Il jazz va a scuola. Intervista a Mario Piatti

Parla il vicepresidente dell'associazione Il Jazz va a Scuola, nata il 13 febbraio, parte della federazione nazionale Il Jazz Italiano.

881

Qual è lo scopo dell’associazione Il Jazz va a scuola?
L’associazione Il jazz va a scuola(Ijvas) è nata il 13 febbraio 2019 e fa parte della Federazione nazionale il Jazz Italiano. Lo scopo principale è di promuovere, sostenere e attivare percorsi artistici educativo-formativi in collaborazione con le istituzioni scolastiche che abbiano come obiettivo la conoscenza e la diffusione della musica jazz e delle musiche improvvisate, nel quadro di una educazione e formazione musicale rivolte a tutti gli studenti (cfr. una parziale documentazione in musicheria.net/rubriche/jazz-e-dintorni/5121-il-jazz-va-a-scuola).

Qual è il suo compito all’interno dell’associazione?
La presidente di Ijvas, Ada Montellanico, mi ha chiesto di svolgere il compito di vicepresidente, collaborando con il consiglio direttivo che è formato da Angelo Bardini, Felice Clemente, Paolo Damiani, Catia Gori, Giovanni Serrazanetti. Tra i soci fondatori figurano anche Pasquale Mirra, Massimo Nunzi, Sonia Peana, Tullio Visioli e Maurizio Vitali. Per statuto il vicepresidente collabora col presidente per il raggiungimento degli obiettivi operativi deliberati dal consiglio direttivo e per lo sviluppo dell’Associazione, sulla base delle finalità e dei principi espressi nello Statuto.

Quali sono i criteri per essere ammessi all’associazione?
Come da statuto, possono far parte dell’associazione tutti coloro che per interesse culturale o per attività professionale o di studio, siano interessati all’attività dell’Associazione e che, avendone fatta richiesta, ne ottengano l’ammissione dal Consiglio Direttivo. La richiesta di ammissione va inoltrata al direttivo compilando un apposito modulo reperibile on line (iljazzvaascuola.altervista.org/aderire-allassociazione-il-jazz-va-a-scuola/)

Il primo passo è stato quello di monitorare le diverse esperienze nelle varie istituzioni scolastiche del territorio. Qual è lo scopo di questo monitoraggio?
Già con l’iniziativa di Bologna del novembre 2018 erano stati raccolti dati interessanti su alcune esperienze formative e didattiche rivolte a bambini e ragazzi. Abbiamo pensato quindi di approfondire la ricerca su dove, chi e come si valorizzano le pratiche dell’improvvisazione e del jazz nelle scuole di ogni ordine e grado. I primi dati raccolti documentano una varietà interessante di esperienze. Questo ci fa ritenere che nelle scuole italiane esistono docenti e dirigenti che sviluppano metodologie e didattiche interessanti e creative anche nell’educazione musicale, smentendo in parte la critica ricorrente sull’assenza della musica a scuola o sull’uso indiscriminato e superficiale dei flauti dolci (cfr. una parziale documentazione in www.musicheria.net/rubriche/jazz-e-dintorni/5121-il-jazz-va-a-scuola).

L’interlocutore istituzionale M.I.U.R. cosa ne pensa di questa iniziativa?  L’associazione ha creato – e presentato – un protocollo d’intesa con il ministero competente?
Abbiamo ricevuto attenzione e considerazione dagli uffici competenti e stiamo predisponendo un protocollo d’intesa per diffondere con maggior efficacia le nostre informazioni nelle scuole e per poter promuovere corsi di formazione, rassegne, stages e iniziative di sensibilizzazione, come la celebrazione del Jazz Day dello scorso 30 aprile, che ha avuto il supporto anche del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti presieduto da Luigi Berlinguer.

Ci sono fondi pubblici destinati alle iniziative didattiche?
Il M.i.u.r. ha predisposto finanziamenti specifici in particolare tramite il cosiddetto Piano delle arti (DPCM 30.12.2017). Il piano prevede che le istituzioni scolastiche, preferibilmente organizzate in rete, predispongano progetti anche musicali, con attività di produzione, di studio, di approfondimento, di fruizione. Ci sono quindi dei fondi disponibili, anche se esigui in rapporto all’obiettivo di far sì che in tutte le scuole sia data la possibilità a tutti i fare e studiare musica.

