Lello Petrarca e le sue «Musical Stories»

275
Lello Petrarca
Lello Petrarca

Lello Petrarca, qual è il suo background culturale-artistico?
Il mio approccio con la musica inizia all’ età di tre anni, quando cominciai a emettere i primi suoni con la tromba, avendo avuto la fortuna di avere un nonno trombettista che mi ha trasmesso la passione per questa meravigliosa disciplina. Inizialmente suonavo questo strumento a fiato per gioco e mi sono successivamente avvicinato allo studio tecnico in modo più serio. In casa c’ erano diversi strumenti: il pianoforte, la chitarra, il basso, e da subito mi incuriosii per ognuno di essi, scoprendone il fascino, al punto tale da indirizzarmi poi verso un polistrumentismo che mi ha fatto conoscere in modo sempre più approfondito il mondo dell’ arrangiamento e dell’ orchestrazione.

Sedendomi per la prima volta al pianoforte alla mia tenerissima età, ricordo di essere rimasto letteralmente folgorato dalla bellezza che emetteva il suono dello strumento e soprattutto l’accostamento all’armonia, suonando gli accordi. Capii che quella sarebbe stata la mia strada, e da lì cominciò tutto il percorso accademico, portando avanti contemporaneamente sia lo studio della musica classica, fino al raggiungimento del diploma al conservatorio, che quello della musica moderna con particolare attenzione al jazz.

Vi è anche molto teatro nel suo passato e presente artistico. Come è iniziato questo percorso e quanto influenza la sua vena compositiva?
Le mie esperienze musicali, prima di decidere di affacciarmi alla carriera concertistica con progetti personali, sono state davvero innumerevoli e sono iniziate già nella primissima adolescenza. Ho avuto la fortuna di collaborare con tantissimi artisti nazionali ed internazionali, in vari ambiti, dal teatro accompagnando musicalmente attori noti impegnati in reading o in rappresentazioni di cui spesso mi chiedevano di curarne gli arrangiamenti, ai live in festival e rassegne varie, al fianco di musicisti provenienti da diversi mondi musicali, coltivando sempre più una versatilità stilistica che avevo capito mi appartenesse. Di sicuro le varie esperienze teatrali e non solo accumulate nel corso degli anni hanno notevolmente contribuito ad arricchire il mio bagaglio culturale – artistico, influenzando positivamente la mia vena compositiva, addirittura molto spesso ispirandola.

Il suo lavoro nell’ambito teatrale ha penalizzato la sua carriera di concertista?
Assolutamente no, anzi mi ha aiutato ad entrare in contatto con realtà artistiche che col senno di poi mi sono ritrovato al fine di promuovere le mie progettualità in primis sul mio territorio e successivamente anche fuori.

lello petrarca trioParliamo di «Musical Stories», dal quale traspare il suo innamoramento per la musica classica.
«Musical Stories» è un progetto che ho ideato e realizzato in trio, registrando un disco intitolato «Lello Petrarca Trio – Musical Stories», pubblicato dalla casa discografica pugliese Dodicilune records. In questo lavoro l’unica nota tradizionale è la scelta degli strumenti (pianoforte, contrabbasso, batteria), per il resto si tratta di un disco – progetto in cui l’ispirazione è sopraggiunta dalle mie stesse esperienze di vita musicale vissute, alternando brani di mia composizione dal sapore versatile (jazz, blues, pop) a temi noti del repertorio classico rivisitati, data la mia grande passione per la musica classica, basando tutto sull’improvvisazione e sull’interplay. La rielaborazione delle composizioni classiche contenute in questo disco (La romantica di Chopin dal Notturno n. 2 op. 9 e  Suite di Martucci) realizzata peraltro in modo scorrevole è di sicuro un elemento fondamentale di questo progetto, che vuole avere lo scopo di divulgare un forte messaggio culturale, affinché una musica considerata sempre e solo d’ elite possa essere ascoltata da un pubblico più ampio. L’ispirazione a compositori come Martucci e Debussy nella Suite nasce dall’averli sempre ritenuti un po’ i precursori del concetto di improvvisazione moderna, una improvvisazione che abbandona i canoni della tradizione per sfociare in una nuova sperimentazione musicale.

Così come la passione per il jazz statunitense, più di quello europeo.
La mia attenzione al jazz si è innanzitutto focalizzata su quello statunitense in quanto ho sempre preferito conoscere un genere musicale partendo da chi lo ha inventato, senza poi non considerarne gli sviluppi interpretati diversamente in altri territori. Conoscere la tradizione è sicuramente importante, ma ad un certo punto è necessario lavorare su  un proprio suono e su un proprio stile.
In questo primo lavoro son voluto partire in un certo senso dalle origini ispirandomi di più al jazz statunitense, ma già nel prossimo lavoro ci sarà una dimensione più ampia che toccherà anche il jazz europeo mixato alla musica classica.

I brani sono tutti frutto della sua penna, fatta eccezione per Roma nun fa la stupida stasera, tra l’altro in versione up-tempo. Perché ha scelto proprio questo brano e non, visti i suoi natali, una composizione partenopea?
Ho voluto registrare  Roma nun fa la stupida stasera, bellissimo brano del grande Armando Trovajoli, per un motivo puramente affettivo. E’ stato il primo brano che mio nonno (trombettista) mi insegnò a suonare con il mio primo strumento che è stato come dicevo prima la tromba. Ricordo il giorno in cui mi portò lo spartito del brano ed io cominciai lentamente a scoprire la bellezza della melodia. Sono un appassionato di tempi irregolari e di comune accordo con i musicisti ho voluto sperimentare una realizzazione del brano in 7/8, facendo in modo che la melodia fosse scorrevole ed assolutamente riconoscibile. Tra i miei prossimi progetti ci sarà un disco interamente dedicato alle composizioni partenopee.

