Harlem Hit Parade» della rivista Billboard, nonché alla ventesima posizione della classifica degli «Hot 100» del pop redatta dallo stesso periodico. Erano passati quasi due anni dalla prematura scomparsa del chitarrista. Nel 1955 ne fu pubblicata una seconda take, ed esistono anche due fotografie scattate nel corso della seduta che mostrano Christian e Goodman, in piedi l’uno accanto all’altro e circondati da altri membri della band. Non era capitato spesso che Charlie potesse uscire in assolo con l’orchestra, prima di quel giorno, e anche per questo motivo Solo Flight ebbe un impatto così sensazionale. «Quando l’ho ascoltato per la prima volta sono quasi svenuto!» dichiarò molti anni dopo il grande chitarrista Jimmy Raney. L’ultima seduta del «sestetto» con Christian ebbe luogo il 13 marzo 1941, quando fu incisa la seconda versione (ma la prima a essere pubblicata) di un’altra composizione di Christian, nota all’epoca come Good Enough To Keep e diventata poi Air Mail Special. Anche questo brano cadde vittima dei famigerati tagli e montaggi del 1955 e del 1972: ma, con sole due takes esistenti, nessuno ebbe la minima difficoltà a ricostruire come fosse davvero andata la faccenda.

Non è dato sapere quando Christian abbia iniziato a frequentare la Minton’s Playhouse per prendere parte alle jam session notturne. Il locale aveva aperto anni addietro negli spazi dell’hotel Cecil, al 220 della West 118th Street, e si trovava tra la 7th Avenue e la St. Nicholas Avenue. In origine era dedito al mainstream, ma aveva cambiato impostazione quando – nell’ottobre 1940 – il proprietario, Henry Minton, ne aveva affidato la gestione all’ex bandleader Teddy Hill. Hill ingaggiò il batterista Kenny Clarke come direttore artistico, e Clarke coinvolse ben presto il trombettista Joe Guy, il pianista Thelonious Monk e il contrabbassista Nick Fenton, formando con loro il gruppo stabile del locale. Una tale scelta si rivelò una delle più decisive in tutta la storia del jazz, dando origine ai primi vagiti di quello che, di lì a pochi anni, sarebbe stato chiamato bebop. Fin dall’inizio, il locale godette di un enorme successo. Finalmente i musicisti avevano un luogo in cui poter suonare ciò che volevano, senza alcuna interferenza da parte dei gestori. Hill volle anche istituire una «Monday Celebrity Night,» che servì a garantire la presenza di musicisti di qualità, pronti a suonare con la house band: il lunedì era il giorno di riposo delle orchestre e i loro membri potevano così trascorrere la serata ad ascoltare musica e a suonarla, con cibo e bevande offerti dalla casa. Non vi è dubbio che Christian fu uno dei primi a farsi vivi e a essere cooptato nella house band, tanto che Hill acquistò un amplificatore e una chitarra per tenerli nel locale a completa disposizione di Charlie. Lo stesso Kenny Clarke dichiarò in seguito: «Charlie veniva ogni sera e restava tutta la notte».
Poco dopo l’apertura del Minton’s, alcuni membri della house band – forse sobillati da Monk – decisero di ribellarsi ai musicisti che si presentavano a suonare ma non erano all’altezza. Decisero quindi di adottare tonalità impegnative, di modulare a metà brano, di attaccare tempi forsennati: tutti stratagemmi finalizzati a tenere alla larga i musicisti meno capaci. Funzionò, e ben presto i più abili strumentisti poterono soddisfare al massimo grado la loro voglia di musica. Le registrazioni fatte da Jerry Newman nel maggio 1941 lasciano intuire in diretta la transizione dallo Swing al bop.
A giugno, l’orchestra di Goodman riprese la sua vita on the road, ma Charlie ebbe un malore durante un tour del Midwest e fu rispedito a New York, dove lo ricoverarono al Bellevue Hospital. Le sue condizioni furono definite «buone, non pericolose». Il 7 luglio fu trasferito al Seaview Hospital, un sanatorio municipale a Staten Island. La tubercolosi si era manifestata di nuovo.

Teddy Hill andava a trovarlo ogni domenica, portandogli sempre del cibo cucinato da «Mom» Frazier, titolare di un ristorante sulla 125th Street che Charlie aveva frequentato assiduamente. Una volta la settimana si faceva vedere anche il medico personale di Count Basie, per «offrire un rinforzo» alle cure ospedaliere. Erano comunque pochi gli amici in grado di recarsi fino a Staten Island per fare una visita a Charlie, e per un giovanotto socievole e cordiale come lui dovette trattarsi di un periodo molto difficile. Il gennaio seguente, Charlie vinse ancora una volta il referendum di Downbeat, ottenendo circa il 40 per cento dei voti. A metà febbraio, qualche amico in visita gli portò della marijuana e della compagnia femminile. La leggenda vuole che, a seguito di tutto questo, Charlie abbia contratto una polmonite destinata ad affrettare la sua fine. In realtà il certificato di morte di Christian, emesso il 3 marzo 1942, indica con chiarezza la causa del decesso come «tubercolosi polmonare cronica».
Charlie Christian ebbe ben tre funerali. Il primo si svolse alla Mother Zion Church di Harlem, sulla 137th Street, da dove la salma partì per Oklahoma City chiusa in una bara anonima. Il secondo ebbe quindi luogo a Oklahoma City lunedì 9 marzo, preceduto da un corteo funebre secondo la tradizione di New Orleans e che raggiunse la Calvary Baptist Church sull’angolo tra Walnut Street e la 2nd. Christian fu esposto all’interno di una lussuosa bara, con una corona di fiori a forma di chitarra – donata dai colleghi della città – e un ampio omaggio floreale inviato da Goodman. Il Black Dispatch scrisse che si era trattato di uno dei funerali più solenni mai avvenuti a Oklahoma City. Poi il corteo funebre si trasferì a Bonham, Texas, dove lo aspettavano i parenti e gli amici di Charlie da entrambe le parti della famiglia. Dopo la terza cerimonia, che si tenne alla Bethlehem Baptist Church, Charlie fu infine sepolto – il 10 marzo 1942 – nel cimitero di Gates Hill.
Senza alcun dubbio, Charlie Christian è stato uno dei musicisti più importanti del Ventesimo secolo. Come Louis Armstrong, Earl Hines, Lester Young e Charlie Parker ha portato il jazz a livelli mai uditi prima, definendo allo stesso tempo un nuovo vocabolario che lo ha reso – allo stesso modo dei colleghi appena citati – l’esponente più significativo del suo strumento d’adozione.

(traduzione di Luca Conti)