«Water Shapes». Intervista al Subconscious Trio

Il trio inaugurerà il 6 settembre, al Forte Belvedere, il Firenze Jazz Festival.

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Uno dei gruppi emergenti di maggiore interesse formato da tre giovani musiciste provenienti da altrettanti Paesi: Monique Chao, pianista taiwanese, Victoria Kirilova, contrabbassista di Sofia e Francesca Remigi, batterista italiana. E’ fresco di stampa il loro primo lavoro discografico «Water Shapes» (Da Vinci Jazz). L’intervista integrale sarà pubblicata sul numero di ottobre di Musica Jazz.

Buongiorno a tutte! Direi che, prima di tutto, è bene che vi presentiate singolarmente ai lettori di Musica Jazz.
Monique: Ciao a tutti, sono Monique, pianista, cantante e compositrice taiwanese e residente a Milano.
Victoria: Io sono Victoria, contrabbassista e compositrice di Sofia e attualmente residente a Vienna.
Francesca: E io sono Francesca, batterista e compositrice di 25 anni di Bergamo, attualmente residente a NY.

Veniamo al trio. Quando, come e perché avete deciso di collaborare e di far nascere questo trio?
Monique: Io, Francesca e Victoria ci siamo conosciute al Conservatorio di Milano nel 2015: Francesca era al secondo anno del triennio in batteria jazz, Victoria si trovava in Italia per l’Erasmus, provenendo da Sofia, mentre io ero stata ammessa al primo anno del triennio di pianoforte jazz. Abbiamo iniziato ad «adocchiarci» già dai primi giorni e, dopo un paio di sessions andate a buon fine, abbiamo deciso di mettere su un trio. Al principio era più che altro un gruppo di studio e suonavamo soprattutto standards; col tempo abbiamo iniziato arricchire il nostro repertorio con composizioni originali. Dal 2015 abbiamo sempre suonato insieme a fasi alterne: l’attività del trio si era un po’ interrotta nel 2018 quando Francesca e Victoria si sono spostate rispettivamente in Belgio e Austria per ragioni di studio, ma già nel 2019 abbiamo fatto un bel po’ di concerti tra Milano e Bergamo. Anche durante la pandemia abbiamo cercato di rimanere attive e sempre in contatto: nell’autunno 2020 abbiamo realizzato Whale Fall, un video di un mio brano registrato a distanza. Proprio durante il lockdown ci siamo rese conto di quanto ci mancasse suonare insieme, così abbiamo iniziato a pensare all’idea di registrare un disco, a testimonianza del lavoro fatto fino a quel momento.

Adesso parliamo della vostra opera prima: «Water Shapes». Un titolo molto bello, affascinante. Cosa ha a che fare con la vostra musica?
Victoria: «Water Shapes» è il nome di una mia composizione, la terza traccia dell’album. Tutte e tre siamo state d’accordo sul fatto che questo titolo rappresenti un’ottima sintesi della nostra visione artistica. Simile all’acqua e alla natura umana, la musica di Subconscious Trio è qualcosa di fluido e di multiforme. È eclettica, variegata dal punto di vista delle sonorità e delle soluzioni compositive, suscita stati d’animo ed emozioni contrastanti, e non è cristallizzabile in un’unica estetica e in un singolo linguaggio. Tuttavia ascoltando il disco trapela un’unità formale ed espressiva di fondo, data sicuramente dai colori tipici del piano trio, ma anche dalla collaborazione quasi decennale di questo trio. Nonostante le variegate declinazioni estetiche, la musica di Subconscious Trio appartiene ad un singolo elemento unificante.

Il disco è composto solo da vostri brani originali. Giusto?
Francesca: Sì. Il disco è composto da quattro brani di Monique (Women and Gravity, Whale Fall, I Like My Bed More Than I Like Most People e Green Shower), due di Victoria (Moving Castles e Water Shapes) e due miei (Two Beggars e Placche).

