Rencontres de chants polyphoniques, Corsica

Edizione numero trentatré per il festival che si è tenuto a Calvi dal 14 al 18 settembre.

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François Salque - Vincent Peirani Foto di Silvio Siciliano

Calvi (Corsica)
14-18 settembre 2021

La manifestazione còrsa, arrivata alla sua edizione numero 33, è rivolta prevalentemente alla World Music ma è aperta a vari generi, jazz compreso. D’altra parte il gruppo vocale A Filetta, che organizza il festival insieme all’associazione U svegliu calvese, è noto in Italia anche per le collaborazioni con Paolo Fresu e Daniele di Bonaventura sia in concerto sia in incisioni discografiche. Quindi il cartellone dei cinque giorni è molto ricco di proposte. Come quella che ha visto protagonista Vincent Peirani alla fisarmonica. La sua proposta musicale, insieme al violoncellista François Salque,  ha fatto da base a uno spettacolo singolare chiamato Migrations. Jean Boucault e Johnny Rasse interpretano infatti il canto degli uccelli, non tanto imitato con la voce, ma riprodotto nei suoni autentici degli animali. Forse un esperto avrebbe potuto distinguere le varie specie, data la grande varietà di versi intonati dai due solisti. Che non si sono limitati a eseguirli sul palco ma anche di muoversi da una parte all’altra della cattedrale imitando anche i gesti dei volatili. Parlando di una rappresentazione in buona parte teatrale non ci sono unicamente elementi bucolici ma anche drammatici come l’aquila che uccide il rivale aprendo le ali. In questo caso i due interpreti hanno seguito le linee musicali di un tango interpretato in modo energico da Peirani e Salque, maestri di virtuosismo e improvvisazione, Il fuori programma invece ha stemperato la tensione: i pennuti in questa situazione erano due polli che hanno sottolineato una situazione comica insieme ai musicisti.

Ana Carla Maza
Foto di Silvio Siciliano

Giovane e dall’espressione sempre allegra e positiva nei confronti del pubblico, la cantante-violoncellista Ana Carla Maza ha una doppia formazione. Una sudamericana (nata a cuba da padre cileno e madre cubana) e una europea (il padre si era rifugiato in Francia per sfuggire alla dittatura di Pinochet, e Ana Carla ha raggiunto il paese transalpino per gli studi superiori). Entrambe convivono nella sua proposta musicale: non c’è solo Cuba, con il quartiere di Avana Bahia che dà il titolo al concerto, ma l’intero continente centro e sudamericano. Inoltre non c’è solo il gusto della canzone, tipicamente francese, ma anche momenti jazz. Maza punta sulla verve, sulla presenza scenica, sull’energia che spinge l’aspetto tecnico. E’ quasi una necessità, essendo da sola sul palco e dovendo catturare l’attenzione del pubblico. Il successo è stato pieno e lo spettacolo estremamente interessante: alla prossima occasione ci attendiamo di cogliere un maggior numero di sfumature (specialmente nella parte strumentale) che accarezzino l’ascolto.

Piers Faccini
Foto di Silvio Siciliano

Siamo abituati ad ascoltare Piers Faccini come un cantautore dallo stile tipicamente anglosassone. Invece la sua storia è molto più complessa con almeno tre culture (italiana, inglese e francese) a essere ben presenti nel suo mondo musicale. Shapes of the fall è un album che racchiude più dei precedenti questa complessità. Il tema scelto e portato in concerto, il nostro pianeta minacciato dalla crisi globale, viene espresso in una ricerca delle radici di Oltralpe e Oltremanica con un viaggio di andata e ritorno, Ecco perché accanto a brani dall’anima blues e del folk acustico britannico, ci sono quelli che portano l’ascoltatore nel bacino del Mediterraneo, sulle sponde arabe e turche e ovviamente anche quelle italiane. Il sud è rappresentato da un canto salentino, posto all’inizio della serata, e dalla classica Tarantella del Gargano. La lingua scelta è però l’inglese che è supportata da uno stile chitarristico che imita altri strumenti a corda pizzicata. Accompagnato dall’ottima violoncellista Juliette Serrad ha quindi salutato il pubblico con la bluesy Runaway Back Home, perfetta anche come titolo per concludere il viaggio.

A Filetta
Foto di Silvio Siciliano

Concludiamo con i padroni di casa di A Filetta, sempre presenti inoltre ai concerti serali con  un’introduzione di tre brani per salutare pubblico e artisti. Insieme all’Ensemble Conductus diretto da Marcello Fera, i cantanti hanno presentato Archincanto, un incontro fra la musica colta e il mondo della polifonia còrsa. Nella prima si va da brani contemporanei al recupero delle variazioni sulla Follia (presentata però con dissonanze tipicamente attuali), nell’altra si presentano pezzi sacri e profani tipici della tradizione dell’isola. Ne è venuto fuori un repertorio dove la creatività (di Fera, di Jean-Claude Acquaviva de A  Filetta e di Bruno Coulais) è andata alla ricerca di linguaggi melodico armonici che usano il sistema tonale come base di partenza per esperimenti mai fine a se stessi. Inoltre la vocalità tiene sempre conto della fusione tra linguaggio sacro e profano proprie della tradizione popolare. Brani come Rex tremendae, U furore e Benedictus ne sono stati ottimi esempi, mentre gli strumentisti hanno brillato in pezzi come Cardiophonia composta dallo stesso Fera. La conclusiva Sor aqua dal Cantico delle creature di San Francesco è stata la degna conclusione di un programma fuori dai canoni consueti di classica e folk ma che di entrambe ne ha evidenziato l’anima migliore.