Mike Westbrook & The Uncommon Orchestra: Rossini Re-loaded

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Mike Westbrook & Uncommon Orchestra, foto Alessandro Eusebi

Pesaro, Teatro Rossini

17 novembre

Reso possibile da una felice intuizione di Fano Jazz Network, Rossini Re-loaded figurava tra gli eventi di spicco della Settimana Rossiniana, a sua volta inserita nel quadro delle celebrazioni dedicate a Gioachino Rossini dalla città natale nel 150° anniversario della morte. Felice coincidenza, data la presenza di Mike Westbrook e della sua Uncommon Orchestra in Sicilia nei giorni precedenti, dove aveva presentato – prima a Catania e poi a Palermo – il doppio album «Catania – Live In Sicily 1992». Il lavoro su Rossini del compositore e direttore d’orchestra inglese parte da lontano. Nel 1984, sull’incentivo di una commissione ricevuta dal Festival du Theatre Contemporain di Losanna, Westbrook aveva rielaborato l’Ouverture del Guglielmo Tell. Immediatamente dopo, aveva compiuto analoghi interventi su altri passaggi dalla celebre opera, nonché su estratti da La gazza ladra, Il barbiere di Siviglia e Otello, confluiti nel capolavoro «Westbrook-Rossini», registrato nel novembre 1986 e pubblicato l’anno dopo dalla svizzera Hat Hut.

Rossini Re-loaded non si limita a riproporre pedissequamente i contenuti di quello splendido lavoro. Nel frattempo Westbrook e la moglie Kate hanno apportato delle modifiche al vecchio materiale, integrandolo con nuovi arrangiamenti di brani tratti da La Cenerentola. Inoltre, mentre «Westbrook-Rossini» era stato concepito per un settetto comprendente tre ottoni, due ance, più piano, batteria e voce, Rossini Re-loaded si avvale, traendone linfa vitale, dell’apporto dell’Uncommon Orchestra, formata – coniugi Westbrook a parte – da ben diciannove elementi. Uncommon – dunque insolita, inconsueta – per la presenza di alcuni musicisti di diversa estrazione come Billie Bottle (piano, tastiera), Jesse Molins e Matthew North (chitarre), Frank Schaefer (violoncello), che con il contrabbassista Marcus Vergette e il batterista Coach York completano il tessuto ritmico-armonico. Di impianto assolutamente canonico, invece, le sezioni fiati: cinque ance, tra le quali figurano due veterani come Alan Wakeman (tenore) e Peter Whyman (alto, clarinetto); quattro trombe: gli storici collaboratori Dave Holdsworth e Dick Pearce, più Stuart Brooks e Graham Russell; quattro tromboni: Joe Carnell, Stewart Stunell, Sam Chamberlain-Keen e Ashley Nayler.

Da sinistra a destra: Billie Bottle, Frank Schaefer, Westbrook, Alan Wakeman, Sarah Dean, Peter Whyman, foto Alessandro Eusebi

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la musica di Rossini ben si presta a rielaborazioni in chiave moderna, per più ragioni: la frequente presenza di pulsanti linee di basso; certi tratti giocosi e ironici; la ricchezza cromatica dell’orchestrazione. Sono proprio i colori a risaltare nell’opera (in molti casi, autentica ricreazione) di Westbrook. La varietà ritmica, innanzitutto. Si oscilla da brillanti up tempo su tracce swinganti ad accattivanti groove contraddistinti da accenti rock e funk. Ne sono efficaci esempi Gallop, il finale dell’Ouverture del Guglielmo Tell, e Funkin’ Cinderella, dall’Ouverture della Cenerentola, introdotta dal fitto dialogo tra i contralti di Whyman e Roz Harding. Si sconfina anche in area latina con la briosa Magpie, da La gazza ladra, e il tango – preceduto da un magnifico assolo di violoncello – di The Willow Song, la Canzone del Salice (Assisa a pie’ d’un salice…) dell’Otello, accorata interpretazione di Kate Westbrook. Altro tratto saliente, la dinamica contrapposizione dialettica tra ance e ottoni, impeccabile nei possenti collettivi ed efficace tanto nel gioco di chiamata-risposta quanto negli accostamenti timbrici. A proposito di colori, spiccano poi certi originali impasti tra i clarinetti (quelli in Si bemolle di Whyman e Sarah Dean, il clarinetto basso di Ian Wellens), o tra i clarinetti e il flauto della Harding.

Kate Westbrook, foto Alessandro Eusebi

Valore aggiunto dell’operazione è il contributo vocale di Kate Westbrook, dal taglio espressionista ricco di sapienti sfumature e cambi di registro. In Lindoro, adattamento dell’aria Se il mio nome saper voi bramate del Barbiere di Siviglia, Kate salta con disinvoltura da una parte all’altra: dal Conte di Almaviva a Rosina e Figaro, rispettandone i connotati vocali con garbo e ironia. Al tempo stesso, sa usare un tono narrativo in Once Upon A Time (Una volta c’era un re, da La Cenerentola) e rendere con asciuttezza il pathos di Tutto cangia, dal Finale del Guglielmo Tell, in Hymn To Liberty. Quanto a Westbrook, i recenti problemi di salute lo hanno allontanato dal pianoforte. Tuttavia, sono ammirevoli la determinazione e la lucidità con cui l’83enne maestro, tra i padri indiscussi del jazz europeo, dirige e coordina i suoi musicisti: con la misura, il garbo e l’eleganza che gli hanno permesso di affrontare Rossini come materia viva, in divenire.

Enzo Boddi

Mike Westbrook, foto Alessandro Eusebi