La vostra musica corre su di un filo che di certo non è il mainstream. Siete consapevoli che sul mercato italiano questa potrebbe essere una difficoltà?
Francesca: Dipende tutto da cosa si intende per mainstream. Credo che la musica del Subconscious Trio si avvicini al mainstream newyorkese del giorno d’oggi (pensiamo ad esempio a Joel Ross, Matt Penman, Immanuel Wilkins, Aaron Parks, Ben Wendel e company). Se invece per mainstream intendi bebop siamo d’accordo che non sia l’estetica da noi proposta. È vero che siamo responsabili dell’aspetto marketing e manageriale della band, ma siamo musiciste prima di tutto, quindi proporre un prodotto musicale personale, sincero e rappresentativo del nostro percorso è ciò che più ci sta a cuore. Speriamo che il duro lavoro e l’autenticità dei valori in cui crediamo trapelino dalla nostra musica e vengano riconosciuti ed apprezzati dal pubblico non solo italiano ma (si spera) anche internazionale.
Negli anni ho osservato che la musica dei grandi viene sempre da un place of honesty ed è, almeno da un punto di vista embrionale, priva di fini commerciali. Risultati e riconoscimenti arrivano se l’arte è autentica e le sue intenzioni genuine. E poi diciamolo, il mercato musicale jazz in Italia è talmente piccolo e saturo che se dovessimo pensare ai soldi non suoneremmo jazz in the first place, ma ci daremmo probabilmente alla trap o alla musica commerciale. Essendo che nel nostro campo il successo e i guadagni non sono purtroppo sempre direttamente proporzionali alla preparazione e allo stile musicale promosso da un artista, vogliamo proporre musica in cui crediamo e che ci diverta suonare, indipendentemente dal possibile tornaconto economico e dall’esposizione mediatica.

Quali sono i vostri progetti futuri come trio?
Monique: Abbiamo pubblicato il nostro album da non più di un mese. Da qui a fine anno ci concentreremo sulla promozione di «Water Shapes» tramite altri concerti di presentazione del disco (abbiamo alcune date in via di definizione in Italia e all’estero, tra cui Empoli Jazz Festival e LUCfest a Taiwan). Il Subconscious Trio è anche stato selezionato come gruppo finalista del Premio Carlo Gargioni, che avrà luogo in autunno nelle Marche. In futuro, continueremo a comporre e a suonare insieme; sicuramente cercheremo finanziamenti per la registrazione e pubblicazione di un nuovo album per il 2024!

Invece, cosa è scritto nelle vostre rispettive agende?
Victoria: A parte diversi concerti in Austria, Bulgaria e Italia, l’hightlight dei prossimi mesi per me sarà la tournée in Colombia con il quintetto jazz Entre Nos. Suoneremo in alcuni festival a Bogotà, Medelin e Cartagena. Poi d’autunno parteciperò alla European Jazz Conference e registrerò con un nuovo quartetto jazz, based a Vienna.
Monique: Per tutto il mese di agosto sono stata a Taiwan per tenere diversi seminari. Inoltre sono stata ingaggiata per alcuni concerti con musicisti locali con cui collaboro da tempo. In autunno, dopo il mio ritorno da Taiwan, continuerò ad insegnare composizione jazz e arrangiamento online per una scuola di Taiwan, e andrò avanti con le lezioni di musica in presenza nella scuola americana di Monza. Tra le altre cose, sto anche ultimando la scrittura di alcuni brani per big band che spero di riuscire a registrare il prossimo anno.
Francesca: Nel mese di agosto ho un po’ di concerti in Italia (Fara Music Festival, Pedras et Sonus Jazz Festival, Festivalle (Agrigento), Nuoro Jazz Festival,…) e una residenza di due settimane in Sardegna con il sassofonista belga Fabrizio Cassol e la Mediterranean Youth Orchestra. In autunno oltre che trasferirmi a NY e iniziare il lavoro alla Jazz Gallery, sarò a suonare in Canada (L’OFF Jazz Festival) e in Australia (Melbourne International Jazz Festival) con il mio progetto Archipélagos, e in Olanda (Bimhuis) e in Italia con la nuova ONJGT di Paolo Damiani. A novembre ho una residenza artistica di due settimane all’Hambidge Center in North Carolina, dove spero di riuscire ad ultimare i brani per il nuovo album a mio nome.
Alceste Ayroldi
Subconscious Trio official website: www.subconscioustrio.com
Fotografa: Lilia Kirilova

*L’intervista integrale sarà pubblicata sul numero di ottobre di Musica Jazz