RUSS JOHNSON E KEN VANDERMARK A PAVIA: «Dialoghi: Jazz per due»

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Ken Vandermark (foto Gianfranco Rota)24 marzo 2014, Pavia, S. Maria Gualtieri

RUSS JOHNSON e KEN VANDERMARK

Dopo il concerto pomeridiano di domenica 23 marzo al Bergamo Jazz Festival (con Fred Lonberg-Holm e Tim Daisy) i due leader del quartetto si sono presentati a Pavia per un faccia a faccia. L’occasione l’ha fornita la rassegna «Dialoghi: Jazz per due», con la direzione artistica di Roberto Valentino, che si tiene come d’abitudine in quel gioiellino variamente mutato che è l’ex chiesa di S. Maria Gualtieri, oggi spazio gestito dal Comune proprio nel cuore della città medievale.

Fin dall’arrivo in scena dei due musicisti è stato un profluvio di suoni: schiettezza ed enigmi, vocalizzi e ritmi hanno creato una magia. Poco importa chiedersi il genere di questo cortometraggio musicale: l’importante è che ci abbia rivelato le ricchissime sonorità di una foresta pluviale. Ed è di polmoni, appunto, che stiamo parlando.

Si è davvero trattato di un viaggio, con il baritono (finemente inciso) di Ken Vandermark che poteva ricordare l’esploratore a tratti curioso e a tratti spaventato da ciò che lo circondava, ovvero la tromba di Russ Johnson. In uno dei dialoghi avviati da clarinetto e tromba, senza troppo lavorare di fantasia, è stato come trovarsi nel bel mezzo di una animata discussione tra la fauna indigena, di incredibile autenticità. Il trombettista ha narrato anche melodiosi momenti di meraviglia e di quiete e intessuto un canto tribale di stupefacente intensità ritmica e sonora; ai sassofoni, Vandermark ha agito spesso anche come sezione ritmica, forse rappresentandoci la scansione del viaggio e rivelando un’efficacissima, splendida e ancorché inusuale funzione del suo strumento.

Più dei dialoghi, abbiamo intercettato le singole voci, che in taluni momenti si incontravano e percorrevano insieme un tratto di strada per descrivere la stessa inquadratura, mentre in altri sembravano rincorrersi o isolarsi, incuranti della tonalità. Certo, non avremmo potuto assistere a questa sorta di film senza l’eccellente tecnica e l’intuizione musicale dei due protagonisti, assieme alle qualità dei loro strumenti.

I prossimi appuntamenti della rassegna: il 4 aprile con Arve Henriksen e Jan Bang; il 10 aprile con Boris Savoldelli e Umberto Petrin.

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P Landriani