Paolo Fresu: “Time in Jazz 2020, il festival si farà”

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Time in Jazz
Paolo Fresu durante un'edizione passata di Time in Jazz - foto massimo Schuster

A Berchidda si può fare. Paolo Fresu rompe gli indugi e decide che il il suo Time in Jazz “s’ha da fare”. Anche con il distanziamento sociale e tutte le regole, ma attorno a Ferragosto, il paese natìo in Sardegna, a pochi chilometri da Olbia, tra la regione del Monte Acuto e la Gallura, immerso nel verde ai piedi del massiccio del Limbara, da alcune decadi teatro del festival, potrà vivere l’edizione numero trentatré. Trentatré, tanti come gli anni di Cristo ricorda il trombettista, esordito giovanissimo nella banda municipale e oggi diventato carismatico leader culturale nazionale.

Una cabala emblematica e _ spiega nelle note che accompagnano il programma _ ammaliante che ricorre nelle culture e nelle religioni del mondo. Un numero di passaggio nel quale leggere il dinamico movimento di un presente che dovrà necessariamente condurre verso il futuro. Mai avremmo potuto immaginare di vivere un momento come questo e di approdare a una consapevolezza, quella odierna, che traghetta il festival internazionale Time in Jazz verso una nuova sponda sempre intravista ma mai lambita”.

Time in Jazz
La piazza del Popolo di Berchidda durante un concerto – foto archivio Time in Jazz

Tanto slancio visionario, come è abitudine del jazzista sardo, ha bisogno di stare dentro una immagine più grande concernente la memoria, intimamente connessa a quelle radici che l’accompagnano ovunque vada. Ecco quindi, per quella vecchia abitudine di sistemare e dare un nome a tutti i suoi festival, battezzarlo “Anima”, un nome che solo a sentirlo sembra perfetto per una edizione da post Covid. Evoca palpitazioni millenaristiche, sentimenti manzoniani di ritorno, scenari bergmaniani da tabula rasa ma suggerisce anche ottimistici e volenterosi sguardi verso future albe segnate da solidarietà ambientalista, ospitalità e buoni sentimenti.

Anche perchè in Sardegna, quel vocabolo richiama una pratica in uso sino alla fine dei Settanta: l’affidamento di figli da parte di genitori biologici ad altri adulti appartenenti di solito alla stessa comunità: “sos fidzos de anima”, o “is fillus de anima” appunto, per indicare con una certa sacralità il ricevimento e l’adozione, qualcuno da inglobare e proteggere dentro una comunità. Fresu è da sempre molto attento ai riti della tradizione: li rilegge aggiornandoli come perle di antica saggezza utili per scrutare il futuro.

In questo si spiega anche la decisione di rompere gli indugi. E mentre in tanti chiudono e rimandano rassegne all’anno prossimo, sperando che la buriana del virus sia passata, testardamente e con una certa ispirazione Fresu va in direzione contraria.

Archie Shepp (foto di Peter Necessany) - Ospite a Bergamo Film Festival 2019
Archie Shepp (foto di Peter Necessany)

Va detto subito che il programma non è certo dei più scoppiettanti. Il cartellone non vede altisonanti nomi stranieri e le produzioni del passato sono solo un ricordo. Non ci sarà, come era atteso Archie Shepp, uno degli ultimi grandi, come lo spettacolare concerto 100 Cellos, ossia quello dei cento violoncelli guidato da Giovanni Sollima ed Enrico Melozzi è stato cancellato (ma tornerà il 2021) . Anche Rita Marcotulli ha dovuto rinunciare alle immagini del suo omaggio a Caravaggio per esibirsi comunque con il suo trio. Non ci sarà il tradizionale pranzo ferragostano. E neppure il palco grande nella centrale piazza del Popolo, solo una pedana più vicina al pubblico che nel numero per sicurezza scenderà vertiginosamente. Da mille a trecento, forse trecentocinquanta posti. In compenso è tutto made in Italy. Da Silvestri che omaggia De Andrè a Fabio Concato, per soddisfare l’anima pop. E poi i musicisti della scuderia di Tuk, l’etichetta di Fresu, e tantissimi amici, da Roberto Cipelli ad Aquino, da Casarano a Dalla Porta o Antonello Salis che festeggerà i suoi settanta anni con un recital in solo. E giovanissimi come l’undicenne Giacomo Vardeu, un vero talento dell’organetto sardo. E poi, naturalmente, c’è la variabile aggiunta, cioè il Fresu nazionale che, come è suo solito, si sposterà da un palco all’altro con tromba, flicorno e scatola di effetti speciali. E’ chiaro che a qualcosa, anzi a molto, questo Time in Jazz deve rinunciare, ma la voglia di non perdere un giro e di esserci è più forte. The show must go on.

