NovoTono meets Gianluigi Trovesi. Intervista con Andrea e Adalberto Ferrari

La strada dei NovoTono incrocia con quella del fiatista di Nembro.Sabato 23 Novembre appuntamento al Salotto in Prova di Milano.

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Crediti fotografici: Crippi

Il duo NovoTono incontra Gianluigi Trovesi: come è avvenuto questo incontro e perché avete deciso di collaborare?
Si sa, Trovesi è un punto di riferimento. In Italia, e non solo, il suo modo di scrivere, di suonare, di pensare la musica (non solo il jazz) ha contribuito fortemente all’evolversi dell’arte musicale. Oltretutto per noi è sempre stato fin dai primi anni Ottanta la voce del clarinetto basso in Italia. Lo scorso anno, appena uscito il nostro disco «Overlays» ci hanno chiamato e scritto in molti: per farci i tradizionali complimenti ma anche e soprattutto per sottolineare il valore del percorso artistico ed espressivo in cui avevamo deciso di avventurarci. La cosa ci ha ovviamente fatto molto piacere e ci ha aiutato a continuare. Con Gianluigi è nata subito una buona intesa, le cose da lui dette sul nostro disco erano assolutamente in linea con il nostro “sentire”. Abbiamo pensato allora di proporgli un incontro musicale che si è subito rivelato stimolante ed interessante. Da lì è venuto quasi naturale provare a lavorare su un progetto in trio. Già dalla prima prova l’intesa è stata molto buona, le idee fluivano senza tensioni o limiti di alcun tipo, sono nati subito molti suggerimenti di repertorio da parte di tutti. Noi siamo convinti che contino molto la stima e il rapporto umano oltre che musicale con i musicisti con cui collaboriamo. Per il tipo di musica che affrontiamo questi elementi influenzano fortemente il risultato. Pensiamo si debba creare un filo di collegamento che faccia da sinapsi artistico-affettiva-creativa: solo così l’espressività può nascere e crescere diventando comunicativa.

Il significato di Nrg è chiaro: energia, ma perché bridges?
Bridges vuole sottolineare la dinamicità che sta alla base dell’idea di questo progetto, ovvero creare dei «flussi di energia» e dei canali, dei ponti di comunicazione artistica ed espressiva. Rappresenta l’unione tra differenti identità artistiche e musicali che hanno volontà di comunicare. Ciò che è importante per noi è appunto l’idea e il concetto di movimento, di muoversi per integrare la propria visione, la propria «voce musicale», pur mantenendo in modo definito l’identità e lo stile che ci caratterizzano.

Ora sarete in tre a cimentarvi con i fiati. Perché avete scelto un altro fiato come strumento con cui collaborare?
Quando NovoTono apre verso altri artisti in realtà più che un discorso legato allo strumento il pensiero va verso il tipo di musicista. Ci interessano molto gli artisti curiosi, in alcuni casi anche artisti non musicisti ma legati all’espressività con altri mezzi, diciamo che ci interessa comunicare e per questo scegliamo di collaborare con artisti che non vincolano il loro “fare” a puro esercizio di stile. A noi non interessa suonare come qualcun’altro o esprimerci per forza in una specifica direzione, ci piace fare tesoro della storia e della nostra esperienza per cercare un nostro mondo espressivo. Non crediamo esista una direzione giusta o sbagliata, semplicemente noi pensiamo in questa direzione. Così come crediamo non si debba per forza pensare la musica divisa in generi, che valga la pena conoscere il più possibile tutta la storia della musica (soprattutto dal punto di vista pratico, cioè materiale espressivo, non parlo di date e nomi) per poter prima assimilare, poi rielaborare a livello personale e utilizzare, nelle proprie composizioni o improvvisazioni, il linguaggio, la pronuncia, in quel momento più consono al significato. Un lavoro che costa davvero anni di approfondimenti. Ecco Gianluigi Trovesi è un musicista a tutto campo, nei suoi lavori sia discografici che live ci sono importanti riferimenti a molteplici aspetti della musica, questo per noi è una cosa importante, in qualche modo parliamo la stessa lingua.

Qual è il trait d’union tra la vostra concezione di musica e quella di GianluigiTrovesi?
A nostro avviso i punti di contatto sono molteplici: sicuramente una visione molto aperta dell’espressività musicale e del modo di concepire l’aspetto creativo della musica, l’importanza per la precisione esecutiva e sonora, l’essenzialità espressiva intesa come capacità di esprimere ciò che è importante musicalmente con elementi che vanno direttamente all’essenza della questione. Difficile dar voce a questo ultimo punto in modo efficace. Collaborare con Gianluigi Trovesi è per noi, oltre che un grande onore, un momento di notevole rilievo artistico.

