Parma Jazz Frontiere 2017, 18 e 19 novembre

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Sclavis-Pifarely-Courtois a Parma Jazz Frontiere - foto Rossetti/PHOCUS

Parma Jazz Frontiere 2017 – 18 e 19 novembre – Casa della Musica, Parma 

Al centro più o meno esatto di una programmazione lunga un mese e mezzo, per l’esattezza dal 27 ottobre al 12 dicembre, che ha visto e vedrà esibirsi alla corte di Roberto Bonati (che del festival è da sempre il direttore artistico) Evan Parker e Barre Phillips, Barry Guy e Savina Yannatou, lo stesso Bonati in versione orchestrale, i giovani dei gemellaggi e dei seminari e altri ancora, la ventiduesima edizione di Parma Jazz Frontiere ha offerto nel terzo week-end di novembre, in quell’ideale bomboniera che è la Casa della Musica, una coppia di concerti veramente coi fiocchi.

Si è partiti con Filippo Vignato, alla testa del quartetto protagonista del recente, bellissimo «Harvesting Minds» con Giovanni Guidi al piano, Mattia Magatelli al contrabbasso e Zeno De Rossi – in luogo di Attila Gyárfás – alla batteria, per un set che non ha fatto che confermare tutto quanto di buono il trentenne trombonista vicentino ci sta rivelando da un paio d’anni in qua. Non a caso è stato eletto miglior talento 2016 al nostro Top Jazz, e altrettanto non a caso a lui è andato quest’anno il Premio Internazionale Giorgio Gaslini, meritoriamente istituito dal festival ducale dopo la morte del Maestro, che a Parma e a Bonati (suo bassista nel Globo Quartet) in particolare era fortemente legato.

Filippo Vignato a Parma Jazz Frontiere
Filippo Vignato a Parma Jazz Frontiere – foto A. Bazzurro
Zeno De Rossi a Parma Jazz Frontiere
Zeno De Rossi a Parma Jazz Frontiere – foto A. Bazzurro

Vignato ha riproposto la sua musica, capace veramente di far quadrare il cerchio, nella sua non ovvietà (la sua intenzionalità, diremmo), in grado di incontrare il gusto degli appassionati più esigenti, ma nel contempo solida, senza salti nel vuoto, fortemente strutturata, poggiante su un interplay di gruppo veramente invidiabile, tale, quindi, da venire incontro anche alle esigenze di chi si sente ancora legato a un’idea di jazz sufficientemente tangibile e coglibile.

Un’idea di jazz che forse, il giorno dopo, in qualcuno sarà stata messa in forse dal magnifico trio (assolutamente paritetico) composto da Louis Sclavis ai clarinetti, Dominique Pifarély al violino e Vincent Courtois al violoncello. Anche qui, alle spalle, c’è un signor disco, «Asian Fields Variations» che i tre hanno ripercorso riproponendo la loro idea di musica non ancorata a un’unica tradizione. C’è il jazz, ovviamente, in ciò che i tre francesi suonano, perché in quest’ambito circola in prevalenza la loro carta d’identità artistica, ma c’è anche molta contemporaneità (e non, a conti fatti) eurocolta, perché da quell’universo, alla resa dei conti, i tre provengono, per studi e – perché no? – ascendenza geografica.

Sclavis-Pifarely-Courtois a Parma Jazz Frontiere - foto Rossetti/PHOCUS
Sclavis, Parma Jazz Frontiere – foto Rossetti/PHOCUS

Ovviamente leggere in questo super-team il trio di Sclavis (che a Parma ha privilegiato largamente il clarinetto al clarone) sarebbe un errore imperdonabile, in cui magari qualcuno potrà incorrere per le consuete ragioni gerarchiche insite nel jazz e che portano a vedere nel fiatista l’uomo di riferimento: qui si compenetrano tre anime, peraltro largamente complementari e affini, pagine dell’uno e dell’altro in fitto interscambio, camerismo comunque prevalente, non fosse altro che per ragioni squisitamente timbrico-strumentali e impennate verso afrori più pieni e vitali, ora lirico-descrittivi, ora finemente danzanti (le due cose peraltro non si elidono certo a vicenda), con un’attenzione all’aspetto formale assolutamente esemplare.

Dimensione strettamente acustica, per il trio, e grande apprezzamento da parte del pubblico (come del resto la sera prima per Vignato e soci). «Amiamo particolarmente esibirci senza amplificazione – ci ha detto Sclavis a fine concerto – e lo facciamo più spesso che possiamo. Quando troviamo un ambiente come questo auditorium, quindi, siamo doppiamente felici». E noi con loro, ovviamente.

Alberto Bazzurro

Sclavis-Pifarely-Courtois a Parma Jazz Frontiere - foto Rossetti/PHOCUS
Sclavis-Pifarely-Courtois a Parma Jazz Frontiere –
foto Rossetti/PHOCUS