McCoy Tyner “Echoes with a friend” Empoli, 5 luglio 2017

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McCoy Tyner “Echoes with a friend”
McCoy Tyner “Echoes with a friend” a Empoli Jazz 2017 - foto Fabiana Laurenzi

Empoli Jazz – Piazza Farinata Degli Uberti, Empoli – 5 luglio 2017

Punta di diamante della rassegna estiva empolese promossa dal Music Pool, l’evento era stato concepito in occasione del cinquantesimo anniversario della morte di John Coltrane, da cui il titolo pressoché uguale a quello di uno storico album per piano solo di McCoy Tyner («Echoes Of A Friend», Milestone, 1972) contenente versioni di pagine composte dall’amico scomparso. La prevista alternanza tra Tyner, Craig Taborn e Geri Allen è stata sconvolta dalla morte improvvisa della pianista, avvenuta solo pochi giorni prima. A detta dello stesso Taborn, l’inattesa perdita aveva lasciato di stucco i colleghi, pur consapevoli della malattia che da tempo affliggeva la Allen.

Organizzazione e management hanno quindi proceduto alla sostituzione con Antonio Faraò, che nel panorama dei pianisti italiani si colloca senz’altro nel novero di quelli stilisticamente più vicini alla tradizione afroamericana. Nel suo approccio, brillante ed effervescente, si coglie una sapiente sintesi di varie influenze: il linguaggio trasversale, l’equilibrio tra concezione verticale ed orizzontale propri di Herbie Hancock; una prorompente carica ritmica in parte mutuata proprio da Tyner; una latente matrice bop presente nei guizzanti fraseggi, in qualche misura riconducibili alla lezione di Bud Powell.

Pane fragrante per i denti della sezione ritmica di Tyner: Gerald Cannon, contrabbassista dalla cavata possente, dal suono pastoso e dal timing impeccabile; Francisco Mela, batterista dotato di drive implacabile, swing generoso e sensibilità poliritmica. La loro intesa è ancor più cementata dalla comune attività in seno al Crash Trio diretto dal batterista cubano.

 

McCoy Tyner “Echoes with a friend” a Empoli Jazz 2017 - foto Fabiana Laurenzi
McCoy Tyner “Echoes with a friend” a Empoli Jazz 2017 – foto Fabiana Laurenzi

Senz’altro da annoverare – segnatamente nell’ambito delle formazioni di cui è leader – tra i portatori di una nuova concezione sia del piano trio che del pianismo jazz in senso lato, in questo contesto Taborn ha dato ulteriore prova della sua poliedrica preparazione interpretando brani di Tyner e di Geri Allen. Sempre con il supporto dialettico di Cannon e Mela, ha espresso le più felici intuizioni nell’interpretazione della tyneriana Passion Dance, tratta da «The Real McCoy» (Blue Note, 1967), dimostrando come si può rendere in modo personale lo spirito di un maestro riconosciuto. Nella propria versione Taborn ha convogliato i tratti distintivi del suo linguaggio: un vitale piglio ritmico; una non comune indipendenza delle due mani; una spiccata capacità di allontanarsi, con efficaci risultati, dalla griglia armonica per poi rientrarvi con naturalezza; l’abilità nell’attingere a fonti diverse, poi sapientemente interpolate.

Classe 1938, da alcuni anni Tyner è affetto da problemi fisici, come dimostrano la malferma deambulazione e il flebile tono di voce. È ovvio che ciò poi si ripercuota inevitabilmente sul suo torrenziale pianismo. Come confermato anche dall’esecuzione di capisaldi del suo repertorio come Walk Spirit, Talk Spirit e Fly With The Wind, alcuni passaggi risultano imprecisi o volutamente semplificati, ma tant’è. Se da un lato Tyner rinuncia alle frenetiche scorribande sulla tastiera che ne contraddistinguevano lo stile nel quartetto di Coltrane e nella produzione solistica degli anni Settanta, dall’altro mantiene un senso ritmico di assoluta precisione e la proverbiale propensione a costruire solidi contrafforti piazzando potenti accordi sulle ottave basse. Procede così a penetrare con spartana incisività nel tessuto modale, spesso sfruttando – come suo costume – intervalli di quarta e dirigendo lucidamente con segnali perentori il lavoro della ritmica. I fasti passati appartengono alla storia del jazz e diverranno materia per i nostalgici. Rimane invariata l’elevata statura dell’artista e dell’uomo.

Enzo Boddi

 

McCoy Tyner “Echoes with a friend” a Empoli Jazz 2017 - foto Fabiana
McCoy Tyner “Echoes with a friend” a Empoli Jazz 2017 – foto Fabiana Laurenzi