Quale sarà il vostro linguaggio musicale? Quale repertorio affronterete?
In sostanza ognuno nel trio ha modo di esprimere se stesso, il linguaggio ha chiaramente una fonte di matrice jazzistica ma, come dicevo prima, le direzioni e i linguaggi musicali «parlati» sono davvero molti: dagli echi popolari, agli agganci alla musica medioevale, alla musica contemporanea di derivazione classica, il tutto rielaborato a livello personale dal compositore dello specifico brano e poi ripensato a livello interpretativo dal trio. In repertorio quasi tutte composizioni originali, cioè composte sia da noi che da Gianluigi. Il bello è poi il lavoro che si fa insieme per dare vita ai vari momenti musicali, molte volte anche lavorando per metafore che ognuno rielabora e reinterpreta, è davvero interessante e coinvolgente il processo di costruzione. Con NovoTono abbiamo da sempre pensato i percorsi dei brani in questa direzione, un po’ come se ogni pezzo musicale fosse un piccolo viaggio con accadimenti vari. Con Trovesi è stato semplice, ci siamo trovati a ragionare nello stesso modo. Chiaramente quando si lavora sulla sensibilità artistica, cercando un punto d’incontro, un aggancio che permetta di colloquiare con lo strumento, si costruisce una modalità esecutiva unica, così che il modo espressivo di NovoTono inteso come duo avrà sicuramente molti aspetti diversi rispetto al trio. Questa diversità, questa unicità dell’identità del gruppo oltre che del singolo, l’integrazione del pensiero artistico, l’apertura, questa ricchezza, crediamo sia ciò che si può chiamare Jazz. Un modo di essere, non un genere musicale o uno stile.

E’ in uscita anche un progetto discografico?
Sì, stiamo lavorando ad un nuovo progetto in duo che ha a che fare con la nostra storia. Abbiamo sviluppato un concetto che idealmente unisce ciò che noi stiamo realizzando ora con i nostri strumenti, ovvero ciò che noi siamo: la nostra musica, con quello che hanno realizzato e vissuto i predecessori nell’ambito della nostra famiglia. Lavorare con i “Legni” sembra essere nel nostro dna, infatti la nostra famiglia si è occupata tradizionalmente di restauro e lavorazione del legno e noi lavoriamo con strumenti musicali che appartengono alla famiglia dei legni; alcuni aspetti, visioni e simboli legati alla nostra tradizione ci sono serviti come elemento ispiratore per tradurre in musica ciò da cui storicamente deriviamo.

Quali saranno i brani in scaletta nel disco? Ci saranno soli original, solo standard, entrambi?
La scaletta prevede tutti brani originali. Lavorare su brani originali ci lascia più libertà espressiva, per ora andiamo in questa direzione, che naturalmente non è assoluta e definitiva, sentiamo l’esigenza di trovare determinate soluzioni formali, armoniche, melodiche, ed è tutto sommato più interessante e forse più facile e funzionale trovarle scrivendole che non andandole a cercare in un repertorio esistente. In questo nuovo disco utilizziamo molti strumenti, dal clarinetto al clarinetto contrabbasso e dal sax soprano al tubax, passando per gli strumenti intermedi, ci interessava indagare anche l’aspetto timbrico, l’impasto fra i colori dei vari strumenti.

La collaborazione con Trovesi sarà la prima di altre collaborazioni?
Sì ci piacerebbe molto sviluppare il progetto NRG Bridges in modo da renderlo un’occasione di massima condivisione un momento in cui scoprire cose nuove….

Nel vostro processo compositivo, quale strumento utilizzate?
Sostanzialmente l’idea non sempre arriva utilizzando uno strumento, spesso il primo approccio all’idea compositiva arriva così, in maniera neutra, magari legato ad un rumore associato alla vista di qualche situazione oppure senza che ci sia apparentemente un motivo. Solo dopo si comincia a pensare al carattere di quell’idea, a come procedere, quindi che tipo di timbro strumentale potrebbe rappresentare al meglio il carattere di quell’idea e quindi a provarla con lo strumento pensato, a quel punto lo strumento utilizzato con la sua timbrica può suggerire ed evocare nuove modalità per la continuazione del brano, insomma è un processo complicato e neanche fisso, ogni volta ci si stupisce di come nasce un brano. Chiaramente ci sono delle tecniche, delle modalità, ma tutto passa in secondo piano rispetto al momento creativo e istintivo. Questo secondo noi è molto bello.

Essere fratelli e lavorare insieme è un vantaggio o uno svantaggio?
Diciamo che il fatto di conoscersi da molto tempo ed aver condiviso molto del percorso artistico, costituisce senz’altro un punto di forza in termini di intesa musicale. Certo è che il fatto di agire sempre per condividere dipende molto dall’intenzione, dalla visione e dalla sensibilità di ciascuno. Per noi il bilancio è stato ed è decisamente positivo.