In ragione dell’autonomia scolastica, gli istituti di istruzione di ogni ordine grado attraverso il PTOF (piano triennale dell’offerta normativa) decidono autonomamente quali attività curriculari ed extracurriculari programmare. Quali sono le strategie che l’associazione intende promuovere per convincere gli istituti a programmare delle attività finalizzate alla divulgazione del jazz tra gli studenti? E, a tal proposito, quali attività l’associazione ha pensato di porre in essere per sensibilizzare i docenti delle varie istituzioni scolastiche?
Abbiamo iniziato da poco il nostro impegno, e stiamo valutando con attenzione quali modalità possono essere più efficaci per sensibilizzare docenti e dirigenti scolastici sulle potenzialità educative dell’improvvisazione e del jazz. Da un lato, in collaborazione anche con le altre associazioni aderenti alla federazione, cercheremo di offrire occasioni di sensibilizzazione con incontri concerto e brevi seminari; dall’altro stiamo predisponendo un pacchetto di proposte sia rivolte ai ragazzi, sia anche destinate all’aggiornamento e alla formazione dei docenti. Ijvas si pone comunque anche l’obiettivo di costruire una rete tra scuole, jazz club e festival jazz, secondo le linee proprie della federazione nazionale. Il rapporto scuole-territorio è necessario e indispensabile per la crescita culturale generale e il coinvolgimento d’insegnanti, genitori, operatori culturali.

Nel corso di questo anno, anzi già a partire dal 2018, si sono tenuti diversi incontri-convegni sull’argomento promossi dalla Federazione Nazionale il Jazz Italiano, che hanno acceso i riflettori su alcune delle attività in essere sul territorio nazionale inerenti la divulgazione del jazz. C’è un resoconto di queste attività?
Come già accennato, dopo il convegno di Bologna – che ha messo in luce molte realtà virtuose e innovative – ci sono state altre occasioni di confronto, come i convegni di Spinea e di Bergamo. La documentazione di alcune iniziative è inserita nella pagina Facebook dell’associazione e sul blog (iljazzvaascuola.altervista.org/) mentre nella rubrica Jazz e Dintorni della rivista on line Musicheria.net è stato attivato anche un interessante dibattito a più voci su alcuni aspetti specifici del jazz a scuola e sono documentate alcune esperienze.

Sono state tenute in conto le esperienze maturate in precedenza? Mi spiego meglio: si parla di jazz nelle scuole già dagli anni Novanta, allorquando fu istituito il Progetto Scuola Mecenate che, però, fallì per mancanza di fondi. L’associazione ha memoria di queste attività e di tali programmi (e programmazioni) ministeriali?
Ci sono stati anche altri importanti progetti, seppur non esplicitamente rivolti al jazz, che hanno visto anche alcuni di noi come protagonisti, come il Progetto Speciale Musica promosso negli anni Novanta dall’allora ministro Luigi Berlinguer e i successivi progetti Amavi-Muse, Musica e suono nelle elementari e Progetti Valmuss 1 e Valmuss 2 coordinati da Lida Branchesi con cui si è proceduto al monitoraggio e alla valutazione dei laboratori musicali; il Progetto Muse 2000 – Musica e suono nella scuola di base che ha prodotto nel 2001 un pacchetto formativo multimediale. Interessanti dati sono emersi poi dalla ricerca promossa dal comitato per l’apprendimento pratico della musica per tutti gli studenti nel 2006 in tutte le scuole (cfr. il rapporto Musica e scuola, Studi e documenti degli Annali della Pubblica Istruzione, n. 123, Le Monnier, Firenze 2008). Per quanto riguarda il nostro specifico stiamo cercando di raccogliere dati e informazioni, iniziando da una ricerca bibliografica relativa alle pubblicazioni didattiche sull’improvvisazione e il jazz a partire dagli anni Settanta (cfr. https://www.musicheria.net/rubriche/jazz-e-dintorni/5162-l-improvvisazione-e-il-jazz-nella-didattica-di-base).