Giovanni Sollima avrebbe dovuto dirigere i 100 Cellos. Laproduzione è stata spostata al 2021. foto Michelle Davis

E’ stato lo stesso musicista a spiegarlo in una conferenza stampa virtuale con decine di giornalisti collegati in una diretta Facebook seguita da oltre trecento persone, in maggior parte fans.

Perchè Time in jazz vuole esserci anche questo anno e con maggior forza del solito? “E’ giusto che ci sia. A gennaio _ ha raccontato Fresu _ il programma era in fase molto avanzata, poi ci ha sorpreso il virus. Siamo rimasti silenti ma non abbiamo smesso di pensare alle idee giuste per la ripresa. Lo diciamo con passione: anche quando hanno iniziato ad aprirsi i primi spiragli, eravamo già pronti e con la voglia di pensare in positivo. Fare un festival come il nostro, particolarmente radicato in un territorio, è assai importante. Berchidda ha avuto un indotto economico di tre milioni netti: probabilmente non accadrà anche questo anno perché ci sarà meno pubblico, ma farlo rappresenta in ogni caso un fatto economico significativo per le nostre comunità”.

Poi c’è il problema di un settore, quello dello spettacolo dal vivo, che è stato enormemente danneggiato dalla pandemia.

Il mondo dello spettacolo si è fermato per primo rispetto ad altri settori. A metà febbraio quando è iniziata l’avanzata del virus _ ha ricordato il trombettista _ è stata la prima macchina a fermarsi. Non si potevano tenere, giustamente, concerti al chiuso per via degli assembramenti. Ma ciò ha creato un rilevante danno economico per chi ci lavora. Si tratta di 500 mila persone che versano in un momento difficile, nonostante gli aiuti del governo. Ma questi aiuti sono insufficienti a garantire una vita normale per i lavoratori dello spettacolo se poi non si riprende con l’attività. Occorre assolutamente ripartire con la musica e i concerti come per la cultura. Sarebbe un danno gravissimo se questo non accadesse. Tanto più in un Paese come il nostro dove la cultura, lo spettacolo e l’arte sono parte fondamentale del suo patrimonio. Ed è questo mezzo milione di persone che lo fa funzionare. Così vogliamo lanciare un messaggio positivo: uno alle nostre comunità, un altro per la ripresa e la ripartenza senza paura”.

La pianista Rita Marcotulli si esibirà a Berchidda ma ha dovuto rinunciare al progetto su Caravaggio

E quindi musica in sicurezza. “Vogliamo sottostare in modo rigidissimo alle norme volute dal Governo _ dice il musicista sardo _ ma trovando allo stesso tempo anche soluzioni creative e intelligenti che possano essere non solo utili perché le manifestazioni si possano svolgere, ma anche diventare idee da piantare in una terra fertile per progetti futuri.

Il programma che faremo _ prosegue con enfasi _ non è di ripiego, anzi è un programma rilevante. Molto serio e ricco di proposte. Organizzeremo in luoghi modificati rispetto al passato. E in questo da tempo i nostri responsabili della sicurezza stanno lavorando a stretto contatto con l’amministrazione comunale per trovare le soluzioni migliori. Ad esempio nella piazza del Popolo dove terremo i concerti serali e a pagamento (i ticket si faranno on line per poter mappare prima la situazione in sala) troveranno posto dalle 300 a 350 persone. Occorrerà fare le sanificazioni e, nell’ipotesi di tenere un doppio concerto, ulteriore sanificazione. Anche nei concerti che terremo in campagna e nei luoghi lontano da Berchidda valgono le stesse regole: dovremmo fare attenzione a garantire la distanza etc… Pensavamo inoltre di incrementare l’attività da dedicare ai bambini che hanno vissuto un periodo particolarmente duro, confinati in casa, con l’insegnamento a distanza. Saranno programmate attività all’aperto, con concerti che permetteranno alle famiglie di poter assistere in modo sicuro”.

Il cantautore Daniele Silvestri interpreterà De Andrè ad agosto all’Agnata per Time in Jazz

Ma ecco nel dettaglio il programma che come tradizione dovrebbe svolgersi dall’11 al 15 agosto.