Entrambi fiatisti: chi ha influenzato l’altro nella scelta dello strumento?
Direi che essendo io il più grande (Adalberto) ed avendo iniziato lo studio del clarinetto per primo, ho influenzato un po’ le scelte di Andrea, il quale a otto anni vedeva lo studio della musica direttamente riferito allo studio del clarinetto che ascoltava ogni giorno. Poi chiaramente le cose sono andate avanti in maniera autonoma, anche se molti percorsi sono stati condivisi come lo studio del percorso classico fino al diploma in conservatorio, lo studio del percorso jazzistico, la passione per l’aspetto didattico della musica, pensiamo che l’attività di insegnamento sia fondamentale e inscindibile nella nostra attività di musicisti. Possiamo dire che il duo NovoTono nasce fin dal primo periodo di studi con i duetti che il nostro maestro ci affidava come studio quotidiano. In realtà il vero duo NovoTono nasce nel 2007 quando abbiamo registrato il primo disco della formazione, «Wanderung» edito da Amirani Records, segue poi un lungo periodo di studio, approfondimento e sintesi oltre che di collaborazioni di dieci anni, fino al disco dello scorso anno Overlays edito da Parmafrontiere, insomma NovoTono è una formazione inquieta che tende a rinnovarsi senza seguire le mode.

Come agite nella fase compositiva?
In genere ognuno di noi singolarmente pensa e realizza la partitura dei brani che propone. L’idea e la struttura fondamentale viene quindi elaborata individualmente. Nelle nostre composizioni è presente un sostanziale equilibrio tra parte strutturata e parte improvvisata, in entrambi i momenti risulta essere molto importante il personale approccio interpretativo ed espressivo. Le prove, in tal senso, costituiscono un momento molto importante di condivisione, un momento in cui i brani acquisiscono una loro forma e fisionomia concreta attraverso l’apporto personale di ciascuno sempre riferito all’idea originaria dei brani.

Quali sono i vostri riferimenti musicali e chi ritenete il vostro mentore spiritual-musicale?
Diciamo che è difficile inquadrare una figura precisa di riferimento. Come dicevamo le nostre formazioni si sono sviluppate in molte direzioni, per fare due nomi potremmo dire da Palestrina all’Art Ensemble of Chicago. Forse potremmo dire che ci interessano maggiormente quei musicisti che in qualche modo sono stati precursori di nuove modalità compositive o esecutive, insomma ci piacciono le idee originali.  Quindi oltre ai grandi della storia della musica di ogni tipo, ci sono nomi altrettanto importanti che hanno avuto meno risonanza forse proprio a causa del loro non essere inquadrabili, non essere collocabili, ad esempio Alec Wilder, oppure Raymond Scott. Per quanto riguarda specificamente l’ambito più definibile come jazzistico, direi anche qui consideriamo fondamentali i compositori, anche se è forse banale nominarli diremmo Jelly Roll Morton, Duke Ellington, Charlie Mingus, Gil Evans. Poi c’è tutta la fetta più vicina a noi a livello temporale e qui direi che siamo interessati a tutti quelli che riusciamo ad ascoltare, nessuno escluso, è fondamentale arricchirsi della musica del proprio tempo. Poi ci sono quei musicisti anch’essi quasi incollocabili come Louis Andriessen o Willem Breuker per l’interessante scuola olandese e gli americani David LangMichael Gordon. Insomma se si è curiosi e interessati ad esprimersi musicalmente in questo tempo, è davvero difficile interessarsi solo di un genere.

Pensate che il jazz del passato sia da chiudere nel cassetto dei ricordi?
Assolutamente no. E’ importante che nella musica attuale siano presenti i caratteri e soprattutto la consapevolezza del passato e di ciò che di buono è accaduto. Non possiamo evitare di considerare fondamentale ciò che musicalmente è avvenuto nella storia al di la dei confini e dei generi. Certamente è altrettanto importante ed essenziale riuscire ad elaborare e filtrare il tutto in una prospettiva di originalità artistica riconducendo i vari elementi  ad proprio mondo espressivo. Un linguaggio che rappresenti se stessi.

Collaborazione con Trovesi a parte, cosa altro bolle nella pentola dei Novotono?
Come si diceva stiamo definendo il nuovo disco, diciamo che per ora stiamo continuando la nostra strada con in vista oltre ai concerti con Gianluigi altri con solo NovoTono e anche in collaborazione con altri ensemble, ma in prospettiva abbiamo la realizzazione di mille idee sia come contenuti musicali che progettuali.
Alceste Ayroldi