Classe ed eleganza: Michel Portal & Vincent Peirani

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Bari, Showville, 19 dicembre 2015

di Alceste Ayroldi

Un parterre che disperde la gente (pochina, a dir la verità) e scortica quell’allegra intimità che Michel Portal e Vincent Peirani hanno creato, a dispetto della scelta dell’organizzazione di utilizzare un cinema multisala in piena bagarre prenatalizia da «saldi cinematografici». Le prime file vuote, riempite alla bell’e meglio all’ultimo minuto con la transumanza del pubblico dalle retrovie, hanno intiepidito il fuoco del vigoroso camerismo che i due musicisti hanno tenuto sempre alto. E al pubblico disposto a macchia di leopardo, Michel Portal e Vincent Peirani hanno offerto classe, eleganza, bella musica e un affiatamento di rara intensità.

Apre Peirani con lunghe note che il mantice della fisarmonica ravviva o sfuma, mentre Portal ascolta in silenzio il momento opportuno in cui entrare con il clarinetto basso, dal quale fuoriescono le note di Blow Up,tra crescendo e ostinati dalla pronuncia scavata. Gli schemi precostituiti sono pochi: fisarmonica e clarinetti si intersecano, si sovrappongono, si contorcono intorno alla musica. Peirani è amabilmente ossequioso nei confronti di Portal, che tiene in mano il vincastro con quel garbo da Monsieur, anche paterno. Le tessiture del fisarmonicista nizzardo creano soluzioni ritmiche e timbriche sempre illuminanti e inusuali, ispirando in Portal anche gorgoglii che accalorano la linea melodica di B and H. Il lirismo crudo di Portal fa coppia con la sua inventiva e con la polifonia delicata e orchestrale di Peirani che s’ascolta in Cuba sì, Cuba no. Portal tiene le redini anche con le parole, chiacchierando amabilmente con il pubblico, raccontando aneddoti con un francese limpido. Peirani che spiega i retroscena della sua Michel P.: perché i più avevano ritenuto fosse dedicata a Michel Petrucciani o, come dice scherzando, per altri a Michel Platini. E Portal rincara la dose: «Perché no a Michel Piccoli!». Il brano arriva come una carezza d’antan, sferzato dal montaggio di figure focose create dal clarinetto. Quattro i bis concessi, tra cui una versione giocata sul filo dell’ironia di Dancers In Love di Duke Ellington e lo swingante waltz-musette Indifference di Tony Murena. Il pubblico si entusiasma nel vedere sul palco due generazioni che si prendono sottobraccio, proiettando l’improvvisazione europea verso il suo futuro.

Alceste Ayroldi