Eclettico Lenny: pentagramma con humour

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Leonard Bernstein

Ispirato da una potente curiosità verso il mondo – tratto evidente della personalità multiforme del compositore, autore, e musicista – Bernstein arrivò a mettere in musica anche… ricette di cucina

Era animato da forte passione, brillante, affascinante, talvolta anche in modo eccessivo – pieno di vita in un modo quasi esagerato. Chi lo ha conosciuto lo ricorda così. Leonard Bernstein aveva una tremenda sete di conoscenza che abbracciava i soggetti più disparati, un bisogno di “assorbire informazioni” sulle cose che lo interessavano: la musica, naturalmente, ma anche Shakespeare e Lewis Carroll, il Rinascimento e la letteratura russa, le religioni del mondo, la biologia e l’astrofisica, le due guerre mondiali, il dramma francese – per non parlare di situazioni o luoghi dove questi argomenti coincidono o si sovrappongono. Per usare le parole del figlio Jamie, “Il suo cervello era infervorato dalla curiosità, praticamente sempre in fiamme”.

Questa sua brama di conoscere, unita al suo amore per lo humour e la satira, si traduceva in un geniale ecletticismo, che lo portò a scrivere musica jazz per la sala concerti e musica sinfonica per il palcoscenico di Broadway. “Lenny adorava comunicare agli altri la sua continua eccitazione” racconta Jamie Bernstein. “Non resisteva, doveva trasmettere la magia, e il modo più semplice per lui era di coinvolgere il pubblico dal vivo, e aveva idee meravigliose per farlo partecipare”.

Dal far cantare l’allegra canzone popolare francese “Frère Jacques” (il nostro Fra’ Martino Campanaro) in contrappunto, a 4 voci, al modulare diversi intervalli sulle sillabe ‘New York’; dal prendere parte a un quiz musicale in televisione al mettere in musica delle ricette culinarie.

Bernstein aveva il dono di scrivere musica infusa di humour, come testimoniano le colonne sonore scritte per Broadway (West Side Story, Candide, On the Town, Wonderful Town, Peter Pan, per citarne alcune) ma la sua resa in musica di ricette francesi del diciannovesimo secolo è particolarmente ricca di arguzia.

Nel 1947 il poliedrico compositore – che parlava scioltamente 4 o 5 lingue – selezionò quattro ricette dal libro di Emile Dumont “La Bonne Cuisine – Manuel économique et pratique (ville et campagne)”, le tradusse in inglese e… le mise in musica. Si trattava specificatamente di
1. Plum Pudding

2. Le code de Boeuf (Oxtails)
3. Tavouk Gueunksis
4. Civet à Toute Vitesse (“Rabbit at Top Speed “).

L’intero set è lungo circa 4 minuti, con tutte le canzoni che vanno da Allegretto (n°2) a Presto (n°4), con accompagnamento. L’anno successivo, il 10 ottobre, “La Bonne Cuisine: Four Recipes for Voice and Piano” di Leonard Bernstein debuttò alla Town Hall e conquistò New York – sul palcoscenico la cantante Marion Bell con al piano Edwin MacArthur (l’omonimo libro-spartito è oggi una chicca pressoché introvabile nella sua edizione originale).

Leonard dedicò “Four Recipes for Voice and Piano” a un’amica, il noto mezzo-soprano Jennie Tourel, che negli anni successivi le interpretò con successo insieme a un altro set di taglio umoristico, sempre di Bernstein, da lui scritto nel 1943: “I Hate Music! A cycle of five kid songs for soprano” (Odio la musica! Ciclo di cinque canzoni da bambini per soprano); tutt’altro che puerile, I Hate Music! richiede una forte tecnica vocale e un talento musicale estremamente fluido. Anche il testo, con semplicità infantile, commenta e fa satira sullo ‘stato’ della musica.

Il grande compositore amava ripetere nei suoi Concerti per i Giovani, che tenne con la Filarmonica di New York alla Carnegie Hall dal 1956 al 1966: “L’umorismo nella musica dev’essere divertente per motivi musicali. Quando la musica è divertente, è divertente nello stesso modo in cui una battuta è divertente: fa qualcosa di sconvolgente, sorprendente, inaspettato, assurdo. Incongruo. Forse il pezzo più incongruo di musica mai scritta è di Mahler, che nella sua Prima Sinfonia ha preso Frère Jacques, il famoso canone che tutti noi amiamo cantare, l’ha messo in minore, gli ha dato il tempo di una marcia funebre e ne ha fatto un intero movimento. Triste, cupo: ma per noi è buffo, perché sappiamo cosa vi si nasconde dietro, altri non è che l’allegro Fra Martino!”

Francesca Tagliabue

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