Kris Davis al Centro d’Arte di Padova

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Kris Davis - foto Michele Giotto

Sala dei Giganti al Liviano, Padova, 4 aprile 2017

Raggiungiamo Padova in autostrada sotto un cielo a tratti plumbeo e a tratti quasi sereno, in un’alternanza di luci e colori che già prefigura quella che sarà una delle caratteristiche del concerto della pianista Kris Davis: l’alternanza di contrastanti dinamiche e atmosfere.

Diversamente da quanto precedentemente annunciato, in cartellone era previsto il trio, Davis sarà presente per un concerto in piano solo e in esclusiva italiana, che la vedrà protagonista unica di una performance incentrata su un linguaggio improvvisativo inedito e originalissimo.

La Sala dei Giganti al Liviano a Padova

Il concerto è nella magnifica Sala dei Giganti al Liviano che fu affrescata verso la metà del Cinquecento, sia con intento didattico che celebrativo, con imponenti figure di molti dei protagonisti della storia classica romana e fu completata da un raffinato soffitto a cassettoni decorato e da immensi lampadari di vetro. Nell’imponente sala spicca al centro il pianoforte, solo, e fin dalle prime note siamo deliziati dalla perfetta acustica che permette di ascoltare nitidamente gli armonici di ogni singolo suono.

Caratteristiche tali sono una prerogativa eccellente per ascoltare Kris Davis, una delle più innovative protagoniste della scena dell’improvvisazione jazz di New York sia come leader che all’interno di molteplici formazioni con musicisti di livello come Ingrid Laubrock, John Hébert, Tom Rainey e Tom Malaby.

La performance conterrà stralci di Ornette Coleman, di John Zorn e di Monk, rivisitati in un incessante “mettere e togliere e rimettere di nuovo” con infinite variazioni ritmiche e dinamiche che costruiscono ambienti sonori tratteggiati con totale padronanza della materia narrativa.

Il primo brano è eseguito con il pianoforte preparato, suoni metallici e artificiosi diverranno protagonisti di una base ritmica reiterata senza sosta che si intreccia a tracce tematiche e melodiche accennate e subitaneamente spezzate e ritagliate in altri temi. Una prova intensa e suggestiva della sua maestria.

Kris Davis in concerto a Padova – foto Michele Giotto

Si sente forte e chiara, seppur non esplicita, la matrice classica così come riaffiorano le influenze dei compositori contemporanei che l’hanno affascinata ma saranno intime evocazioni nel cuore delle sue improvvisazioni; ciò che nell’immediato percepiamo è una costruzione spigolosa, poliedrica e tanto complessa quanto libera da preconcetti e che ci incanta fin dall’inizio.

Le alternanze tra attimi di armonie luminose e di ampio respiro con cascate di note dissonanti, di tecniche percussive che percuotono con forza i tasti dei toni bassi per creare profonde vibrazioni con tocchi leggeri e quieti, le dinamiche alternate e spezzate, le atmosfere intrise di velato swing a quelle contrappuntistiche rendono la materia musicale preziosa.

Fuori si scatena un violento temporale, quasi a volerci risvegliare dall’incantesimo dell’ascolto che ci ha inesorabilmente rapiti.

Monica Carretta