INTERVISTA A DUE VOCI: LALA & SADE

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La cantante Lala (al secolo Laura Lala) e la pianista Sade Mangiaracina hanno dato vita a un binomio particolarmente interessante che mescola abilmente il jazz con la canzone d’autore e, nell’ultimo album «…Anche le briciole hanno un sapore», si lega alla tradizione letteraria e linguistica della loro amata Sicilia. Ne parliamo con entrambe.

Come vi siete conosciute e perché avete deciso di collaborare?

L.L. Ci ha presentate Salvatore Bonafede, che è stato insegnante di entrambe e special guest e compositore di uno dei brani del nostro primo album. Io e Sade non abbiamo mai deciso a tavolino di collaborare, semplicemente abbiamo iniziato a condividere vicendevolmente le nostre composizioni, le mie avevano quasi tutte anche il testo e così, come la cosa più naturale del mondo, Sade mi ha chiesto di scrivere delle parole anche per i suoi brani.

S.M. Ci siamo conosciute in Sicilia al conservatorio di Trapani grazie a Salvatore Bonafede. Io a quei tempi studiavo musica classica e Laura studiava jazz. Non abbiamo mai deciso di collaborare ma, a poco a poco e ascoltando i brani l’una dell’altra, la collaborazione è nata naturalmente.

 Chi traina l’altra?

L.L. Siamo due motori, ognuna con le sue proprie e specifiche caratteristiche. Ognuna delle due stimola l’altra e la sostiene, ci esaltiamo a vicenda quando tutto sembra andare a gonfie vele e ci  sosteniamo a vicenda quando tutto sembra andare storto.

S.M. Siamo ognuna il traino dell’altra. Soprattutto nella musica.

 Parliamo di «…Anche le briciole hanno un sapore» . E’ un diario di viaggio che rappresenta entrambe o solo una di voi?

L.L. Beh, componiamo entrambe ma essendo io l’autrice di tutti i testi è del tutto naturale che la voce della mia anima sia più direttamente esposta, ma Sade è sempre al mio fianco e dunque non c’è dubbio che il viaggio lo stiamo facendo insieme!

S.M. Sicuramente è un diario di bordo raccontato dalle parole di Laura, ma essendo entrambe compositrici delle musiche veniamo coinvolte entrambe al cento per cento

 Un lavoro che privilegia la struttura della canzone. Forse poco jazz?

L.L. Se pensiamo al Jazz come swing e assoli sì, sicuramente meno jazz del nostro primo album. Ma se pensiamo al jazz come un modo di essere e di vivere la musica secondo me c’è lo stesso jazz di prima!

S.M. Sicuramente non si può definire un disco di jazz, ma non era questo il nostro obiettivo quanto più fare un disco che rispecchiasse ciò che siamo io e Laura insieme in questo momento.

E’ la vostra seconda esperienza in coppia, dopo «Pure Songs». Un piccolo bilancio, dopo due dischi lo avete sicuramente fatto. Quali conclusioni avete tratto?

L.L. Che avere due dischi di composizioni originali a nostro nome significa avere già realizzato un grande sogno! E poi che la cosa più importante in assoluto è coltivare l’amore che si ha per la musica e il proprio talento, che considero una preziosissima luce interiore che ci accompagnerà per tutta la vita, qualunque cosa accada.

S.M. Musicalmente ci riteniamo più che soddisfatte di come siamo. L’orgoglio che proviamo quando andiamo in giro a promuovere il disco nelle radio o dopo i concerti, quando la gente e gli artisti, come Tosca o Maria Pia De Vito o i musicisti dell’Orchestra di Piazza Vittorio o Danilo Rea, Javier Girotto ci incoraggiano con i loro complimenti, è la soddisfazione più grande che si possa provare.

L’utilizzo dell’orchestra rende più importante il vostro ultimo lavoro. Avete già provato a presentarlo dal vivo esclusivamente in duo?

