Iseo Jazz 2017, 14 – 16 luglio Seconda parte

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Iseo Jazz 2017
Tullio De Piscopo a Iseo Jazz 2017 - foto Fabio Botti

ISEO JAZZ 2017 

Iseo, Sagrato della Pieve di S. Andrea e Lido di Sassabanek, 14-16 luglio

Con il progetto Shardana la giovane clarinettista Zoe Pia indaga le proprie radici innestando su elementi della tradizione sarda tratti linguistici, sintattici e improvvisativi del jazz. Scelta identitaria connaturata allo spirito del jazz contemporaneo e tentativo apprezzabile, che necessita però di una più compiuta sintesi. L’approccio al clarinetto è eterodosso sia nel fraseggio che nelle timbriche, tanto da evocare il suono di ance tradizionali. L’apporto delle launeddas è più coloristico che altro. Interessante e flessibile l’assetto strumentale del gruppo: piano e tastiera (Roberto De Nittis), basso tuba (Glauco Benedetti), batteria e violino (Sebastian Mannutza). Dalla fissità iterativa di certi spunti tradizionali, a volte abbinati a cori e voci registrati, il quartetto procede alla costruzione di strutture polimetriche, terreno per improvvisazioni avventurose, ma non sempre risolte.

Iseo Jazz 2017
Zoe Pia con Shardana a Iseo Jazz 2017 – foto Fabio Botti

Formazione storica, dal 1980 Nexus vede ruotare intorno ai fondatori Tiziano Tononi e Daniele Cavallanti molti protagonisti della scena italiana, sempre con esiti di alta qualità e intransigente rigore derivanti dai seguenti principi fondanti: visione personale delle innovazioni scaturite negli anni Sessanta e Settanta (ma sguardo distaccato e critico sul free!); ricerca poliritmica e modalismo che fanno riferimento anche alle culture africane; solidi impianti polifonici. Tenore (Cavallanti) e tromba (Alberto Mandarini) da una parte, contralto o clarinetto basso (Francesco Chiapperini) e violino (Emanuele Parrini) dall’altra, imbastiscono fitte tessiture, scambiandosi segnali e richiami in una dialettica serrata. Al vibrafono, Pasquale Mirra svolge una funzione armonica essenziale, provvedendo a certe aperture melodiche e arricchendo di colori la ritmica che Tononi e Andrea Grossi (contrabbasso) convertono in un flusso inarrestabile di figure poliritmiche. L’omogeneità del settetto è comprovata da vari riferimenti stilistici. Tononi ha modellato la propria poetica sull’eredità di Ed Blackwell e Andrew Cyrille, mentre Cavallanti ha mutuato elementi da Dewey Redman, Archie Shepp e, in parte, Albert Ayler. Parrini si colloca idealmente sulla scia di Leroy Jenkins e Billy Bang; Mirra agisce sulle tracce del Karl Berger collaboratore di Don Cherry. Non sorprende dunque che in un tale contesto anche Mandarini orienti i propri percorsi verso territori prossimi allo stesso Cherry e a Lester Bowie. Nel complesso, comunque, prevalgono il grande senso del collettivo e il respiro liberatorio di una grande stagione della musica afroamericana, nei confronti della quale Nexus si pone come degna risposta e continuazione europea.

Nexus a Iseo Jazz 2017 - foto Fabio Botti
Nexus a Iseo Jazz 2017 – foto Fabio Botti

Destinatario del Premio Iseo (quello per gli operatori è stato consegnato a Pino Saulo), Tullio De Piscopo ha ripercorso in un divertentissimo set alcune tappe della sua pluridecorata e sfaccettata carriera. Certi suoi passati sconfinamenti nella musica commerciale non devono sminuirne la statura di batterista dotato di swing generoso, drive di implacabile precisione, grande controllo delle dinamiche e musicalità squisita, caratteristiche che gli consentono di far letteralmente “cantare” lo strumento. Tali tratti distintivi sono emersi nelle immaginifiche figurazioni di Toledo di Pino Daniele, strumentale dalla forte impronta jazz rock, nelle costruzioni poliritmiche di Anticalypso (che il chitarrista Roland Prince aveva introdotto nel repertorio del quintetto di Elvin Jones) e in un assolo finemente architettato che riproduceva frasi melodiche. Il versante più ludico – quello del De Piscopo cantante-percussionista in bilico fra pop, rock, funky, soul e qualche pennellata di jazz – si è scatenato in Stop Bayon e Andamento Lento, grandi successi commerciali degli anni Ottanta. Riesaminandoli a distanza di tempo, sono pezzi tutt’altri che banali, considerando la melodia in 7/4 del primo, le continue invenzioni ritmiche del secondo e gli arrangiamenti, in ambo i casi ben congegnati. Irresistibili, e conditi da un’ironia tutta partenopea, gli ibridi: una Sex Machine di James Brown in cui la chiamata e risposta get up/get on up si trasforma in c’ha ditt?/nun ‘o sacc; una ‘O Sarracino di Renato Carosone sovrapposta all’impianto ritmico-armonico di Cantaloupe Island di Herbie Hancock. Brillante e affiatato il gruppo: Fabio Visocchi (piano, tastiera), Gianluca Silvestri (chitarra), Cesare Pizzetti (contrabbasso e basso elettrico), più Matteo Mammoliti pronto a subentrare alla batteria. Anche un intrattenimento di questo livello può essere elevato a forma di arte popolare. È quanto Iseo Jazz – tra i vari progetti che puntualmente propone – ha saputo cogliere con felice intuizione.

Enzo Boddi

Tullio De Piscopo a Iseo Jazz 2017 - foto Fabio Botti
Tullio De Piscopo a Iseo Jazz 2017 – foto Fabio Botti