INFINITY: EMMET COHEN, GIUSEPPE VENEZIA, ELIO COPPOLA

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Come è nato il vostro connubio?

Venezia: Il nostro trio nasce nell’ottobre del 2012. Con Elio eravamo a New York per prendere parte alla VI edizione dell’Italian Jazz Days e lì una sera conoscemmo Emmet in un locale.  Sono stato io a rompere il ghiaccio: durante la pausa tra il primo e il secondo set sono andato a conoscere Emmet e a fargli i complimenti, abbiamo parlato un po’ e lui ci ha invitato a suonare qualche brano nel set successivo.

Coppola: Abbiamo suonato qualche pezzo con lui, dopodiché gli abbiamo proposto di registrare un disco insieme e lui è stato subito entusiasta!

E’ un piano trio ma senza un leader. 

Venezia: Ognuno di noi mette del suo in questo progetto, sia nella scelta dei brani sia negli arrangiamenti. Una delle cose che più mi piace di questo trio è la possibilità di viaggiare sempre su strade diverse: tutti possiamo suggerire uno spunto ritmico o armonico durante un brano ed essere certi che gli altri lo seguiranno e ne costruiranno di nuovi. Il nostro leader è la musica.

Cohen: Un gruppo può esprimersi al meglio quando ognuno dà il proprio contributo. Tutti i più grandi gruppi della storia erano formati da musicisti che contribuivano in egual misura allo sviluppo della musica.

Coppola: Nel piano trio ognuno dei musicisti gioca un ruolo fondamentale. La nostra musica è frutto dei nostri gusti e delle nostre esperienze e non penso debba esserci un membro che prevalga sugli altri.

L’album si apre con la rivisitazione di Nun è peccat di Peppino Di Capri, piuttosto inusuale.

Venezia: Quando Elio ci ha proposto di registrare Nun è peccat sono stato felice, perché credo sia una canzone bellissima che già conoscevo, ma che non avevo mai suonato prima di allora. Emmet, poi, non ha tardato ad entrare nel pezzo rendendolo subito interessantissimo.

Cohen: Ho ascoltato per la prima volta Nun è peccat qui in Italia e mi è subito piaciuta. La melodia e l’armonia che contraddistinguono questa canzone ricordano molto la struttura delle canzoni americane dalle quali deriva il jazz.

Coppola: Ho chiesto a Emmet e Giuseppe di provare a suonare a modo nostro uno dei classici della mia terra. Ho voluto far in modo che la nostra musica rispecchiasse anche le mie origini. Mi è piaciuto molto il modo in cui Emmet lo ha arrangiato e interpretato: non vedo l’ora di farlo ascoltare a Peppino!

Metà dei brani è di Emmet: sono stati composti da lui appositamente per questo album?

Venezia:  Alcuni, mi sembra, erano già stati scritti. L’ultimo brano – Simona – è stato composto in occasione di un concerto in uno dei club che ci ha ospitato durante il tour di marzo. Il concerto era finito da un po’, il locale era vuoto, un telefonino squillava e subito dopo Emmet, che era ancora seduto al piano, ha cominciato a suonare una melodia, che ho registrato con il mio telefono. Una volta in studio abbiamo riascoltato la registrazione e sviluppato quell’idea che Emmet aveva avuto la sera prima. così è nata Simona.

Colpisce l’adattamento della composizione di Alban Berg in Nightingale. Come mai questa scelta?

Venezia: Eravamo seduti sul divano ad ascoltare musica subito dopo pranzo, ognuno di noi proponeva un brano da ascoltare, Emmet mise su questo lied di Alban Berg che né io, né Elio conoscevamo. Ricordo che siamo rimasti muti per tutto il tempo e subito dopo l’ascolto eravamo già al lavoro sul brano. Uno dei pezzi che preferisco in tutto il disco, davvero bello.

Cohen: Studio la musica classica da quando avevo tre anni e questo pezzo in particolare aveva un giro armonico interessante che mi ha spinto a farne un arrangiamento personale.

Parliamo dei quattro standard presenti nel disco. Chi li ha scelti?

Venezia: Nun è peccat è stata un idea di Elio; io ho fortemente voluto suonare Moonlight In Vermont, della quale ho creato l’arrangiamento, e Autumn Nocturne.

Coppola: Sono stati scelti principalmente da me e da Giuseppe, ed Emmet ci ha dato una mano ad arrangiarli.

Se vi fosse stato lo spazio disponibile, quale brano avreste aggiunto?

Venezia: No moon at all!

Cohen: Il disco è ben fatto cosi, non avrei aggiunto nient’altro. Forse sarebbe il caso di registrarne un altro!

Coppola: Gli otto brani del disco sono una combinazione perfetta. Questo non è un giudizio di parte!

E’ un lavoro che ha avuto inizio on the road, attraverso tanti concerti ed esibizioni. Così facendo si arriva più pronti in studio?