Mario Piatti

Dal punto di vista didattico-pedagogico saranno promosse delle linee comuni per la divulgazione del jazz nelle scuole?
La commissione didattica di Ijvas, composta da Catia Gori, Sonia Peana, Mario Piatti, Enrico Strobino, Tullio Visioli e Maurizio Vitali sta elaborando alcune “Linee guida” che saranno discusse e approvate innanzitutto dal Consiglio Direttivo e quindi proposte agli iscritti e a tutte le persone interessate in occasione dell’assemblea che si terrà a Roma il 21 settembre alla Casa del Jazz. Noi auspichiamo che tali linee guida possano attivare una discussione produttiva che porti a delineare un orizzonte comune fra musicisti, pedagogisti, didatti, esperti.

Sono stati differenziate le finalità e le tipologie di attività in ragione dei diversi ordini e gradi scolastici?
In questa fase iniziale stiamo predisponendo alcuni progetti che tengano ovviamente conto delle diverse fasce d’età. In particolare la nostra attenzione è rivolta sia alla fascia 0-6, con percorsi che vanno dall’esplorazione dei materiali e dei paesaggi sonori dell’infanzia, al dialogo sonoro, alla valorizzazione dei repertori vocali infantili, sia ai ragazzi della scuola primaria, con le prime esperienze di musica d’insieme, esperienze che poi si approfondiscono nelle scuole secondarie anche con un approccio storico.

In pratica, dopo che sarà terminata questa fase di coordinamento, reperimento di dati e di esperienze, cosa intende fare l’associazione?
Riteniamo che il coordinamento e il reperimento di dati ed esperienze debba continuare anche nel prossimo futuro. Il nostro impegno è poi mirato a costruire percorsi di continuità all’interno delle Istituzioni scolastiche che vorranno collaborare con noi. Siamo in contatto con alcuni dirigenti scolastici particolarmente sensibili e speriamo di riuscire a realizzare esperienze che possano costituire modelli operativi efficaci, da implementare poi in altre realtà. Cercheremo anche di attivare e potenziare le collaborazioni con i jazz club e i festival, come in parte abbiamo già fatto in questi mesi, in particolare con Umbria Jazz, Time in Jazz, Pescara Jazz e con la manifestazione Il jazz italiano per le terre del sisma dell’Aquila.

Pensate di proporre una task force di esperti che si debba occupare della conduzione delle attività nelle varie scuole?
L’individuazione di esperti è un nostro obiettivo: saremmo lieti di avere la collaborazione di musicisti che sappiano anche insegnare (quindi con adeguate competenze metodologiche e didattiche) tenendo conto quindi delle problematiche delle diverse fasce d’età, e di insegnanti che abbiano anche competenze musicali nell’ambito delle pratiche improvvisative e del jazz.

Sono state create delle collaborazioni stabili e istituzionalizzate con i dipartimenti di jazz dei conservatori italiani?
Stiamo cercando di attivarle. Speriamo che dai dipartimenti di jazz si comprenda l’importanza di una collaborazione che può offrire anche opportunità di tirocinio agli studenti.

Avete già stretto dei rapporti con le associazioni di categoria del mondo della scuola (Associazione Nazionale Presidi, associazioni dei docenti, etc. etc.)?
Dopo i primi mesi di rodaggio (non dimentichiamo che siamo nati nel febbraio 2019) cercheremo di attivare rapporti non solo con il mondo della scuola ma anche con le istituzioni del terzo settore, come ad es. il Forum nazionale per l’Educazione Musicale cui afferiscono una ventina di associazioni che si occupano specificamente di formazione ed educazione musicale. Riteniamo fondamentale riuscire a costruire rete sia sul piano istituzionale col M.i.u.r. sia con quelle realtà associative che ci permettano di consolidare il nostro progetto.

Avete monitorato le attività curriculari ed extracurriculari con il medesimo obiettivo di altri paesi d’Europa?
Stiamo aprendo una collaborazione con il ministero degli esteri e con alcuni festival jazz attraverso IJazz che fa parte di E.j.n, network di circa trecentocinquanta jazz festival europei, con l’intento di confrontarci su metodologie e buone prassi. E’ un settore cui dovremo sicuramente prestare una particolare attenzione e per questo chiediamo la collaborazione di chi ha esperienza e conoscenza.
Alceste Ayroldi