PARCO DELLA MUSICA: Mehldau-Guiliana, Coen, Petrella

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25 novembre, 8 e 9 dicembre 2013, Roma

Da sempre curioso verso le sperimentazioni, Brad Mehldau ha deciso di stupire con un progetto che lo vede duettare con Mark Guiliana, batterista e percussionista che a dispetto della giovane età è molto conosciuto in virtù delle collaborazioni con musicisti come Avishai Cohen e Bobby McFerrin. «Mehliana», uscito a gennaio per la Nonesuch e presentato a Roma nel corso di un lungo tour europeo, è un duo elettrico che attinge moltissimo al free jazz come al funk, strizzando talvolta l’occhio al progressive e a sonorità tipiche dell’elettronica di gruppi decisamente rock come i Radiohead (di cui il pianista ha interpretato in passato alcuni brani).

Mehldau passava con scioltezza dal pianoforte al sint al Fender Rhodes, peccando forse di una certa ridondanza in alcuni passaggi ma non tralasciando la melodia che è rimasta sempre il punto focale delle sue composizioni. A fargli da contraltare un Guiliana che, pur dando prova di indiscusso virtuosismo, è apparso quasi timoroso di sconfinare troppo nel territorio del più esperto partner e a volte un po’ ostacolato dall’elettronica che sembrava non padroneggiare completamente. Nel complesso, una prova non del tutto riuscita o comunque un esperimento ancora in fase di rodaggio.

In occasione del sessantesimo compleanno di John Zorn, Gabriele Coen – accompagnato da Zeno De Rossi (batt.), Benny Penazzi (cello), Luca Venitucci (fis.) e Danilo Gallo (cb.) – ha presentato un repertorio ricchissimo, incentrato su brani tratti dalla sterminata discografia del festeggiato, senza tralasciare le composizioni per il cinema. Si comincia con Lilin, tratto dal meraviglioso «The Circle Maker»; decisivo nell’interpretazione del quintetto è il contributo di Penazzi, abilissimo nel tessere le complesse trame emotive.

In rapida sequenza si sono susseguiti la solenne Idalah-Abal, Tufiel (legato alla demonologia ebraica, come varie altre composizioni di Zorn) e Jewish Five, composizione di Coen che riprende lo standard di Dave Brubeck con una magnifica prova di interplay. Non poteva poi mancare un brano degli zorniani Naked City: la scelta è caduta sullo spiazzante grind jazz di Snagglepuss, che ha piacevolmente spezzato l’atmosfera di un live capace di restituire la complessità e l’eclettismo di Zorn.

Petrella ha presentato il suo innovativo progetto Exp And Tricks, un viaggio in musica nei cortometraggi dei primi del Novecento, tutti provenienti dal corposo archivio della Cineteca di Bologna. Oltre che dell’inseparabile trombone, Petrella si è servito di un Fender Rhodes e di un impressionante apparato elettronico assoggettato alle sue specifiche esigenze creative: loops e campionamenti creavano suggestioni musicali capaci di dialogare con le immagini sviluppando un sottotesto vivo, pulsante ed evocativo.

L Chiodi