Ai confini tra Sardegna e jazz, dal 1 al 9 settembre a Sant’Anna Arresi

Edizione trentatrè del festival di Punta Giara che si terrà tra la piazza del Nuraghe di Sant'Anna Arresi, Porto Pino e Masainas. La "Conduction" in ricordo di Butch Morris e l'omaggio del festival al musicista virtuoso di launeddas Carlo Mariani. In arrivo, tra gli altri, David Muray, Joe McPhee, Joe Chambers, Rob Mazurek e Lonnie Smith

340
L'immagine del cartellone del festival di Sant'Anna Arresi 2018

Ai confini tra Sardegna e jazz” spegne trentatrè candeline a Sant’Anna Arresi, dedicando il festival, dal 1 al 9 settembre nel territorio del piccolo centro del Sulcis, allo strumento del pianoforte. “Integrazione sui 7/8”, questo il titolo della rassegna dei concerti che si svolgeranno, come tradizione, nel raccolto anfiteatro ai piedi di un maestoso nuraghe al centro del borgo. Cuore sensibile del programma varato da Punta Giara è l’omaggio al grande Butch Morris, in passato ospite illustre della manifestazione. “Ai Confini tra Sardegna e jazz” infatti ha voluto riprendere il progetto incompiuto di questo musicista, la celebre “Conduction”. La numero 192 venne eseguita e registrata (a cura dello stesso festival che ne ha pubblicato poco tempo fa un magnifico cd) proprio da queste parti otto anni fa, il 29 agosto 2010, con un ensemble orchestrale composto da fior di musicisti come David Murray, Greg Ward, Evan Parker, Hamid Drake, Chad Taylor, Joe Bowie e altri. Per dare vita alla nuova “Conduction” (in cantiere per il 7 settembre), quella che Morris avrebbe dovuto realizzare da queste parti, ossia la numero 200, gli organizzatori si sono rivolti al giovane e talentoso polistrumentista e compositore americano Tyshawn Sorey, classe 1980, in curriculum quattro album da leader e numerose collaborazioni con musicisti di prestigio, da John Zorn a Vijay Iver, Steve Coleman e, ovviamente, Butch Morris. Sorey dirigerà un’orchestra di sedici elementi provenienti dal Conservatorio di Cagliari diretti da Daniele Ledda, il Coro Stadium Canticum e l’Ensemble Scisma. Il progetto, in collaborazione con Ticonzero, sarà costruito durante tre giornate di prove presso lo stesso Conservatorio.

Tyshawn Sorey guiderà la “Conduction part.1” al festival “Ai confini tra Sardegna e jazz (foto Paolo Piga)

Altro omaggio, quello dedicato a Carlo Mariani, figura chiave delle sperimentazioni avviate agli albori del festival sul terreno di incontro tra musica afroamericana e tradizione sarda. Carlo Mariani era un appassionato virtuoso suonatore delle launeddas, antico strumento a fiato dell’Isola, probabilmente il più antico del Mediterraneo. “The Man of the Long Canes” è il titolo del concerto tributo affidato per l’occasione a Sandro Satta, sassofono, Bruce Ditmas, batteria, Antonello Salis, piano e fisarmonica e Paolo Damiani al violoncello. Il concerto si terrà l’ultima sera alle ore 21 nella chiesa romanica di San Giovanni Suergiu.

Alla formazione italiana dei Roots Magic il compito di aprire il festival (foto di Eleonora Cerri Pecorella)

Sarà una formazione italiana quella romana dei Roots Magic (Alberto Popolla, clarinetti, Enrico De Fabrittis, sax, Gianfranco Tedeschi, contrabbasso e Fabrizio Spera, batteria) con la loro passione per il country blues rivisitato con l’ìmprovvisazione jazz ad aprire il festival alle 21 del 1 settembre nella piazza del Nuraghe. E’ una esperienza di musica totale, quella che seguirà dell’ensemble guidato dalla pianista e compositrice francese Eve Risser, la White Desert Orchestra formata da dieci musicisti. Una esperienza unica e non banale di musica improvvisata che solletica l’ascolto e surfeggia tra jazz, musica classica, contemporanea e avantgarde. Una musica di affascinante impatto sonoro, molto evocativa, ispirata dagli elementi naturali e intrisa di spiritualità.

La White Desert orchestra diretta da Eve Risser

E’ una star di tutto rispetto a troneggiare l’indomani, nel set finale: il grande tenorsassofonista David Murray. Musicista ormai da leggenda che ha attraversato, nell’ambito di una fantastica carriera, tutta la scena contemporanea con passo autorevole, si presenta in quartetto con Nasheet Ways, batteria, Jaribu Shadid, contrabbasso e Orrin Evans al piano. Ad aprire la serata sarà il creativo sestetto degli Young Mothers guidato dal bassista norvegese Ingebrit Haker Flaten: schiera i due batteristi americani Frank Rosaly di Chicago e il texano Stefan Gonzalez, il chitarrista Johnathan Horne, Jasson Jackson al sax e il rapper e trombettista Jawwaad Taylor. Anche qui improvvisazione e potenza ritmica, musicisti in grande spolvero e sound trascinante.

