Iseo Jazz 2017, 14 – 16 luglio Prima parte

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Pietro Tonolo con ElectroMonk a Iseo Jazz 201 - foto Fabio Botti

Iseo Jazz 2017

Iseo, Sagrato della Pieve di S. Andrea e Lido di Sassabanek, 14-16 luglio 2017

Iseo Jazz ha festeggiato il venticinquesimo anniversario mantenendo pienamente fede ai principi cardine che ne avevano ispirato la nascita: attenzione concentrata sul jazz italiano, spesso escluso dalla programmazione di altri festival; valorizzazione di nuovi talenti; presentazione di progetti originali. Tutte caratteristiche, queste, pienamente confermate nelle tre serate conclusive.

Nel centenario della nascita, non potevano mancare riferimenti a Thelonious Monk. Tra i progetti speciali del festival, Vocalese Monk è la trasposizione in quella chiave vocal-strumentale di temi del pianista (e relativi assoli) operata dalla giovane vocalist siciliana Daniela Spalletta in trio con Alberto Fidone al contrabbasso e Peppe Tringali alla batteria. Scelta rischiosa, in considerazione della complessità della scrittura di Monk e del non semplice confronto tra voce e ritmica. Monk’s Dream e Straight No Chaser indicano i contorni della sfida e il coraggio di Daniela nell’affrontarla: il primo brano per le linee asimmetriche, a tratti spezzate; il secondo per il prorompente impulso ritmico e i dinamici sviluppi. Interessante anche la scelta di intervenire su versioni altrui: l’improvvisazione su Ask Me Now è modellata su un assolo di Joe Henderson; ispirata a una versione di Wynton Marsalis, Four In One – pezzo di per sé dal respiro orchestrale – risulta credibile anche in una veste spartana. Al di là di una gamma vocale ancora in via di maturazione, Spalletta si rivela efficace nell’articolazione del fraseggio e nell’enfasi su sillabe e singoli fonemi.

Vocalese Monk, progetto della vocalist Daniela Spalletta a Iseo Jazz 2017 - foto Fabio Botti
Vocalese Monk, progetto con la vocalist Daniela Spalletta a Iseo Jazz 2017 – foto Fabio Botti

La lungimiranza e la modernità della scrittura di Monk può costituire un eccellente spunto per elaborare nuove forme di composizione estemporanea. È quanto ha fatto Pietro Tonolo – avvalendosi tra l’altro di un uso misurato dell’elettronica – con ElectroMonk, di cui è stato appena pubblicato il Cd eponimo. Il sassofonista veneziano ha ampliato la gamma di timbri e registri abbinando a tenore e soprano il flauto basso e il flutax, strumento di propria invenzione: un flauto traverso cui ha applicato il bocchino di un soprano, ricavandone effetti suggestivi anche con l’ausilio di un delay. Giovanni Giorgi ha collegato alla batteria la pedaliera di una chitarra, arricchendo lo spettro timbrico e ritmico. Giancarlo Bianchetti è un chitarrista moderno capace di produrre una moltitudine di colori spaziando da delicate sfumature a sonorità corrosive. Nell’approccio del trio frammenti di Reflections e Bemsha Swing appaiono e scompaiono in un flusso coerente. ‘Round Midnight viene innervata da un inusitato e variegato trattamento ritmico, mentre le progressioni graffianti di Epistrophy e Bright Mississippi evocano a tratti il trio di Paul Motian con Joe Lovano e Bill Frisell. Infine, il nucleo di Misterioso viene quasi nascosto da sagaci allusioni.

iseo jazz 2017
Pietro Tonolo a Iseo Jazz 2017 – foto Fabio Botti

Ada Montellanico ha presentato il repertorio del recente «Abbey’s Road», tributo appassionato rivolto ad Abbey Lincoln senza enfasi né atteggiamenti pedissequamente filologici; piuttosto, facendone propri contenuti e significati. A questo scopo si è avvalsa degli efficaci arrangiamenti di Giovanni Falzone, che non prevedono strumenti armonici: tromba, trombone (Filippo Vignato), contrabbasso (Matteo Bortone) e batteria (Ermanno Baron). Dotata di un timbro rotondo e avvolgente, a tratti flautato, di una pronuncia tornita e di un fraseggio fluido e articolato, Ada porge e racconta storie: lo dimostra in modo lampante Bird Alone; lo certifica First Song di Charlie Haden, di cui vengono distillati goccia a goccia i nuclei melodici. L’empito libertario di Lincoln emerge da Driva Man e Freedom Day, mentre Wholly Earth si tinge di africanismi e poliritmi. La voce svolge anche una funzione complementare, operando in sezione con gli ottoni. Vignato evidenzia un eloquio essenziale e incisivo, degno erede e contraltare europeo di Julian Priester e Roswell Rudd. Falzone impressiona per la straordinaria pulizia del suono e la ricchezza di nuances dinamiche con cui impreziosisce le esecuzioni. Con punteggiature parsimoniose Bortone funge da ancoraggio ritmico-armonico, mentre Baron dispensa sottigliezze e colori. Al di là della bravura dei singoli, predomina comunque l’equilibrio del collettivo.

Enzo Boddi

Iseo Jazz 2017
Ada Montellanico con Giovanni Falzone a Iseo Jazz 2017 – foto Fabio Botti