Roberto Ottaviano Eternal Love al Firenze Jazz Festival

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Il quintetto Eternal Love - Foto di Alessandro Botticelli

Firenze, Anfiteatro di Villa Strozzi

8 settembre

Allettante anteprima del Firenze Jazz Festival, organizzato da Centro Spettacolo Network in collaborazione con Musicus Concentus e Music Pool, il concerto del quintetto Eternal Love di Roberto Ottaviano non ha deluso le aspettative, anzi. Il titolo del programma presentato dal quintetto, In Spirit of Mingus – The Centenary Tribute, era certamente impegnativo e presentava potenziali insidie. In casi come questi il tributo – od omaggio che dir si voglia – a una figura di tale e tanto spessore nasconde sempre il rischio di operazioni troppo appiattite su una pedissequa adesione al dettato originale.

Nella circostanza, invece, Ottaviano e compagni hanno optato per un criterio che si potrebbe definire «rovesciato». Infatti, per la loro indagine alcune pagine di Mingus hanno costituito la base su cui costruire altri percorsi e dalle quali estrarre elementi utili per aprire nuove prospettive di sviluppo. In altre parole, un metodo efficace per svelare e illustrare le amplissime risorse insite nella musica del Mingus compositore, come se la sua scrittura fosse (ma in realtà lo è poi davvero!) una sorta di vaso di Pandora. Tale visione si riscontra in maniera palpabile in «Charlie’s Blue Skylight», il duo registrato da Ottaviano con Alexander Hawkins e recentemente pubblicato da Dodicilune.

Alexander Hawkins & Roberto Ottaviano – Foto di Alessandro Botticelli

Proiettato nella dimensione di un quintetto consolidato come Eternal Love, questo approccio moltiplica le proprie potenzialità, come dimostra fin dalle prime battute la versione di Peggy’s Blue Skylight. Emergono subito la dialettica faconda tra il sax soprano del leader e i clarinetti di Marco Colonna, protagonisti di fitti intrecci; il tocco asciutto, spiccatamente ritmico e spesso arricchito dall’uso dei block chords di Hawkins al piano; l’abilità di Giovanni Maier (contrabbasso) e Zeno De Rossi (batteria) nell’alimentare una pulsazione palpitante diversificandone accenti e dinamiche.

Roberto Ottaviano & Marco Colonna – Foto di Alessandro Botticelli

L’azione del quintetto ottiene i risultati più produttivi e convincenti laddove si allontana decisamente dall’impianto armonico dei brani. In tal senso risultano esemplari le interpretazioni di Pithecanthropus Erectus e Haitian Fight Song, le cui tensioni ritmiche e contrapposizioni tra voci e sezioni rappresentano un viatico ideale per continue e feconde invenzioni. Sotto questo profilo è interessante osservare l’interazione (e il contrasto) tra Ottaviano e Colonna: produttore rigoroso di frasi logicamente concatenate il primo; scardinatore sistematico e visionario di schemi e strutture il secondo.

Marco Colonna & Giovanni Maier – Foto di Alessandro Botticelli

Specie al clarinetto basso Colonna elabora fraseggi spericolati e lungimiranti, traducendo in un contesto contemporaneo ed europeo lo spirito di Eric Dolphy. Quanto al rigore razionale di Ottaviano, basterebbe citare il dialogo – intenso, serrato ma sommesso – imbastito con un De Rossi prodigo di sottigliezze in Free Cell Block F, ‘Tis Nazi U.S.A.: una vera e propria opera di ri-creazione, una piccola gemma. In definitiva, un significativo esempio – come del resto l’intera operazione – di un’esplorazione intrapresa, di cui si auspica la continuazione.

 

Enzo Boddi