John Patitucci Trio a Valdarno Jazz

Il concerto del trio del bassista statunitense si è tenuto il 26 luglio a San Giovanni Valdarno.

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Il trio di John Patitucci - foto di Alessandro Travi

San Giovanni Valdarno, Piazza Masaccio

26 luglio

Ospite della XXXVIII edizione del Valdarno Jazz Summer Festival per un evento organizzato in collaborazione con Music Pool, John Patitucci – alla testa di un trio completato da Chris Potter (sax tenore e soprano) e Brian Blade (batteria) – ha dato ulteriore prova non solo del suo magistero di contrabbassista e bassista elettrico, ma anche delle sue doti di fine compositore. In parte tratto da «Remembrance» (Concord, 2009), il repertorio abbracciava una gamma piuttosto ampia di riferimenti e fonti di ispirazione, ed era completato da nuovi brani originali, oltre a un paio di standards e una composizione di Potter.

Chris Potter, Brian Blade e John Patitucci – foto di Alessandro Travi

Dedicata a Joe Henderson, Joe Hen mette in evidenza i tratti più scuri e spigolosi del fraseggio riccamente articolato di Potter al tenore; la capacità di Blade – degno erede di Tony Williams – di variare gli accenti e di spezzare e scomporre le figurazioni; la cavata sontuosa, le linee fluide, eloquenti e le intuizioni melodiche di Patitucci. Potter può letteralmente fluttuare e addirittura volare sui percorsi aperti da una ritmica affiatatissima che per una ventina d’anni ha costituito il fulcro del quartetto di Wayne Shorter. Costruita su un delicato impianto modale, Three Pieces of Glass vede Potter esplorare scale intricate. In Mali Patitucci imbraccia il basso elettrico a sei corde dispensando finezze timbriche e melodiche nell’introduzione, per poi costruire un’intelaiatura ritmica solida e propulsiva al tempo stesso. Il brano è un sentito tributo al chitarrista e cantante maliano Ali Farka Touré con cui Patitucci aveva collaborato alla registrazione del bellissimo «Talking Timbuktu», realizzato sotto l’egida e con la produzione di Ry Cooder.

John Patitucci – foto di Alessandro Travi

Patitucci tratta il basso elettrico con un approccio quasi da chitarrista, traendone deliziosi spunti melodici e rarefatte armonizzazioni, come ad esempio in Meditations, omaggio a John Coltrane, e in And I Love Her. Grazie al raffinato interplay del trio, Meditations emana un respiro ampio, denso di spiritualità, alimentato da un avvolgente disegno melodico. Il brano di Lennon-McCartney poggia sulla dialettica feconda tra Patitucci e il tenore di Potter, punteggiata da Blade con colori tenui e dinamiche soffuse. Quando poi il basso elettrico imbastisce serrati dialoghi venati di funk con la batteria sulle scale simmetriche di Messiaen’s Gumbo, evita accuratamente effettismi di maniera.

John Patitucci e Brian Blade – foto di Alessandro Travi

A Coltrane si riallaccia idealmente The Source, firmata da Potter. Ancora impegnato al tenore, qui il sassofonista elabora delle progressioni brucianti producendo timbri strozzati su acuti e sovracuti: un’indelebile impronta coltraniana. Alla versione fornita da Sonny Rollins nello storico «The Bridge» si ispira l’interpretazione di Without a Song. Anche uno standard consumato come questo, scritto da Vincent Youmans nel 1929, può riprendere vita grazie all’inventiva di musicisti di tale e tanta levatura, capaci di esplorare qualsiasi area per risalire alla fonte.
Enzo Boddi