I luoghi intanto. Oltre a Berchidda ci saranno eventi anche ad Arzachena, Bortigiadas, Cheremule, Ittiri, Loiri Porto San Paolo, Mores, Nulvi, Ploaghe, San Teodoro e Telti (ma qualcun altro potrebbe aggiungersi). E veniamo alla musica. I concerti serali. Il via dovrebbe essere dato dal set della pianista Rita Marcotulli con Ares Tavolazzi al contrabbasso e Israel Varela alla batteria. A seguire la cantante Cristina Zavalloni in quartetto con Cristiano Arcelli al sassofono, Daniele Mencarelli al basso elettrico e Alessandro Paternesi alla batteria. Al terzo giorno di scena la formazione Devil quartet di Paolo Fresu con Bebo Ferra alla chitarra, Paolino Dalla Porta al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria. L’indomani è la volta del gruppo Voodoo Sound Club di Guglielmo Pagnozzi, featuring il trombettista Roy Paci. Serata finale con il trio di Paolo di Sabatino e Fabio Concato. Tra gli eventi tradizionali, il concerto all’Agnata con Daniele Silvestri e uno (ancora in definizione) a bordo di una nave della Corsica e Sardina Ferries.

Cristina Zavalloni si esibirà in quartetto con Cristiano Arcelli, Daniele Mencaresi e Alessandro Paternesi a Time in Jazz

Significativa assai la pattuglia dei musicisti provenienti dall’etichetta Tuk Music, che Paolo Fresu ha fondato dieci anni fa, coinvolti in diversi set nelle località e nei siti di particolar interesse archeologico e turistico del territorio:ecco così il Low Frequency Quartet guidato da Alessandro Tedesco, la cantante e pianista Petrina, il trio del contrabbassista Marco Bardoscia, il duo formato da Daniele Di Bonaventura al bandoneon e Marcello Peghin alla chitarra, il duo con il sassofonista Raffaele Casarano e il pianista Eric Legnini, il trombettista Luca D’Aquino e il fisarmonicista Carmine Ioanna, il quartetto di Paolino Dalla Porta, il batterista Stefano Bagnoli, il pianista Giuseppe Vitale, le sorelle Leila e Sara Shirvani, violoncellista e pianista in duo e quartetto con il chitarrista Francesco Diodati ed Enrico Morello alla batteria, il chitarrista Bebo Ferra, con l’Organo Trio e in solo, il quartetto d’archi Alborada e la cantante Maria Pia de VitoPaolo Fresu si esibirà anche in trio con Marco Bardoscia e il pianista Dino Rubino. Dovrebbe essere certo anche il concerto del suo storico Quintetto con Tino Tracanna al sax, Attilio Zanchi al contrabbasso, Ettore Fioravanti alla batteria e Roberto Cipelli al piano (quest’ultimo si esibirà anche in solo).

Il Devil Quartet di Paolo Fresu in azione con Bebo Ferra, Paolino Dalla Porta e Stefano Bagnoli (foto R.Cifarelli)

Altri set previsti quelli della cantante Karima e il pianista Piero Frassi e il solo di Antonello Salis. Come da tradizione non mancherà l’esibizione della banda municipale “De Muro” e nelle vie del centro gli interventi della Funky jazz orchestra diretta dal trombettista Antonio Meloni. Nei bar del paese sono previsti i set di Don Leone, Jericho, Giuseppe Bulla from Apollo Beat, il Bad Blues duo. Al jazz club serale infine tutte le sere di scena il gruppo del batterista Giovanni Gaias. Tra gli eventi di contorno è previsto lo spettacolo per bambini “Cuore di nonna” con l’attore Giancarlo Biffi, Paolo Fresu alla tromba e Sonia Peana al violino, una rassegna di film per l’infanzia curata da Gianfranco Cabiddu e una mostra delle copertine dei dischi di Tuk Music. Per “Time for children” il programma di eventi per i più piccoli in programma anche sette incontri con il poli strumentista Daniele Longo (atteso anche assieme a Remo Brandoni e Stefano Nosei in “Una classica serata jazz”).

Antonello Salis si esibirà in un piano solo per i suoi settanta anni (foto Roberto Cifarelli)

Ciliegina finale.

Tra quasi un anno Paolo Fresu compirà sessanta anni. Starà mica pensando a un evento simile o quasi a quello che fece per i cinquanta. Cioè i “Cinquanta suonati” con altrettanti live in luoghi diversi della Sardegna? A sorpresa Paolo Fresu risponde così a “Musica jazz”. “Sì,ci abbiamo pensato _ afferma sorridendo e mostrando una espressione da Sfinge _ E’ anche un progetto ben definito, molto bello. Certo, è stato pensato molto prima del corona virus e bisognerà ovviamente verificare se ci saranno le condizioni. Chiaramente per il momento non parlo, ma ciò che abbiamo immaginato presuppone la partecipazione di un ampio numero di persone. Bisognerà capire se con il nuovo tempo del Covid sarà possibile realizzarlo. Per il momento la vedo un po’ difficile, considerando che il mio compleanno è il prossimo10 febbraio e chissà come sarà la pandemia nel 2021? Se i problemi saranno risolti o se invece dovremmo mantenere ancora il distanziamento sociale come adesso”.