Mountain Passages di Dave Douglas. I Suoni delle Dolomiti, 25 agosto 2023

di Giuseppe Segala

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Foto di Camilla Pizzini

Mountain Passages di Dave Douglas – I Suoni delle Dolomiti, 25 agosto 2023 – Catena del Lagorai, Trentino

Dave Douglas ha avuto un legame particolare con “I Suoni delle Dolomiti”, specialmente nelle prime edizioni della rassegna trentina, quando jazz e improvvisazione ricevevano una considerazione speciale nel cartellone, con l’avvicendamento di numerosi fuoriclasse, tra i quali ricordiamo alla spicciolata Lee Konitz, John Surman, Jan Garbarek, Richard Galliano, Ralph Towner, John Zorn, Enrico Rava. Una relazione fatale, quella del trombettista con la manifestazione dolomitica, salutata nel 1999 da una sonora scarica di tuoni, usciti dalle gole del Gruppo Brenta, in occasione della sua esibizione in duo con la batteria cannoneggiante di Han Bennink, proprio di faccia alla sagoma totemica del Campanil Basso.

Foto di Daniele Lira

Nel 2003 la direzione artistica della rassegna, formata da Chiara Bassetti e Paolo Manfrini, affidò a Douglas l’incarico di comporre le musiche di Mountain Passages, da presentare in esclusiva tra le vette dolomitiche. Per l’occasione il musicista riunì un quintetto inedito, dalle stimolanti potenzialità timbriche ed espressive, con Michael Moore ai clarinetti e sax alto, Marcus Rojas alla tuba, Peggy Lee al violoncello e Dylan Van Der Schyft alla batteria. Il corpus di composizioni, tredici brevi brani di policroma ispirazione, costruiva un percorso che, secondo le stesse parole di Douglas, scandagliava il significato della sua idea di montagna: “Mi sono concentrato soprattutto sull’aspetto astratto e simbolico. Per me la montagna ha un duplice aspetto: quello solenne, serio, maestoso, e quello leggero, volatile, dinamico. Sono due qualità che coesistono e che ho cercato di mettere in contrasto nelle musiche preparate”.

Foto di Daniele Lira

Vent’anni dopo quelle prime esecuzioni, che allora si tennero al Rifugio Boè del Gruppo Sella e al Brentei del Gruppo Brenta, i Suoni delle Dolomiti hanno voluto celebrare la ricorrenza, invitando nuovamente Douglas con lo stesso quintetto di allora, per la riproposizione del lavoro, che nel frattempo era stato registrato nel 2004 e pubblicato per la stessa neonata etichetta di Douglas, la Greenleaf Music. Nella logica delle esecuzioni originarie e dello spirito più autentico della manifestazione, anche in questa occasione il quintetto era collocato in un’area lontana da baite e rifugi, sul fondo di una conca naturale nella Catena del Lagorai, presso i Laghi di Bombasèl, a 2270 metri di altitudine. I suoni non erano amplificati. Tra le aspre pietre basaltiche in leggera pendenza, che circondavano il luogo dei musicisti, erano sparpagliate molte centinaia di persone, forse più di mille.
Il quintetto non aveva più avuto modo di incontrarsi, tantomeno di frequentare il corpus di brani in oggetto, ma l’impronta di quella esperienza non si era assopita. Anche lo spettatore la cui buona sorte aveva permesso di essere presente a una delle prime esecuzioni, deve aver avvertito una sorta di scintilla. Forse le montagne portano lontano la memoria, o la caratteristica delle composizioni di Douglas mantiene una vivacità interiore. Certo è che fin dalle prime note di Summit Music, brano di apertura, il cui metro in tre quarti e l’armonizzazione di tromba e clarinetto evocano il mondo alpino, è passata una singolare ebbrezza dai musicisti al pubblico.

Foto di Daniele Lira

Dal clima meditativo dei due brani d’apertura scaturiscono i primi intensi schizzi solistici di tromba, clarinetto, sax alto, batteria. Poi l’atmosfera si impenna su Gnarly Schnapps (grappe nodose!), un breve cammeo che rimbalza tra fanfara circense e Ornette Coleman. Si scivola sul delizioso, malinconico tema felliniano di Gumshoe, come dire un Nino Rota che si prende un bagno nel blues. La musica prosegue nella stessa sequenza dell’originale, con la tuba di Rojas che sfoggia l’agilità di un climber, sia nei metri complessi, ostinati, che nei walking pulsanti. Con il cello di Peggy Lee che intreccia trame delicate e riesce a emergere, malgrado l’assenza di amplificazione. Con la sintonia degli insiemi, tersa come l’aria d’alta quota. E lo humor della marcia sbilenca di Cannonball Run, le gustose capriole del clarinetto in A Nasty Spill, dal cui ritmo calypso scaturiscono cenni al celebre St. Thomas. Naturalmente, la solennità aforistica di Purple Mountains Majesty risalta tra i momenti memorabili di una rievocazione che non è solo un tuffo nel passato.
Giuseppe Segala