Il sassofonista David Murray è tra gli ospiti di punta di Ai confini tra Sardegna e Jazz (foto Fabrice Monteiro)

Sulla stessa linea musicale il duo newyorchese Talibam in compagnia del sassofonista Joe McPhee protagonisti del set di chiusura del 3 settembre. Talibam, Matt Mothel ai sinth e Kevin Shea alla batteria, è un esplosivo duo dadaista capace di attraversare in un baleno nei live la storia della musica. Repentini cambi di scena e di melodie, musica iterativa e fulminanti gags sonore, con una instancabile drumming a indicare la via. A fare da apripista nella stessa serata gli austriaci Radian, trio di ascendenza rock formato da Martin Brandlmayr alla batteria, John Norman al basso e Martin Siewert, chitarra e live electronics.

Il sassofonista Joe Mc Phee ritratto in compagnia della formazione dei Talibam

Un pezzo importante della storia del jazz, il polistrumentista Joe Chambers, batterista, vibrafonista e anche pianista è al centro del live proposto il 4 alle ore 19 a Porto Pino. Due ore più tardi di nuovo sulla piazza del Nuraghe per un doppio set. Apre il duo composto dal batterista Chad Taylor e il giovane ed emergente sassofonista James Brandon Lewis. A seguire l’inedita formazione dei Chicago London underground con il duo costituito dal trombettista Rob Mazurek, ormai ospite fisso da alcuni anni della rassegna, e il batterista Chad Taylor e l’altro formato dal contrabbassista John Edwards e il pianista (ma anche organo Hammond) Alexander Hawkins, provenienti dai Decoy. Mazurek è ancora il protagonista del live serale, alle 19 nella località Is Solinas di Masainas, in tandem con il talento italiano 2017 battezzato da Top jazz, il trombettista bresciano Gabriele Mitelli.

Chicago London Underground con Rob Mazurek, John Edwards, Alexander Hawkins

La sera doppio appuntamento al teatro del Nuraghe alle 22,30 con A pride of Lions che vede attorno al vulcanico tenorista Joe Mc Phee il sassofonista Daunik Lazro, Joshua Abrams al basso, Guillame Seguròn ancora al basso e l’immancabile Chad Taylor alla batteria. Ad aprire alle 21 la formazione all stars del Sant’Anna Arresi Black quartet che vedrà schierati sul palco David Murray in duo con l’altro giovane sassofonista James Brandon Lewis. Completano il team il contrabbassista Jaribu Shahid e il batterista Tyshawn Sorey.

A Pride of Lions (Joe McPhee, Daunik Lazro, Joshua Abrams, Guilàmee Séguron e Chad Taylor)

Il 6 settembre si apre con il quartetto del trombettista Gabriele Mitelli Ong “crash” (Gabrio Baldacci alla chitarra, Enrico Terragnoli al basso e Cristiano Calcagnile alla batteria). Chiude il cerchio uno stimolante e creativo quartetto, quello diretto dal pianista Alexander Hawkins con Elaine Mitchener, voce, Neil Charles, contrabbasso e Stephen Davis batteria. Alexander Hawkins è anche il protagonista del solo l’indomani alle 19 a Is Solinas. Il duo di improvvisazione radicale, A-Septic, cioè Stefano Ferrian al sax e Simone Quatrana al pianoforte, ha il compito di fare da apripista per uno degli eventi più attesi del festival, la “Conduction part.1” diretta da Tyshawn Sorey , con l’ensemble orchestrale di sedici musicisti del Conservatorio di Cagliari diretto da Daniele Ledda, il Coro Studium Canticum, l’Ensemble Scisma.

ONG “crash” : Gabriele Mitelli, tromba, Gabrio Baldacci, chitarrai, Enrico Terragnoli, basso e Cristiano Calcagnile alla batteria

Cambio totale di registro l’8 settembre con il concerto dei sardi Blackstones, band fortemente influenzata da metal, stoner e grunge. A seguire Lonnie Smith, impareggiabile maestro dell’organo Hammond B3 in compagnia di Johnathan Kreisberg, chitarra e Johnathan Blake alla batteria. Il concerto è in esclusiva europea. 9 settembre, ultima giornata del festival, dopo il set “The Man of Long Canes” si chiude alle 22,30 con Snake Platform, un progetto di improvvisazione guidata e composizione istantanea coordinato da Daniele Ledda a cui partecipano i sedici musicisti del Conservatorio di Cagliari.

Snake Platform, l’ensemble di sedici musicisti del Conservatorio di Cagliari diretto da Daniele Ledda