John Mayall 85th Anniversary Tour – Campus Music Industry Parma – 29/03/2019

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John Mayall 85th Anniversary

Pietra miliare nella musica inglese a partire dagli anni ‘60 il leggendario bluesman britannico John Mayall, in occasione del suo ottantacinquesimo compleanno, sta girando l’Europa con un fittissimo tour iniziato il 2 marzo e che si chiuderà negli Stati Uniti. A Parma si è esibito al Campus Music Industry.

Il Leone di Manchester possiede una verve ed una capacità di fare spettacolo davvero notevoli ed ha letteralmente elettrizzato il pubblico parmense. Si potrebbe pensare che questo tipo di artista possa interessare quella fascia di spettatori compresi tra i 50 ed i 60 anni e viceversa ci si è trovati di fronte ad una platea gremita anche di giovani, molti più di quelli che si possano ritrovare in quelle dei concerti di Jazz.

Del resto l’energia e la freschezza dello spettacolo sono state di rilievo, anche per la capacità di questo Godfather of Blues di circondarsi di giovani e notevoli strumentisti. John Mayall è sempre stato un talent scout e le sue prime formazioni hanno portato alla notorietà musicisti del calibro di Eric Clapton, Jack Bruce, Mick Taylor ed altri. In questa occasione a due accompagnatori piuttosto fedeli negli ultimi anni come il bassista Greg Rzab ed il batterista Jay Davemport si è aggiunta per questo tour la talentuosa chitarrista Carolyn Wonderland. Si tratta di musicisti di grande personalità, cui Mayall ha lasciato spazi per parti solistiche, che sono state estrose ed al limite dell’informale nel caso del bassista, come vivaci e dinamiche nel caso della avvenente chitarrista. Poderoso il drive di Davemport alla batteria. Mayall ha suonato in gran parte le tastiere, ma anche una curiosa chitarra a forma di mandolino e l’armonica a bocca.

Allegro e gioviale Mayall ha scherzato con il pubblico, lo ha incitato nelle sortite solistiche dei suoi comprimari ed ha tenuto il palcoscenico per quasi due ore di concerto, sospinto anche dall’entusiasmo di un pubblico sempre più galvanizzato dal crescendo di energia generatosi con lo scorrere dei brani: un misto di cover, vecchie e nuove composizioni di Mayall, tutt’altro che fossilizzato sul repertorio che gli ha dato fama negli anni sessanta. I brani erano in gran parte diversi dal concerto di Roma di alcuni giorni prima, forse proprio per evitare di opacizzare la prestazione con un senso di routine. Particolarmente struggente, in mezzo ad un repertorio allegro e frizzante, il lungo solo di Mayall alla armonica a bocca in Mail Order Mystics come potente l’apertura di concerto con l’intramontabile Streamline, cavallo di battaglia dei primi Bluesbreakers con Eric Clapton e Jack Bruce.

Da vero artista che ama il contatto con il proprio pubblico Mayall si è dedicato prima e dopo il concerto a salutare fans, sottoporsi al rito dei selfie, vendere ed autografare CD, come anche gli Lp portati dagli appassionati di lungo corso, senza nessun tipo di filtro. Una bella maniera di essere protagonisti sul palcoscenico e nella vita.

Giancarlo Spezia