Lello Petrarca Trio
Lello Petrarca Trio

La scelta del trio piano jazz è legata a una questione stilistica o a un suo pallino?
La scelta del trio piano jazz è stata semplicemente legata alla volontà di realizzare un progetto che avesse una specifica sonorità acustica attraverso la quale poter suonare di tutto, curando in modo particolare dinamiche e sperimentazioni ritmiche  applicate a brani noti come quelli tratti dal mondo della musica classica e ponendo in primo piano un lirismo tale da rendere l’ ascolto assolutamente più fruibile.

A proposito, ci parlerebbe dei suoi sodali?
Gli straordinari musicisti che ho scelto per il mio trio sono Vincenzo Faraldo al contrabbasso ed Aldo Fucile alla batteria. Dico straordinari in quanto non con tutti i musicisti si riesce da subito ad instaurare un feeling, invece con loro è accaduto già dalla prima volta che abbiamo iniziato questo percorso. Avevo collaborato con Vincenzo ed Aldo anche in altri progetti in passato, e quando decisi di mettere in piedi un trio pensai immediatamente a loro. Li convocai un pomeriggio del 2014 e decisi di registrare un mio brano intitolato From Seven To Six che poi avrebbe aperto il disco «Musical Stories». Nell’ immediato si creò quella famosa magia nota come interplay, grazie alla quale intuii che stava nascendo qualcosa di bello, un progetto da portare avanti. Inoltre sono sempre rimasto molto colpito dall’ incredibile entusiasmo che entrambi hanno dimostrato, non vivendo la progettualità in modo solo turnistico, componente determinante per la riuscita di un progetto.

Sembra che in Italia aver fatto un buon disco non sia di per sé sufficiente a emergere e farsi strada. Cos’altro bisogna fare, secondo lei?
Il mio motto è sempre stato quello di darsi da fare, e se si lavora con passione e determinazione, credendo in quel che si realizza, prima o poi i risultati arriveranno. L’ Italia, musicalmente parlando, è sempre stato da un punto di vista lavorativo un paese difficile e anche misterioso, pur essendo paradossalmente la culla del patrimonio artistico – culturale. Difficile in quanto già la professione di musicista non ha mai avuto la giusta considerazione a differenza di tanti altri Paesi; misterioso perché emergere e farsi strada è un vero e proprio mistero. Molto spesso, purtroppo, non conta la meritocrazia ma la conoscenza di canali a volte basati anche sulla semplice amicizia per ritrovarsi in contesti di maggiore visibilità. E’ pur vero che fare l’artista non significa inseguire la fama, bisogna produrre cose belle ed interessanti, poi se a tutto ciò vi è la possibilità fortuita di farle conoscere, che ben venga. Di sicuro sarebbe importante che alcuni canali pubblicitari o anche festival storici creassero maggiori spazi per nuove proposte, aprendosi ogni tanto a nuovi rischi da un punto di vista economico e non adagiandosi sulla garanzia di nomi già noti.

Cosa ne pensa del sistema jazzistico italiano?
Credo in generale che il sistema jazzistico italiano sia di sicuro notevolmente cresciuto negli ultimi anni almeno sul piano della comunicazione, soprattutto grazie all’ausilio di Internet. Diventato in un certo senso di moda per organizzatori non necessariamente competenti, il jazz ha preso sempre più piede in Italia, anche attraverso i conservatori che ne hanno istituito un vero e proprio corso ufficiale, cercando di creare più sbocchi lavorativi per i musicisti decisi ad intraprendere la strada della docenza. Un po’ più deludente a mio avviso la situazione economica, in quanto a differenza di altri Paesi della Unione Europea in Italia vengono stanziati pochi fondi per le attività artistiche, costringendo di conseguenza gli organizzatori di festival e rassegne ad avvalersi di sponsor che ne condizionano spesso le scelte artistiche.

Cosa ascolta Lello Petrarca abitualmente?
Sin da quando ho iniziato il mio percorso musicale ho imparato ad ascoltare ed apprezzare tutta la musica (classica, jazz, pop- rock, etnica), senza mai preferire un genere ad un altro, probabilmente scrutandone sempre le più interessanti sfumature grazie ad una innata musicalità. L’ascolto è un elemento decisamente importante per chi decide di intraprendere la strada del musicista, è un momento di attenzione, riflessione e a volte analisi tecnica al fine di arricchire il bagaglio culturale innanzitutto, e maturare idee nuove per le proprie proposte.

Quali sono i suoi prossimi obiettivi?
I prossimi progetti ai quali sto lavorando sono diversi. Prossimamente registrerò due nuovi dischi con il mio trio; uno sarà dedicato alla canzone napoletana e il secondo alla continuazione del primo disco, con una più ampia rielaborazione di temi tratti dalla musica classica. Inoltre sto lavorando anche al progetto Piano solo che sarà interamente dedicato al Belcanto italiano, proponendo brani tratti dall’ opera e dal repertorio italiano più interessante, e ad un progetto elettrico con tutte mie composizioni dal sapore nettamente jazz– rock.

Alceste Ayroldi