«Racing Against The Time», l’ultimo lavoro discografico di Francesca Leone

Pubblicato dalla Fo(u)r, nel suo nuovo disco la cantante pugliese è con Adam Pache, Bruno Montrone, Guido Di Leone e Dario Di Lecce. Ne parliamo con lei.

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Francesca, in un periodo in cui il fermento musicale porta a pubblicare dischi in buona quantità e con frequenza, tu hai aspettato più di tre anni prima di dare alla luce «Racing Against The Time». Cosa è successo in questo tempo?
In realtà non ho aspettato… è passato troppo velocemente il tempo!! In questo tempo ho studiato, ascoltato e meditato su che tipo di disco e su quali brani mi sarei dovuta concentrare….

Il brano che da il titolo al disco, è a tua esclusiva firma. E anche questa mi sembra una bella novità. Perché questo titolo?
Il titolo «Racing Against Time» proviene dal fatto che ultimamente mi sento trasportata dal tempo che scorre velocemente e non dà tregua a nessuno: tanti impegni e cose da fare.

Cosa o chi ha ispirato questa tua composizione?
Non ho avuto nessuna ispirazione..! È stata una cosa molto spontanea. Mi sono seduta al piano e ho composto questo brano per fermare il tempo, il momento, come se volessi tirare un sospiro per poi riprendere la corsa.

E’ un album che si distacca dai tuoi precedenti lavori: troviamo due brani di Attilio Zanchi e ti ritroviamo in veste di autrice prima al fianco di Guido Di Leone e, poi, di Bruno Montrone. Sembra che tu abbia voluto dichiarare un cambiamento.
In realtà questo disco non si distacca, nella modalità, da «New Composition», in cui ho cantato brani di bravissimi musicisti quali Fabrizio Bosso, Jim Snidero, Renato Chicco e Guido Di Leone su cui ho aggiunto testi miei. Mi sono espressa maggiormente, dando più spazio alla creatività senza tralasciare i miei punti fermi: i meravigliosi standard e la mia amata bossanova. Se poi sembro diversa, allora ben venga! Mi sento sempre in crescita ed in evoluzione.

Gli altri brani, invece, rappresentano il tuo passato?
Gli standard e la bossanova fanno parte di me, ho avuto (e ho ancora) la fortuna di avere un papà che mi ha cresciuto a pane e Sinatra e Jobim. Non penso che potrò mai cantare qualcosa che si distacchi completamente da tutto ciò! Questa musica è il mio passato e il mio futuro!

Hai messo le parole a Funk In Deep Freeze di Hank Mobley. Cosa ti ha spinto a scegliere proprio questo brano per i tuoi testi?
Tra i miei cantanti preferiti quello che mi ha influenzata di più è Chet Baker. Era solito suonare Funk in Deep Freeze ed è un brano che mi è sempre piaciuto! Quindi perché non aggiungere un testo visto che ne era privo?

Il fatto che l’album si apra con un brano di Marcos Valle è significativo del tuo attaccamento alla musica brasiliana?
Ho scelto di aprire il disco con “Eu preciso aprender a ser so’” perché mi piaceva l’idea di iniziare la corsa contro il tempo con un brano slow, e rilassato e perché adoro la musica brasiliana! Le composizioni di Valle, Jobim, Bonfa’ e Powell sono meraviglie jazzistiche che molte persone non conoscono e criticano, pensando che siano canzonette. Se facessero un’analisi armonica si renderebbero conto che così non è! Le forme sono le classiche del jazz: AABA, AB e l’armonia un tripudio di tensioni tipicamente jazzistiche.

Un cambiamento è rappresentato anche dai tuoi compagni di viaggio. Vorresti parlarcene?
I miei compagni di viaggio sono cari amici e colleghi: Bruno Montrone è un pianista talentuoso, nonché scrupoloso accompagnatore! Un cantante deve essere ben sostenuto sia metricamente ma soprattutto armonicamente e Bruno è uno dei pochi che ti fa sentire su un materasso morbido ma stabile. Dario di Lecce è un contrabbassista deciso e dal suono definito. Con lui ho già registrato due dischi: sapevo che era una garanzia! Che dire poi di Adam Pache, una macchina del timing! L’ho conosciuto solo un anno fa ma subito abbiamo legato.

Francesca, il tuo passato culturale tradisce altre aspirazioni. Come è iniziato il tuo viaggio nell’universo del jazz?
Provenendo da una famiglia di avvocati, anch’io ho studiato e mi sono laureata in Giurisprudenza. Ma come dicevo prima, la musica ha sempre fatto parte della mia vita ed ha prevalso sull’arida lex… Mio padre da giovane cantava nei nightclub in qualità di cantante confidenziale «alla Bruno Martino» per intenderci. Con il pianoforte in casa ed una padre così per me è stato naturale intraprendere questo percorso.

Chi è stato il tuo mentore?
Il mio mentore da sempre è Guido Di Leone. Chitarrista e fondatore della scuola di musica di Bari Il Pentagramma. Da quando iniziai a studiare al Pentagramma mi ha sempre consigliato, spronato ed incoraggiato. Arrabbiatevi con lui! Ed è il mentore di molti giovani musicisti pugliesi.

Tra le tue tante collaborazioni, quali ritieni siano state le più significative?
Le mie collaborazioni più significative sono state sicuramente con Guido Di Leone, tanti concerti e dischi; quella con il pianista Renato Chicco e il batterista Andy Watson abbiamo registrato un disco insieme; la produzione con l’Orchestra Sinfonica della città metropolitana di Bari con cui ho cantato il mio disco di bossanova «Querida» interamente arrangiato da Vito Andrea Morra.

Cosa è scritto nell’agenda di Francesca Leone?
Nella mia agenda ci sono tanti concerti e progetti. Forse un lavoro in cui canterò in italiano… e un viaggio lontano: a breve i dettagli!
Alceste Ayroldi