Our Nostos – Oltre il confine: Dino Betti van der Noot Orchestra

L'orchestra del compositore milanese ha aperto la stagione del No'hma di Milano.

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Dino Betti van der Noot

Milano, No’hma
28 ottobre 2021

Per l’inaugurazione del suo cartellone 2021/22, l’esclusivo spazio di via Orcagna (zona Politecnico) ha invitato, come già qualche anno fa, l’orchestra di Dino Betti, che ha avuto così la prima occasione per uscire in concerto dopo la pubblicazione dell’ottimo “The Silence of the Broken Lute”. Con i trombonisti (il secondo basso) Andrea Andreani e Alessandro Castelli al posto dei non disponibili Luca Begonia e Gianfranco Marchesi, e Mario Mariotti (di cui, en passant, non possiamo non menzionare il recente, ottimo “Blues pour Boris”) passato da terza a prima tromba, l’orchestra, immutata nel numero (ventidue elementi), ha offerto un programma stringato (fin troppo, ma questi erano gli “ordini” del teatro) in cui si sono susseguiti Memories from a Silent Nebula, Listen for the Sea-Surge (unica presenza esclusiva dal recente cd di cui sopra), Here Comes Springtime (che nello stesso cd compare, ma che come prima versione affonda nella notte dei tempi), The Paths of Wind e Midwinter Sunshine, offerto come (rapido) bis, privilegiando le tinte accese (peraltro le più penalizzate dall’acustica secca, impastante della sala), nell’intenzione (dichiarata dallo stesso bandleader) di lanciare un messaggio di rinascita e nuova energia dopo (anzi durante, perché ancora dobbiamo parlare in questi termini) un periodo così tormentato come quello che ci accompagna dal febbraio 2020.

Alberto Mandarini

I risultati sono stati ovunque ottimi, anche se come accennato le sfumature della musica bettiana (si dirà così?) si sono colte soprattutto quando la temperatura tendeva a scendere, a farsi meno carica, nonché – fisiologicamente – durante gli assoli, terreno in cui, oltre ai “soliti noti” (Visibelli, Cerino, Mandarini, Parrini…) si è distinta la new entry Andreani, totalmente a suo agio nelle diverse occasioni in cui Dino l’ha chiamato al centro del proscenio (metaforicamente, perché ognuno è rimasto sempre rigorosamente al suo posto, anche per le ristrettezze del palco).

Giulio Visibelli
Sandro Cerino

Finale in gloria, quindi, con la solita folla di amici ed estimatori assiepatisi in coda attorno a Dino per confermargli il loro affetto e la loro condivisione.
Testo e foto di Alberto Bazzurro