L.L. Noi ameremmo sempre suonare con l’orchestra e poi, la BIM orchestra: che bravi musicisti e che belle persone! Ma ci piace moltissimo anche suonare col nostro quartetto, adoriamo i nostri grandi musicisti e amici Giacomo Buffa (basso) e Alessandro Marzi (batteria) ma ci capita spesso di suonare in duo e devo dire che ci godiamo molto quei momenti «intimi» in cui ritorniamo al punto dal quale siamo ripartite: una voce, un pianoforte e i nostri brani. Ovviamente il duo è molto impegnativo, non è facile rendere il sound di un intero album in due, ma proprio per questo ci concentriamo ed emozioniamo moltissimo sperando di riuscire a dare il massimo al pubblico e spesso alla fine ci sentiamo felici di avercela fatta, ancora una volta, in due.

S.M. Sì e sempre con ottimi risultati, ma di certo il sound che viene fuori in  un concerto col nostro quartetto e l’orchestra è una cosa molto diversa dal duo.

 La metrica della lingua siciliana si addice bene alle folate jazzistiche, forse anche meglio di quella italiana. E’ per questo che l’avete privilegiata, oppure eravate già in animo di dare voce alla vostra lingua natia?

L.L. Mi ritrovo spesso a dire che quella del dialetto siciliano non è stata una scelta razionale, ed è proprio così. Del resto musica e linguaggio seguono percorsi molto simili, a volte gemelli, e così come non è spiegabile l’ispirazione non lo è per me la scelta di una lingua, soprattutto se, come il siciliano per noi, è una lingua Madre, padre, nonna, sorella.

 Rispetto al precedente lavoro «Pure Songs», qui sparisce l’utilizzo della lingua inglese e cambiano anche parecchio le strutture. E’ questa la direzione che volete dare alla vostra musica? C’è qualcosa o qualcuno che ha impresso questo cambio di rotta?

L.L. La direzione che vogliamo dare alla nostra musica è quella che la nostra musica prende vivendo e crescendo accanto a noi, dentro noi. Niente e nessuno potrebbe cambiare la mia rotta in questo senso perché non sarei mai capace di cantare nemmeno una nota che non sentissi profondamente mia.

S.M. Nessuno ha impresso un cambio di rotta, è stato tutto naturale, dalla composizione delle musiche alla scelta delle lingue. Siamo sempre noi che diamo un’impronta a ciò che scriviamo.

 Come ha accolto il pubblico dei jazzofili questa vostra inusuale proposta?

L.L. Che dire:lo scopriremo presto! I grandi jazzisti ci hanno insegnato che più che musica di questo o quel genere esiste la musica bella e quella brutta, per cui sono sicura che le persone che amano profondamente il jazz sapranno dirci semplicemente se la nostra musica gli piace oppure no. Credo che la musica sia uno degli aspetti più liberi e puri della vita e che ognuno debba essere libero di amarla o non amarla trasversalmente e senza confini di nessun tipo.

S.M. Direi benissimo a giudicare dalle parole di Maria Pia De Vito, Javier Girotto e Danilo Rea, quest’ultimo per esempio scrive di noi : «Laura e Sade cercano, attraverso la profonda osservazione dell’umanità che le circonda, guardano, imparano. Un disco che racconta, che commuove attraverso le loro emozioni, vissute, filtrate e fatte Musica».

 Chi sono stati i vostri musicisti cruciali?

L.L Nella vita reale Maria Pia De Vito e Salvatore Bonafede, nella fantasia John Coltrane e Stevie Wonder.

S.M. Herbie Hancock, Danilo Rea e i Beatles.

 C’è qualcuno che volete ringraziare?

L.L. e S.M. Si, tutte le persone che in questi anni hanno sostenuto, sostengono e diffondono con grande affetto la nostra musica!

 Quali sono i vostri progetti, in coppia e singolarmente, per il futuro?

L.L. Io al momento sento di avere spazio per coltivare questo progetto, che evidentemente mi prende e m’impegna molto e da tantissimi punti di vista. Continuo a scrivere canzoni per me e non solo per me e sono aperta a nuove collaborazioni che sono in fieri ma di cui per scaramanzia.

S.M. Ci sono belle novità per il futuro però per scaramanzia me le tengo per me!

A Ayroldi

foto di copertina: Andrea Boccalini