«Ci etichettano come world music, ma la nostra musica è influenzata dal rock e dal blues». Intervista ad Amadou Bagayoko (Amadou & Mariam)

Il duo malese Amadou & Mariam sarà in concerto all’Officina Grandi Riparazioni di Torino il prossimo 6 ottobre, nell’ambito della rassegna Africa Now che aprirà sabato 22 settembre con Tony Allen & Jeff Mills e chiuderà il 18 ottobre con il concerto di Bombino

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Dove vi siete conosciuti e quando avete deciso di suonare insieme?
Ci siamo incontrati all’istituto per giovani non vedenti nel Mali nel 1973: eravamo lì per imparare il metodo braille. Entrambi, poi, cantavamo e suonavamo già da prima e ci siamo uniti alla band dell’istituto, l’Eclipse Orchestra.

Se non la ritenete una domanda troppo personale, è difficile essere una coppia sia nella vita che sul lavoro?
Non preoccuparti, è una giusta curiosità. Andiamo alla grande sia come coppia che nel collaborare ai progetti musicali. Ognuno di noi ha il suo spazio creativo; alcune volte sono io a creare la musica e Mariam si mette al lavoro sui testi; in altre circostanze accade il contrario. Vivendo insieme, tutto risulta più facile, perché possiamo condividere ciò che pensiamo immediatamente.

Puoi raccontarci il tuo primo approccio con la musica?
Ho iniziato a suonare le percussioni a due anni. Quando ne avevo dieci, poi, ho iniziato a suonare l’armonica e il flauto. Dopodiché, ho cominciato a cantare e suonare la chitarra. Ho suonato in un sacco di gruppi in Mali prima di perdere la vista (avevo sedici anni) e recarmi all’istituto per non vedenti del Mali.

Qual è il principale messaggio che volete dare con la vostra musica?
Vogliamo sempre mandare un messaggio positivo. La musica ti fa ballare e divertire, ma è anche la migliore via per inviare un messaggio, per reagire a qualcosa del quale non sei sicuro o che è accaduta. Nel nostro ultimo disco «La Confusion» ci sono molti brani che parlano dei nuovi accadimenti, delle donne, del lavoro e del senso di comunità. Ma c’è anche un ritmo gradevole, così la gente può ballare.

La vostra musica è la sintesi di molte influenze musicali. Quando componete da dove partite?
Sicuramente la nostra musica è un mix delle musiche dell’Africa; gli elementi di base della musica africana, ma con influenze blues e rock. Entrambi ascoltiamo un sacco di musica di diversi stili e generi. Ci piace molto il rock, il rhythm and blues, alcuni classici francesi, la musica cubana. Siamo molto aperti a tutti i tipi di musica.

Avete aperto i tour di alcune prestigiose band come Coldplay, Blur e molte altre. Siete stati voi a contattare loro o viceversa?
Dici bene, ma anche U2, Scissor Sisters, Yes. Siamo stati veramente fortunati. Per i Coldplay sono stati loro a prendere contatti con noi. Li abbiamo incontrati a Londra in uno show televisivo dove entrambi ci esibimmo e ci chiesero se fossimo interessati a aprire i loro concerti.

Pensi che la vostra musica possa essere definita World Music? Sempre che questa definizione possa avere un senso.
Questo è il modo in cui la nostra musica è etichettata: world music, musica tradizionale: nel nostro ultimo album utilizziamo elettronica e sintetizzatori. Ma la nostra musica è influenzata dal rock e dal blues.

Qual è il vostro rapporto con il blues?
Siamo perfettamente connessi con il blues ed è per questo che amo definire la nostra musica afro-blues. Soprattutto in quanto chitarrista, sono legato al suono e alle sfumature del blues. Le mie personali influenze sono Eric Clapton e David Gilmour.

Nel vostro prossimo concerto che terrete a Torino il 6 ottobre farete ascoltare anche brani nuovi?
Sì, presenteremo il nostro ultimo lavoro discografico «La Confusion» e alcuni dei brani più famosi del nostro repertorio. Siamo molto contenti e onorati di essere stati invitati a suonare a Torino. Speriamo di portare un messaggio di solidarietà e diversità.

Gli antropologici affermano che la musica sia nata in Africa. Cosa ne pensi al riguardo?
Senza dubbio l’Africa è un importantissimo centro dal quale sono nati tantissimi stili e ritmi. Noi veniamo dal Mali, un paese dalle profonde e ricche tradizioni musicali, molto conosciuto in tutto il mondo.

Cosa ne pensi dell’attuale situazione dell’area del Mediterraneo con riguardo ai migranti?
C’è qualcosa che i governi dovrebbero fare al più presto. La gente può convivere in pace, con amore e con il più grande senso di solidarietà.

Cosa vorresti eliminare da questo mondo?
La povertà, la rabbia e l’odio, le malattie.

Con chi vi piacerebbe collaborare?
E’ una domanda difficile. Siamo stati molto fortunati fino a ora nel collaborare con tantissime persone, ma la lista è molto ampia!

State scrivendo nuova musica, nuovi testi?
Siamo sempre in attività anche da questo punto di vista: produciamo sempre nuova musica. Sì, anche ora stiamo scrivendo nuovi demo, ma siamo ancora nelle fasi preliminari.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Vogliamo proseguire questo tour fino alla fine dell’anno e, poi, tornare nel Mali.
Info concerto: www.ogrtorino.it/events/amadou-mariam-africa-now-ogr
Alceste Ayroldi