Peter Brötzmann e Joe McPhee: l’improvvisazione al centro della musica

di Giuseppe Vigna

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Peter Brötzmann e Joe McPhee - Joe McPhee (foto di Enrico Romero)
Joe McPhee (foto di Enrico Romero)

Venerdì 10 maggio Bologna – Angelica Festival: Peter Brötzmann, Hamid Drake, Maalem El Mokhtar Gania

Domenica 12 maggio Forlì – Area Sismica: Joe McPhee “Clifford Thornton Memorial Quartet” / Antonio Raia e Renato Fiorito

A pochi giorni di distanza due concerti in esclusiva, in Emilia e in Romagna, hanno illustrato quanto ancora sia stimolante e creativo l’universo dell’energy music, l’ambito espressivo collegato al jazz ribelle degli anni Sessanta che ha posto l’improvvisazione e la composizione istantanea al centro della musica. Questo a dispetto dell’età anagrafica dei protagonisti principali delle due serate, i sassofonisti Peter Brötzmann e Joe McPhee, settantottenne il primo e presto ottantenne il secondo.

Ciò che colpisce non sono soltanto la forma fisica e la lucidità ma è la capacità di mostrare la creazione in diretta, generando qualcosa di vivo e palpitante, continuando nel solco di una tradizione percorsa dai maestri del jazz attenti a creare sempre un’esperienza sonora condivisa.

Joe McPhee (foto di Enrico Romero)
Joe McPhee (foto di Enrico Romero)

A Bologna per Angelica Festival di fianco a Peter Brötzmann, al sax tenore e al tarogato, erano Hamid Drake alla batteria e Maalem El Mokhtar Gania al canto e al guimbri. La presenza del musicista marocchino, che al canto ipnotico e potente affianca una maestria rara nel suonare il guimbri, lo strumento a corde usato dai popoli Gnawa del Marocco, caratterizzava il trio per la sua unicità, un’occasione che capita raramente. “I ritmi di Maalem El Mokhtar sono un archetipo, ci puoi trovare dentro di tutto, dal samba brasiliano alla second line di New Orleans, lo swing, il funk”, dice Hamid Drake dopo il concerto, entusiasta come gli altri due che erano sul palco. E un ora e mezza abbondante di musica hanno offerto una lunga emozione; il repertorio era basato su brani della tradizione Gnawa, canti che accompagnano riti e cerimonie, che davano origine a sviluppi imprevedibili tra le fitte poliritmie di Drake e il gospel scheggiato di Brötzmann, sempre più lirico e autorevole, procedendo senza sosta, come in una magica trance.

Peter Brötzmann
Peter Brötzmann (foto di Marherita Caprilli)

La musica di Albert Ayler, il suo sax tenore dall’urlo viscerale sono tra è una le ispirazioni più dichiarate tanto per Peter Brötzmann quanto per Joe McPhee, ascoltato a Forlì per l’Haikufestival di Area Sismica pochi giorni dopo. McPhee, al sax tenore e alla cornetta, dirigeva il “Clifford Thornton Memorial Quartet”, dedicato allo spirito del trombettista al cui fianco McPhee esordì nel 1969. Il gruppo allineava i francesi Daunik Lazro al sax e Jean-Marc Foussat alle tastiere elettroniche e il giapponese Makoto Sato alla batteria. Spinto dal flusso ritmico spezzato e astratto di Sato, già compagno di viaggio di Don Cherry, il gruppo ha trovato coesione in un forte crescendo, alternando momenti sospesi e impennate rabbiose, per un finale con i fuochi d’artificio nella ripresa, in corsa, di Truth Is Marching In, un gospel tra i più celebrati di Ayler. E ai ricordi di Ayler si aggiungevano quelli di Clifford Thornton, di Don Cherry, per una visione sonora in divenire, istantanea.

Hamid Drake
Hamid Drake (foto di Margherita Caprilli)

Fa davvero bene constatare quanto questa musica sia ancora vitale, e un bel talento che segue l’approccio di Brötzmann e McPhee, è quello del giovane napoletano Antonio Raia al sax tenore che in compagnia di Renato Fiorito all’elettronica ha aperto la serata a Forlì, con un repertorio appassionato, ispirato dai suoni e dagli umori della sua città.

Giuseppe Vigna

Maalem El Mokhtar
Maalem El Mokhtar (foto di Margherita Caprilli)