Venezia: Non c’è dubbio, suonare tutte le sere per quindici giorni è un esperienza fantastica che ci ha aiutato tanto in studio.

Cohen: Sicuramente!

Coppola: Tante cose sono uscite spontaneamente in fase di registrazione e questo ha reso il nostro disco come un qualcosa di vivo, in continua evoluzione e chi lo ascolta può apprezzarne il processo creativo.

Siete stati in tour sia in Italia, che negli Usa. Quali differenze ci sono nell’approccio da parte del pubblico e degli organizzatori?

Venezia: Non ci sono state differenze sostanziali, se non quelle dovute al sapore speciale che alcuni dei nostri concerti negli Stati Uniti hanno avuto; penso al concerto al Guggenheim o a quello allo Shangai Jazz Club, ma devo ammettere che anche in Italia è stato molto stimolante: poi è sempre casa nostra!

Cohen: Ho suonato in diversi posti in Europa e posso dire che il pubblico italiano è uno dei più attenti. Suonare in Italia, per me, è sempre un piacere.

Coppola: Non ho notato una grande differenza: penso che quando la musica è bella, le persone non possono far altro che apprezzarla. Negli Stati Uniti il livello dei musicisti è molto più alto e questa è una delle cose che mi spinge ad andarci almeno una volta all’anno per confrontarmi e imparare da loro.

Il piano jazz trio standard lascia pensare ad alcuni trii del passato: ve ne è uno al quale vi siete ispirati?

Venezia: Oscar Peterson.

Cohen: Ce sono tanti che mi hanno fatto crescere sia come musicista, che compositore. Il trio di Ahmad Jamal, quello di Oscar Peterson, Phineas Newborn, Bill Evans, Bud Powell, Cedar Walton, Duke Ellington, solo per citarne alcuni.

Coppola: Ascoltando il disco si capisce chiaramente quali sono le nostre influenze: dal trio di Oscar Peterson a quelli piu recenti di Ray Brown arrivando fino al trio di Brad Mehldau.

Singolarmente ognuno di voi, da chi trae ispirazione?

Venezia: Ray Brown.

Cohen: Charlie Parker e Dizzy Gillespie.

Coppola: Philly Joe Jones, Elvin Jones e Tony Williams.

Il mercato discografico è in sofferenza, che senso ha incidere un disco oggi?

Venezia, Coppola: Nessun senso, se si crede di vivere grazie alla vendita del disco. Però è bello racchiudere in un oggetto un po’di musica, ed è ancora più bello ricevere i commenti della gente, sia positivi che negativi. Abbiamo inciso «Infinity» spinti dal desiderio di far conoscere la nostra musica.

Un trio giovane e dinamico avrà adottato anche delle scelte di marketing aggressivo. Cosa avete pensato di fare?

Venezia, Coppola: Non abbiamo la forza che servirebbe per promuovere un lavoro come si deve, però anche grazie agli amici di Musicology, il nostro management, si stanno ottenendo dei risultati positivi. Bisogna tener presente che questo trio è al suo primo lavoro, è perfettamente sconosciuto e nonostante ciò, in meno di dieci mesi, ha già all’attivo tre tour con più di quaranta concerti e un disco.

Un connubio anche con una casa discografica giovane, la Skidoo Records.

Venezia: Eravamo vicinissimi per chiudere il contratto con un altra casa discografica Italiana, poi la Skidoo Records ci ha contattati e ci ha prospettato un progetto di crescita comune, progetto che ci ha convinti subito. Ormai le vere e proprie produzioni  non esistono più in Italia, noi siamo stati fortunati perché Skidoo Records si è fatta carico di tutto e ci ha prodotti per davvero.

Coppola: Abbiamo scelto la Skidoo Records anche perché cercavamo più che una grossa etichetta, un gruppo di persone che avessero entusiasmo nel lavorare insieme per uno stesso fine.

Quali sono i vostri prossimi impegni al di fuori del trio?

Venezia: Sono impegnato nel missaggio di un lavoro registrato un paio di anni fa con Jason Lindner, Johnatan Blake e Attilio Troiano, contestualmente sto lavorando all’edizione invernale del Basilijazz-Basilicata Jazz Festival, che mi vedrà impegnato, tra gli altri, al fianco di Enrico Rava e Greg Hutchinson.

Cohen: Sarò impegnato a Gennaio in New York City con Herlin Riley, per poi suonare il mese seguente in Russia col quartetto di Bryan Lynch per poi ritornare in Europa ad Aprile.

Coppola: Oltre al trio con Emmet, faccio parte del gruppo del bravissimo crooner partenopeo Walter Ricci col quale sto registrando un disco che uscirà a breve.

Inoltre ,sempre con Giuseppe, sto lavorando per portare in Italia di nuovo il grande Peter Bernstein. Infine sto già lavorando alla quarta edizione del Jazz Inn Capri, una realtà sempre più bella ed importante grazie al lavoro di una squadra molto affiatata.

A Ayroldi