LONDON A CAPPELLA FESTIVAL: STRAIGHT NO CHASER

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Straight No Chaser

Londra, London a Cappella Festival

28 gennaio 2015

Hanno iniziato la loro carriera nel campus dell’università dell’Indiana nel 1996. Il nome, un noto standard di Thelonious Monk, indica chiaramente la loro passione. Loro stessi, nel dedicare il concerto a Ward Swingle scomparso pochi giorni prima, hanno ricordato come si fossero formati sui suoi arrangiamenti jazzistici. Poi hanno messo la loro vocalità al servizio di un repertorio più popolare fino ad ottenere nel proprio paese una forte notorietà coinvolgendo artisti di fama tra le loro collaborazioni. E’ toccato agli Straight No Chaser inaugurare la sesta edizione del London A Cappella Festival, organizzato da Ikon Arts (agenzia specializzata nella classica) e dai The Swingles. Un’apertura che si è tenuta alla Cadogan Hall, invece che nella tradizionale sede del festival (il King’s Place), proprio per rispondere alla maggiore richiesta di biglietti.

Gli Straight No Chaser sono dieci, con due bassi per sostenere il lavoro armonico, l’uso della percussione vocale affidato in modo non esclusivo a uno dei componenti e due voci alte dalle caratteristiche soul. La formazione, che arriverà anche in Italia per un’unica data ad Assago i 16 febbraio, inaugurava a Londra anche il suo Happy Hour Tour successivo alla pubblicazione dell’album Under the Influence con ospiti come Stevie Wonder, Dolly Parton, Elton John e Sara Bareilles. La qualità dell’esibizione è stata indiscutibile, anche se i brani che hanno aperto le due parti del concerto hanno indicato chiaramente un percorso stilistico, con l’interpretazione di due standard pop come Happy di Pharrell Williams e Rolling in The Deep di Adele. La prassi jazzistica è comunque rimasta nei medley, anche se più nella costruzione armonica rispetto all’improvvisazione come nell’antologia soul con Sitting On The Dock of The Bay e Proud Mary. Un successo annunciato nel segno di una performance con molta energia vocale, completata da coreografie.

Il festival , dedicato alla memoria di Ward Swingle, è poi proseguito fino a sabato 31 gennaio con il consueto concerto finale dei The Swingles. Tra i set da sottolineare quello degli Accent, una formazione con componenti provenienti da cinque paesi diversi, e che prima di Londra si era esibita solo grazie a filmati registrati nelle rispettive abitazioni e poi montati insieme. Ispirati ai Take 6, gli Accent sono riusciti a fornire una prova convincente anche sul palco. Infine il progetto canadese Countermeasure del cantante dei Cadence Aaron Jensen, con il recupero del repertorio popolare del paese nordamericano esteso anche alle icone Joni Mitchell e Neil Young.

Michele Manzotti