Il jazz italiano per L’Aquila: parla Paolo Fresu

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di Alceste Ayroldi

Paolo, a parte quello di musicista, qual è il tuo ruolo in «Il Jazz italiano per L’Aquila»?

Il mio ruolo è stato quello di collante tra il pensiero originario del ministro Dario Franceschini e il pool di realtà organizzative che si sono fatte carico della grande giornata aquilana del 6 settembre scorso, che sono state la Midj, l’associazione I-Jazz e la Casa del jazz.  Inoltre quello di avere ideato la struttura e la forma della maratona oltre ad avere scelto buona parte degli artisti e dei progetti. Intorno alla metà di aprile del 2015, infatti, sia io che Luciano Linzi, responsabile della Casa del Jazz di Roma, riceviamo una telefonata dal ministro con il quale, come è risaputo, c’è da tempo una fattiva collaborazione e attenzione da parte sua verso le istanze del jazz italiano. Ci suggeriva una giornata del jazz italiano per L’Aquila, sulla scia del successo del raduno dei musicisti di strada avvenuto nell’estate precedente e organizzata dal Buskers Festival di Ferrara. Provo dunque a immaginare una maratona con una serie di eventi in contemporanea da consumarsi utilizzando tutto il centro storico in ricostruzione. Con il triplice obiettivo di riporre l’attenzione sul dramma dell’Aquila, animare e invadere il centro storico con i suoni e con la gente oltre al voler dare una spinta nuova e una visibilità più ampia al jazz italiano. Tutti gli artisti sono invitati a titolo gratuito e con il solo rimborso delle spese di viaggio, vitto e alloggio. E’ nella metà di maggio che si individua un team di realtà, associative e non, di respiro nazionale che dialogano tra loro e attraverso le quali si potrà gestire l’evento nel modo migliore e in sinergia. A quel punto inizio a contattare i musicisti che rispondono con entusiasmo. Lo stesso accade con i responsabili dei vari festival che, su invito del presidente dell’I-Jazz Gianni Pini, si prestano a dirigere le diciotto postazioni. Parte del programma artistico è gestito direttamente dalla Midj (attraverso i rappresentanti dei comitati regionali) e dall’I-Jazz (attraverso i festival che ne fanno parte) e si cerca di dare priorità ai musicisti aquilani e abruzzesi coinvolgendo anche i conservatori dell’Aquila e Pescara.

C’è un legame tra questo evento e le attività istituzionali svolte in favore del jazz italiano?

Certo. Non solo c’è un legame ma L’Aquila è uno dei traguardi di un nuovo percorso che sta provando a mettere il jazz italiano in altro luogo rispetto al passato. Finalmente abbiamo un ministro attento al jazz. Questo ci permette di instaurare un percorso di collaborazione e di fiducia reciproca che ha portato all’istituzione di un bando strutturale di 500.000 euro per il nostro jazz (bando che si ripeterà e che tutti speriamo possa diventare stabile) del quale nel 2015 hanno fruito nove realtà italiane tra associazioni e network e a una serie di iniziative, non ultima L’Aquila che ci apprestiamo a ripetere, visto il grande successo, che sta dando al jazz un peso diverso in seno alla cultura musicale del nostro paese. C’è anche una necessità di ristrutturare la realtà della Casa del jazz di Roma per farla diventare la casa di tutto il jazz italiano; è attivo il complesso portale Italia Jazz che ha pochi pari nel mondo, dove è possibile viaggiare nella ricca e variegata realtà del jazz italiano. Ma l’aspetto per me più importante è forse che, per la prima volta nella storia del nostro paese, la parola jazz è stata pronunciata da un ministro della cultura. Questo per me, come musicista, è un traguardo importantissimo! Ovviamente c’è ancora molto da fare e le cose da risolvere e da superare sono molte, ma la strada ci sembra quella giusta e in due anni è stato fatto molto. Per merito delle istituzioni, ma anche per merito delle realtà come Midj e l’I-Jazz che finalmente dialogano tra di loro eliminando quell’atavica diffidenza tra musicisti e organizzatori. Se l’I-Jazz si sta occupando di dialogare anche per il Fus, per ciò che riguarda l’avanzamento del sistema della contribuzione a festival e rassegne la Midj si sta occupando di dialogare con la Siae (ad esempio per l’abbattimento delle tariffe dei piccoli locali pubblici di spettacolo e per il diritto d’improvvisazione che già esiste in altri paesi europei come la Francia) e di portare un contributo nei tavoli interparlamentari in seno alle discussioni sul lavoro, la previdenza, e così via; oltre a spendere la propria attenzione verso il mondo giovanile con concorsi e altro. Insomma, il nostro jazz deve essere aiutato in Italia e deve essere più esportato fuori dal nostro Paese.

Quali sono gli obiettivi per l’edizione 2016?

Noi non vogliamo che L’Aquila diventi un festival. Ce ne sono già tanti… Il nostro obiettivo è di rifare L’Aquila per un totale di tre anni fino al 2017. Ovviamente siamo coscienti di non poter ricostruire totalmente la città con la nostra musica ma il contributo dell’arte può essere fondamentale. La maratona che sarà strutturata, con piccoli accorgimenti e variazioni, come la prima edizione. Cercheremo di portare in città altri seicento musicisti visto che molti hanno giustamente lamentato il non esserci stati. Nell’intento di riuscire, in tre anni, a rappresentare  quasi tutto il jazz italiano senza distinzione di generi, geografie e generazioni. Ma non dimentichiamo anche che è stato aperto, seppure a pochi giorni dall’evento, un conto di solidarietà con la Rete del dono, con l’obiettivo di raccogliere anche denari che potranno servire a sviluppare la musica nelle scuole. Convinti che la grande ferita della società della città abruzzese potrà rimarginarsi grazie al pensiero delle nuove generazioni. Per questo nei giorni immediatamente precedenti alla seconda edizione ci saranno due giornate di incontri e conferenze sui temi del jazz italiano e, nello specifico, un convegno sul tema dell’importanza dell’arte e della cultura come contributo per la crescita della nostra società. Insomma, anche il jazz può partecipare allo sviluppo del nostro Paese. Perché la nostra musica non è fatta di sole note…

Alceste Ayroldi

Nei prossimi giorni, sempre con riguardo a Il jazz italiano per L’Aquila, saranno pubblicate anche le interviste ad Ada Montellanico, Gianni Pini e a Massimo Cialente, sindaco di L’Aquila.