«LOVE MEDICINE». INTERVISTA A NOA

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E’ da poco stato pubblicato il nuovo album della songwriter Noa: «Love Medicine» . Ne parliamo con lei.

«Love Medicine» esce a cinque anni di distanza da «There Must Be Another Way». Come mai hai atteso così tanto prima di incidere un album con tue composizioni? Cosa è successo nel frattempo?

La cosa più importante che è accaduta è stata la nascita della mia terza figlia Yum, che ora ha quattro anni. Inoltre, ho girato a lungo, crescendo la mia bambina, ho avviato un nuovo gruppo musicale e ho preso parte in molte attività sociali e politiche con riguardo ai diritti umani, alla pace e alla giustizia sociale.

Questo album sembra mettere in mostra la nuova via musicale di Noa. Si ascoltano tante influenze musicali, anche europee e statunitensi.

Penso che questo album rappresenti la vera Noa. Sono una cantante e cantautrice di origini yemenite-israeliano-americane. L’inglese è la mia prima lingua e l’ho sempre utilizzato per scrivere. Mi sono sempre piaciute le cover di brani speciali (come la mia più famosa Eye In The Sky) e ho sono sempre aperta alle più varie influenze. Probabilmente ciò che c’è di speciale in questo mio lavoro è che ho messo insieme tutte queste influenze al livello più alto possibile per me. E’ per questo che considero questo disco il migliore in ventiquattro anni di carriera.

Pat Metheny, che ha anche prodotto il tuo primo lavoro, qui ha composto per te Eternity And Beauty.

Sì, Pat ha prodotto il mio primo album e mi è rimasto vicino come amico, mentore, consigliere, eroe per tutti questi anni. Quando siamo a New York e lui non è in tour, trascorriamo molto tempo con lui a casa sua parlando di musica e di vita: è un gran piacere e onore! L’ultima volta che l’ho visto, me disse: «Questa mattina ho scritto una canzone per te!» e mi regalò questa splendida melodia. Puoi immaginare quanto fossi emozionata! Ho scritto un testo, per lui e su di lui, e l’ho presentato a lui con tanto amore. Lui ha suonato un assolo meraviglioso e ha voluto co-produrre la canzone con Gil Dor. Sono così felice e orgogliosa di questa collaborazione.

E la tua collaborazione con Gil Dor come è nata?

Gil era il mio professore di musica quando studiavo alla Rimon School Of Music a Tel Aviv. C’era una particolare intesa tra noi due e una profonda amicizia. E’ un musicista brillante, un grande chitarrista, compositore e arrangiatore.

Parliamo dei tuoi nuovi compagni di musica Gadi Seri e Adam Ben Ezra. Cosa hanno cambiato della tua visione musicale?

Gadi è uno straordinario percussionista capace di suonare svariati stili musicali, specializzato nel latin jazz, nella musica brasiliana e in quella yemenita. E’ anche una persona dolcissima e mi ha insegnato tante cose. Adam è una scoperta più recente: è un polistrumentista autodidatta dotato di un talento raro ed un bassista fenomenale.

Qual è il tuo sistema di lavoro quando componi?

Attualmente compongo principalmente solo con la voce! La mia voce, le mie orecchie sono due tra i più importanti strumenti (oltre alla mia testa e il mio cuore, naturalmente). Raramente uso il pianoforte e la chitarra, che suono a un livello modesto.

Perché hai voluto dedicare un album alla canzone napoletana? Secondo te c’è una relazione tra la musica di Napoli e quello del tuo paese?

Amo Napoli e tutto il Sud Italia per il suo caos e la sua vulnerabilità, per l’umorismo che nasce dalla sofferenza (molto ebraico!), per la ricchezza di storia e il presente così complesso, per la tristezza e la gioia, per la bellezza e l’amore. Amo le canzoni napoletane, perché sono meravigliose, varie e profondamente umane opere d’arte. Napoli mi ricorda il Medio Oriente, ma principalmente è sé stessa, unica e fantastica.

Complessivamente hai dedicato quattro canzoni e Karol Wojtyla. Cosa rappresenta per te?

Papa Giovanni Paolo II era un uomo buono: un coraggioso e compassionevole leader religioso che ha fatto proseliti e ha costruito ponti di solidarietà. Era amico del popolo ebraico e di Israele. Ho avuto l’onore di cantare per lui diverse volte durante il suo papato e la storia della sua vita mi ha ispirato quattro brani e ne sono orgogliosa.

La religione è la giusta via per la paca oppure è la strada migliore per la guerra?

La religione è stata usata malamente dall’umanità nel corso della storia, portando molte più sofferenze che benefici. Ancora oggi, sfortunatamente, la religione è troppo spesso usata come uno strumento di guerra, utilizzata per soffiare sul fuoco dell’odio che porta alla violenza. I leader religiosi dovrebbero assumersi la responsabilità del benessere dei loro seguaci e del futuro dell’umanità e ordinare loro di cessare tutte le guerre e gli omicidi nel nome di dio, praticare il rispetto e l’amore nei confronti dei loro fratelli, così come amano loro stessi.

Secondo te, qual è stato l’elemento che ha maggiormente contribuito al tuo successo?

Considero la mia intera carriera un successo, perché il successo è per me la via non la destinazione. Sono onorata e felice di aver avuto questa meravigliosa opportunità, questa affascinante strada che mi consente di percorrere la vita con la musica, con brave persone, vedere posti meravigliosi e di avere una passione senza fine nell’esplorare, condividere e imparare.

Può la musica avvicinare le persone e generare un sentimento di pace?

La pace può arrivare solo quando tutti gli elementi della società lavorano insieme per raggiungere l’obiettivo. I musicisti da soli possono fare veramente poco, ma possiamo essere d’aiuto collegando le persone a un livello superiore e sottolineando tutto ciò che abbiamo in comune, piuttosto che tutto ciò che ci separa.

Un tempo sei stata colpita da una crisi d’identità: «Non ero bianca, non ero nera». Il colore della pelle è un problema così importante anche oggi?

Penso che molto sia cambiato, ma la strada è ancora lunga. La gente dovrebbe usare meno gli occhi e di più le orecchie e il cuore.

Cosa hai in programma per il futuro?

Spero di continuare a fare buona musica e di suonare in giro per il mondo, sempre alla ricerca di nuove e interessanti cose da esplorare, creare. Spero che la casa discografica su internet che io e Gil abbiamo fondato possa avere successo e di poter viaggiare e vedere i miei splendidi figli crescere. Ma, soprattutto, spero di vedere la pace nel mio paese.

Alceste Ayroldi