Lydian Sound Orchestra: il jazz è musica senza certezze

Parla Riccardo Brazzale, leader della band italiana vincitrice come Gruppo Italiano dell'Anno nel Top Jazz 2016

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Lydian Sound Orchestra - foto Pino Ninfa

Com’è nata la tua frequentazione col jazz?
È una bella domanda, ma temo possa non trovare una risposta precisa. Semplicemente, a un certo punto, intorno ai miei quattordici anni, credo di essermi accorto che un certo tipo di musica mi attraeva, mi diceva qualcosa più di altre. Poco dopo ho capito che questa musica era il jazz, anche se all’incirca nello stesso periodo mi sono reso conto che il jazz era ed è una casa grande, capace di ospitare le esperienze artistiche più diverse. Comunque sia, a metà degli anni Settanta (del secolo scorso…), molti entravano nel jazz dalla porta del cosiddetto rock-jazz; io credo che vi entrai dallo Swing italiano, dalle vecchie canzoni da balera che mi parevano molto più interessanti quando erano fox-trot e valzer musette più che polke e mazurche.

E per te quali sono le caratteristiche più importanti della nostra musica?
La pratica improvvisativa non è tipica solo del jazz ma certamente nel jazz ha trovato la sua espressione più alta. Poi non c’è dubbio che una certa dinamica tra spirito di gruppo ed estemporaneità soggettiva sia altrettanto cruciale. Infine, tecnicamente, gli elementi della musica più prettamente jazzistici restano il ritmo e il suono: la funzione strutturante del ritmo è quasi sempre irrinunciabile nel jazz, anche dove apparentemente sembra avere ruoli meno appariscenti; del pari, un certo suono, sempre in bilico fra sanguigno e raziocinante, di pelle e di pensiero, ha da sempre diversificato il proprio concetto di bellezza. Forse basterebbe dire il senso del blues… Chi si adegua di più a tutto questo? Tutti quegli artisti che sentono nel contempo l’urgenza del creare il nuovo ma anche il senso della tradizione: senza conoscere la nostra storia non può davvero uscire nulla di nuovo.

Tu sei anche un affermato didatta. Come pensi sia possibile portare i giovani ad avvicinarsi al jazz?
Partirei dal concetto appena espresso: l’aver voglia di affrontare davvero strade nuove, di aprirsi ad aspettative diverse dall’usuale. Il jazz non è quasi mai una musica solo consolatoria, per lo meno nel senso che spesso vien dato in questi ultimi tempi. Bisogna pure ammettere che, pur nelle sue mille forme, il jazz non è propriamente una musica da adolescenti: di solito va un po’ maturata, capita, affrontata anche con qualche dubbio. Ecco: se si vogliono solo certezze immediate, probabilmente il jazz non è la musica giusta; piuttosto c’è il pop o, negli esiti più alti, anzi nelle vette irraggiungibili, c’è Mozart. Poi, nella pratica di tutti i giorni, ci si può avvicinare al jazz sia dal pop che dalla classica, dalle avanguardie elettroniche come dalla new age acustica.

In questo periodo, la crisi, le innovazioni elettroniche hanno influenzato gli stili del jazz?
Sicuramente sì, capita al jazz come a tutte le arti non solo musicali che si sanno dimostrare ricettive e intellettualmente curiose per il nuovo. Poi, non vi è dubbio, che i periodi di crisi siano quasi sempre forieri di linfa vitale. Basti pensare che uno dei periodi più creativi in assoluto per la musica degli ultimi cento anni fu quello immediatamente precedente la prima guerra mondiale. Un altro fu intorno agli anni della rivoluzione francese. Be’, speriamo che non si arrivi a tanto. O forse.

Giulia Fabretto

Riccardo Brazzale 178 Ph Mela
Riccardo Brazzale – foto Agostino Mela